Vini dealcolati tricolore: I tre pionieri

Corriere dealcolatiMack & Schuhle Italia, Cantina Pizzolato, Ceviv: ecco le tre aziende vinicole che per prime in Italia si sono dotate di impianti per la produzione di vini dealcolati, i cosiddetti NoLo (low e no alcol).

«Al momento è un business di nicchia, ma rappresenta un potenziale di sviluppo importante per la nostra azienda e per il vino italiano in generale» afferma Fedele Angelillo, amministratore unico di Mack & Schühle Italia, tra i maggiori competitor del mercato, con un fatturato di 208 milioni a fine 2025. «E’ un’opportunità alla quale abbiamo creduto subito e già da maggio dello scorso anno abbiamo investito 3 milioni in un impianto evoluto, con una capacità produttiva stimata di 7,5 milioni di bottiglie da 75 cl all’anno, che ci garantisce alti livelli qualitativi e versatilità produttiva per proiettarci tra i primi produttori di NoLo in Italia». Non solo. «Siamo fiduciosi di poter diventare in poco tempo un player importante anche a livello europeo», sostiene ancora Angelillo. «Faremo investimenti significativi in marketing e trade marketing a supporto dei nuovi prodotti anche all’estero. In particolare, le nostre aree geografiche prioritarie saranno Uk, Germania e Usa, restando sempre pronti a sfruttare opportunità su altri mercati come Nord Europa e Asia».

Braccio italiano dell’omonimo gruppo tedesco, Mack & Schühle è certa di entrare con il piede giusto sul fronte dealcolati. «Questi vini esistono da tempo, ma pochi prodotti al mondo raggiungono qualità e profumi accettabili: con la tecnologia italiana e con le nostre basi vitivinicole, faremo la differenza”, assicura Angelillo. L’azienda ha puntato sul sistema operativo Libero Wine di Omnia Technologies, istallato nello stabilimento di Laterza (Taranto). Senza entrare nelle complesse caratteristiche tecniche, si tratta di una soluzione che permette di ridurre o eliminare l’alcol, mantenendo intatte tutte le caratteristiche organolettiche del vino. In particolare il sistema permette di produrre senza vincoli vini fermi, frizzanti e spumanti,  sia  dealcolati con alcol inferiore allo 0,5% e sia parzialmente dealcolati, con alcol compreso tra lo 0,5% e il livello tradizionale.

E’ pronta a partire anche la Cantina Pizzolato di Villarba (Treviso)  di proprietà dell’omonima famiglia veneta. Radicata nel territorio trevigiano, giro d’affari di 24 milioni nel 2025, export oriented (il 93% del fatturato è oltre frontiera) e impronta biologica riconosciuta su tutta la produzione, Pizzolato ha  investito nel nuovo polo NoLo più di 1 milione di euro. L’impianto di ultima generazione, collocato in un hub dedicato, è firmato anche qui Omnia Technologies ed è in grado di produrre 10 mila ettolitri l’anno:  è prevista anche una lavorazione per conto terzi e la proiezione del fatturato per il primo anno di attività è di circa 2 milioni di euro. «Entriamo in un segmento che fino a pochi anni fa era considerato marginale e che oggi sta cambiando le abitudini di consumo. Le richieste che riceviamo da diversi mercati riguardano tutte le tipologie, dagli spumanti ai vini fermi e frizzanti. È il segnale che non si tratta di una tendenza passeggera, ma di un’evoluzione strutturale», dice Settimo Pizzolato presidente e ad della cantina e anche al vertice di Confindustria nordest. Secondo Pizzolato i tempi lunghi delle autorizzazioni sofferti dai produttori hanno un risvolto positivo: «L’Italia arriva su questo fronte dopo altri Paesi europei, ma questo tempo per noi è stato prezioso: ci ha permesso di studiare a fondo il processo e di capire come ottenere vini dealcolati o a basso grado che mantengano qualità, identità e coerenza con la materia prima di partenza. In questo ambito, infatti, la differenza la fa il vino di origine: se non è buono quello, non può esserlo nemmeno il risultato finale».

Ha già la fila di aziende fuori la porta Ceviv,  Centro di vinificazione Valdobbiadenese di proprietà di Bernardo Piazza, specializzato nel lavoro conto terzi. Fatturato 65 milioni, Ceviv ha vari impianti produttivi, in Friuli e Veneto, dedicati alla vinificazione di diverse tipologie di prodotto: per esempio nello stabilimento di Colbertaldo (Treviso)  viene effettuata la vinificazione e spumantizzazione di uve selezionate per singolo cliente, nell’ambito del territorio Conegliano-Valdobbiadene-Asolo. «Offriamo un servizio anche sartoriale e siamo punto di incontro tra la produzione vinicola e il vasto mondo degli imbottigliatori, sottolinea Gianni Tadiotto, responsabile investimenti Ceviv. L’azienda conta tra i suoi clienti molte grandi aziende per le quali produce uno o più vini. Tra le tante Mionetto, Argea, Iwb, Schenk, Campari, tanto per citarne alcune. La creazione dell’impianto di dealcolazione, firmato sempre Omnia Technologies, ha comportato  un investimento di 4 milioni per la produzione di 50 mila ettolitri all’anno.

Anna Di Martino

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