Qui Verona Cantine sempre più aperte (al digitale)

Anna di martino qui veronaCinquantesima edizione della fiera dedicata all’enologia. Martina: «I grandi del web ci aiuteranno a crescere»

La rassegna Il comparto ha un fatturato di 12 miliardi con 300 mila aziende e 1,25 milioni di addetti. La produzione sfiora i 50 milioni di ettolitri

Manca solo Papa Francesco (e fino all’ultimo non si può mai dire). Per il resto tutte le più importanti istituzioni del Paese, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella in giù, rendono omaggio in questi giorni al vino italiano, bandiera del made in Italy nel mondo.

L’occasione sono i 50 anni del Vinitaly a Verona, la grande fiera internazionale da oltre 100 mila metri quadrati espositivi e più di 4.100 espositori, che per mezzo secolo ha accompagnato la crescita dell’industria enologica nazionale, con le sue luci e le sue ombre, fino a diventare quella piattaforma di servizi e di iniziative articolate lungo tutto l’anno, finalizzate al business, all’internazionalizzazione (Vinitaly international), al racconto nei cinque continenti della storia e della incredibile varietà del vino italiano (Vinitaly international Academy).

Ruolo conquistato sul campo: «La rete costruita a servizio del business internazionale ha portato il governo italiano a riconoscere in Vinitaly una piattaforma b2b strategica per il comparto vinicolo nazionale attraverso il suo inserimento nel piano di promozione straordinaria del made in Italy», sottolinea Maurizio Danese, presidente di Veronafiere, «mamma» del Vinitaly.

Più di 12 miliardi di fatturato stimato nel 2015, di cui 5,39 miliardi realizzati all’estero, oltre 300 mila aziende, 1 milione e 250 mila addetti su tutta la filiera, una produzione intorno ai 48 milioni di ettolitri di vino frutto delle uve di oltre 637 mila ettari vitati (dati Osservatorio del vino): con questo biglietto di visita l’industria vitivinicola si è presentata in massa «all’edizione 3.0 di Vinitaly», per dirla con Giovanni Mantovani, il direttore generale di Verona-fiere che tanto spinge il business a 360°, come dimostra anche la presenza a Vinitaly 2016 di Jack Ma, il fondatore di Alibaba, colosso cinese di e-commerce». E proprio qui sta il punto.

«L’Italia vuole giocare un ruolo di leadership nell’utilizzo delle più avanzate innovazioni al servizio di una tradizione importante come quella del vino», dice al Corriere Economia Maurizio Martina, ministro delle Politiche agricole. «I 50 anni che abbiamo alle spalle e che celebriamo al Vinitaly ci parlano di successi costruiti sapendo rinascere e ripartire. Trent’anni fa, dopo lo scandalo del metanolo, il nostro vino sembrava in un vicolo cieco. Oggi brindiamo al record di export nel mondo con 5,4 miliardi di euro e negli ultimi 10 anni abbiamo dimezzato il distacco dalla Francia. La frontiera oggi è l’e-commerce, la presenza in rete e l’utilizzo di canali senza confini come i social media».

Sfida digitale

Insomma, parte da Vinitaly 2016 la «grande sfida digitale» con cui dovranno confrontarsi gli operatori per non perdere terreno in un mercato globale.

«Per questo abbiamo anche deciso di dare l’opportunità ai nostri produttori di confrontarsi con le più grandi realtà internazionali del web», dice ancora Martina che ospita nello stand del ministero 10 workshop con player giganti del web come Facebook, Twitter, eBay, Google, Amazon: la strada da percorrere nei prossimi 50 anni passa infatti da questi canali. «Dobbiamo non solo imparare a sfruttarli meglio, ma renderli strumenti di competitività», scandisce ancora Martina che tra l’altro sta impegnando il ministero nella valorizzazione dei prodotti di qualità su piattaforme come Google e nella lotta all’agropirateria con eBay e Alibaba. «Siamo l’unica istituzione al mondo a garantire ai marchi geografici la stessa tutela dei brand commerciali contro i falsi, grazie in particolare al nostro ispettorato repressione frodi». E non è finita.

Progetto europeo

«Vinitaly quest’anno sarà per noi anche una grande piattaforma di diplomazia del vino», dice ancora il ministro che mercoledì 13 aprile ha dato appuntamento ai rappresentanti dei ministeri dell’agricoltura dei paesi mediterranei per il primo Forum internazionale del vino europeo. Oggetto: il futuro del comparto e le scelte più utili a livello europeo per sostenere i produttori. «Anche qui l’Italia vuole giocare un ruolo di guida nella spinta alla semplificazione e all’innovazione. Ci sediamo al tavolo con il Testo unico del vino approvato in Commissione agricoltura alla Camera che taglia burocrazia per migliaia di aziende. Un altro passo importante per la prospettiva di migliaia di aziende di un settore straordinario come quello vitivinicolo italiano».

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