Mercato 2025: chi compra, chi vende
«E’ la sesta cantina che si aggiunge al nostro gruppo e, come le altre, è un progetto in una zona vocata per la viticoltura, il Trento Doc, che vogliamo valorizzare perché riteniamo non abbia ancora espresso pienamente le sue grandi potenzialità. E’ anche un progetto in linea con i cambiamenti climatici: siamo tra i 600 e i 1000 metri di altitudine, altezze diventate necessarie per produrre bollicine di qualità».
Federico Veronesi, 33 anni e studi economici alle spalle,, proprietario e ceo di Oniwines, braccio vinicolo di Oniverse (il gruppo creato dalla sua famiglia con un giro d’affari di 3,5 miliardi nel 2024), presenta così la ERT1050, la nuova azienda in alta montagna (appunto a 1050 metri di altitudine) appena inaugurata. E’ un altro tassello nel puzzle di Oniwines che già comprende Tenimenti Leone nel Lazio, La Giuva in Veneto, Podere Guardia Grande in Sardegna e i due ultimi gioielli acquisiti quest’anno: Villa Bucci nelle Marche e Pico Maccario in Piemonte. Tenuto conto che la capogruppo possiede anche Signorvino, la catena di enoteche con cucina che di fatto rappresenta un distributore diretto e privilegiato delle cantine di Oniwines, è facile prevedere uno sviluppo importante del fronte vinicolo. Al momento il giro d’affari si avvicina ai 6,5 milioni, sostenuto essenzialmente da Villa Bucci e Pico Maccario. . «Ma è solo l’inizio», sottolinea Veronesi che punta in alto: «Vogliamo essere tra i top player di riferimento del settore».
E’ un fatto: oggi nel mercato del vino hanno la meglio le aziende dalle spalle grosse, governance solida, progetti forti e portafoglio pieno. Esattamente ciò che sta avvenendo in questo difficile 2025. Un anno pesante per il settore, a causa di vari fattori: conflitti geopolitici, dazi statunitensi, svalutazione del dollaro, nuovi stili di consumo, cambiamenti climatici. In questo quadro «piccolo non è più bello», avverte Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione italiana vini e della sua maison toscana. Sembra proprio così. Ovunque ci sono cantine in vendita. E il terreno è fertile per chi ha i mezzi per crescere.
«La spinta viene dal basso, dalle aziende che hanno una storia e un buon nome, ma non hanno più la forza di crescere da sole e tanto meno di partecipare ai mercati internazionali», sostiene Lorenzo Tersi, wine advisor di riferimento del mercato, fondatore e ceo di Lt wine&food advisory. «Senza contare che c’è un’altra agenda che non si può eludere: quella dei passaggi generazionali. Un problema che sta dietro tante operazioni concluse e tanti progetti ancora in fieri».
Insomma, è sempre più diffusa la necessità di accasarsi, di trovare una sponda forte, soprattutto in un’ottica di sviluppo internazionale. E ciò non riguarda solo il mercato privato.
L’esigenza di varcare la frontiera con una struttura commerciale adeguata è per esempio tra le motivazioni che hanno spinto la Cantina sociale di Monteforte d’Alpone a entrare nel Collis veneto wine group, guidato da Pierluigi Guarise: un’operazione ancora fresca di inchiostro che ha rafforzato ulteriormente la maggiore cooperativa veneta (220 milioni di fatturato, tra le prime dieci realtà in Italia), diventata con questa ultima mossa anche leader nella produzione del Soave
Ma chi compra nel Vigneto Italia? Le ultime due mosse sono di Mack & Schuhle Italia, uno dei principali competitor del mercato, di cui è amministratore unico Fedele Angelillo (205 milioni il giro d’affari).Fortissima nella grande distribuzione, l’azienda pugliese fondata nel 2008 dalla famiglia Angiolillo, è oggi il braccio italiano dell’omonimo gruppo tedesco da 550 milioni di fatturato, specializzato nella distribuzione di vini e liquori in Germania. Per anni in sordina, M&S è venuta alla ribalta tre anni fa, sfoggiando incrementi a due cifre e non si ferma. Ha appena acquisito il 75% del capitale della Vinicola Antonio Divella in Puglia, specializzata nella trasformazione dell’uva conferita in vino sfuso e ha stretto un patto di ferro con un gruppo di cantine cooperative regionali attraverso un progetto originale battezzato Genevitis .
Le mosse di Oniwines, Collis e Mack &Shuhle sono solo le ultime in ordine di tempo in un settore in ebollizione. Ma ad aprire le danze 2025 è stata Argea. La maggiore realtà privata del mercato (464 milioni di fatturato, controllata da fondo Clessidra) ha acquisito l’importatore americano WinesU, operazione che ha permesso al gruppo guidato da Massimo Romani di rafforzarsi nella piazza che assorbe più del 30% del suo export.
Più recenti le due mosse di Pasqua Vini: la centenaria cantina veronese titolare di un giro d’affari di 63,4 milioni, è un esempio di guida salda grazie al riuscito passaggio generazionale, con i tre fratelli Riccardo, Alessandro e Andrea nei ruoli chiave dell’azienda, accanto al padre Umberto Pasqua. Guidata da Riccardo (ad), l’azienda ha investito a Pantelleria acquisendo il 75% di Serraglia, proprietà dell’attrice francese Carole Bouquet e nello stesso tempo è diventata distributore internazionale esclusivo del visionario produttore vinicolo americano Charles Smith, di cui oggi è anche partner di minoranza (con il 20%) nel brand Real wine.
In movimento anche un’altra importante realtà veneta, Tommasi Family Estate (32 milioni di fatturato). Alla testa di una delle realtà più dinamiche del mercato, con otto cantine di proprietà in sei regioni, la famiglia Tommasi ha appena rilevato due aziende in Puglia , la Tenuta Eméra in provincia di Taranto e la Cantina Moros nel Salento che potenziano la presenza del gruppo nella regione dove già opera con Masseria Surani. Con questa operazione il patrimonio viticolo complessivo dei Tommasi supera gli 800 ettari, risultando tra i più consistenti in Italia.
Aziende in prima fila, altre in secondo piano, ma non meno ambiziose. Come l’Agricola Gussalli Beretta (il ramo agricolo della famiglia bresciana proprietaria della più antica fabbrica di armi) che ha acquisito di recente il 40% della Agricola Leonardo Specogna nei Colli orientali del Friuli, dopo aver comprato lo scorso anno a Bolgheri la Fabio Motta. Due nuove fiche nel vino che portano a 7 le cantine del gruppo tra le quali figurano Lo Sparviere in Franciacorta e il Castello di Radda nel Chianti classico.
Doppio colpo in un anno della Tenuta Ulisse in Abruzzo. L’azienda controllata da fondo White bridge investments II e guidata da Luigi Ulisse ha comprato a settembre una vera perla del mercato: la cantina campana Montevetrano di Cipriano Picentino, nel salernitano, fondata da Silvia Imparato, tra le donne del vino più conosciute e apprezzate, produttrice di vini di fama internazionale. E’ in primavera ha acquisito la Cirelli Cantina Biologica, piccola e preziosa realtà abruzzese, mettendo così le basi per la creazione di una piattaforma di aziende del mezzogiorno.
In Puglia Cantine PaoloLeo, nel Salento ha acquistato la storica Candido, e la famiglia Liantonio nell’Alta Murgia, ha ricomprato dal gruppo Prosit il controllo della cantina Torrevento.
Operazioni concluse e molte altre nell’aria o nei desideri di chi ha soldi da investire.
In Friuli c’è chi bussa alla porta della famiglia Rotolo, proprietaria di Schiopetto e Volpe Pasini. Nelle Marche piacciono le titolate cantine delle famiglie Garofoli e Chiacchiarini-Sartarelli, mentre Giampaolo Cocconi, commissario della Cooperativa Moncaro, attende le manifestazioni di interesse per quella che è stata la maggiore realtà vitivinicola della regione. In Toscana e in Piemonte decine di cantine a controllo familiare ricevono avances da grandi gruppi che aspirano ad avere nel loro portafoglio vini noti di forte richiamo, come Barolo, Chianti classico o Brunello di Montalcino, per citarne alcuni.