Classifica 2015

Il.Corriere.Della.Sera.ECONOMIA.09.05.2016.PG

Corriere Economia 9 maggio 2016 (pdf)

Vino, sei anime, tanti numeri

Non si sa se preferisca il Nero d’Avola della sua Sicilia, o l’umbro Sagrantino, o il pugliese Nero di Troia o ancora l’emergente Passerina delle terre marchigiane del Piceno. E’ certo però che Sergio Mattarella il vino lo conosce bene e, a suo giudizio, ha sei anime. Per il presidente della Repubblica il vino è bandiera nel mondo dello stile di vita e del gusto italiano. E’ simbolo di ospitalità e di amicizia, tipicamente mediterranee. E’ ambiente: il patrimonio di oltre 500 vitigni che rende unici i vigneti italiani costituisce valorizzazione e difesa del territorio. E’ società: come dimostra lo sviluppo della cooperazione e il coinvolgimento sempre maggiore di tanti giovani e tante donne oggi al comando delle aziende. E’ cultura: mille anni di storia e di tradizioni rappresentano la marcia in più delle produzioni nazionali. E, infine, è impresa: «l’industria vitivinicola ha numeri importanti per l’economia nazionale…e reca un significativo valore aggiunto alla ricchezza nazionale», ha detto a questo proposito Mattarella, inaugurando l’ultima edizione del Vinitaly, quella dei 50 anni. La conferma è nei tanti numeri che seguono.

I numeri complessivi

Mercato

Il peso dell'export

Il consuntivo dei conti 2015, riassunto dal neonato Osservatorio del vino, dice che l’industria vitivinicola nazionale conta 310 mila aziende, pari al 21% delle imprese agricole italiane; 1 milione e 250 mila addetti di tutta la filiera, un’area operativa di 637.634 ettari vitati. E ha girato la boa dell’ultimo esercizio con un fatturato complessivo di 12,4 miliardi, pari al 9,4% del giro d’affari dell’industria agroalimentare e al 7,2% del fatturato agricolo. L’export incide sul totale per 5,39 miliardi (+5,4% sul 2014), nuovo risultato record per un settore che, secondo le stime del presidente del consiglio Matteo Renzi, dovrà raggiungere i 7,5 miliardi all’estero entro il 2020. Interessante, la fotografia dell’impegno all’export delle varie regioni che mostra il peso di ciascuna sul risultato nazionale. Come si vede il Veneto è di gran lunga la regione numero uno, sia in fatto di volumi che di valore (si concentra in questa regione la produzione di Prosecco). Seguono Piemonte e Toscana: in quest’ultima regione, che ha tante produzioni di pregio come per esempio nell’area di Montalcino, Chianti classico o Bolgheri, il peso export in valore è doppio rispetto a quello in volumi. Proporzioni inverse in Emilia Romagna culla del popolarissimo Lambrusco.

Campione in classifica

E’ questa la cornice in cui competono le 110 maggiori imprese vitivinicole protagoniste della classifica 2015. La graduatoria, basata sui risultati di bilancio delle cantine, fotografa un campione sempre più significativo: le 110 imprese sono infatti titolari di un giro di affari di 5,4 miliardi, di cui 3,1 miliardi all’export, che rappresenta il 43,7% del fatturato globale del settore, il 58,4% delle esportazioni, il 32,6% delle vendite sul mercato domestico. In particolare le case vinicole del campione hanno chiuso l’ultimo esercizio con una crescita del fatturato complessivo del 4,4%, percentuale che sale fino al 5,7% all’export, e scende al 2,7% sulle vendite Italia, segnando comunque un’inversione di tendenza positiva rispetto al segno meno registrato lo scorso anno sul mercato interno.

I protagonisti della classifica 2015 sono 10 in più dello scorso anno. Più della metà sono aziende private a controllo familiare, ma non mancano società che fanno capo a soggetti diversi: tra queste ci sono new entry interessanti, come l’Agricola San Felice di proprietà del gruppo assicurativo Allianz e le Tenute del Cerro controllate da UnipolSai. Entrambe hanno casa in Toscana e assieme alla Genagricola delle Assicurazioni Generali, abitué della graduatoria, formano un tris di aziende a controllo finanziario. Un nuovo ingresso dal nord della Puglia e precisamente da Corato ai piedi di Castel del Monte nell’alta Murgia: è l’azienda vinicola Torrevento di cui è azionista di maggioranza, presidente e ad Francesco Liantonio. Non sono più presenti direttamente in graduatoria le Cantine Riondo e la Barone Montalto rientrate nel consolidato dei rispettivi gruppi di controllo: Collis e Mondodelvino. Il campione in graduatoria si completa con 43 aziende espressione del mondo cooperativo: sette in più dello scorso anno. Privati e coop rappresentano mondi diversi, che operano e si sfidano sul territorio e sono di fatto lo specchio dell’industria nazionale del vino. Come hanno lavorato nel 2015?

Nella tabella la graduatoria delle 110 maggiori imprese vitivinicole italiane con più di 10 milioni di fatturato 2015 (da bilancio civilistico, consolidato o aggregato) L’ebitda, margine operativo lordo, è in cifra assoluta e in percentuale sul fatturato. L’Ebit è l’utile operativo netto, prima di imposte e oneri finanziari. Per le coop i valori dell’Ebitda e dell’ Ebit, normalmente molto bassi o non comunicati, hanno modesto significato, perché la missione delle società cooperative non è quello di fare profitti, ma di pagare al meglio il costo delle uve conferite dai soci. La posizione finanziaria netta indica l’indebitamento netto o la liquidità dell’azienda (segno più davanti alla cifra). Nel caso delle cooperative gli ettari vitati sono di proprietà dei soci. I totali non comprendono i dati di Bisol e Gerardo Cesari già conteggiati nei rispettivi gruppi di controllo.
Qualsiasi riproduzione dei dati deve essere autorizzata.
Azienda Vitivinicola
Fatturato in milioni 2015
Fatturato in milioni 2014
Variazione % 2015/2014 TOTALE
Variazione % 2015/2014 ITALIA
Variazione % 2015/2014 ESTERO
Export
(in milioni)
Export
in %
Ebitda
(in migliaia)
Ebitda
%
Ebit
(in migliaia)
PFN
(in migliaia)
Investimenti
(in migliaia)
N¡ Bottiglie
(in milioni)
Ettari vitati
proprietˆ
Ettari vitati
affitto
Dipendenti
n.
Acquisti % sul totale Uve
Acquisti % sul totale Vino
 
1
Cantine Riunite & Civ
547,37532,882,70-4,706,80368,067,239.9247,321.265-151.53614.397208,74.8386531.09520,527,21
di cui: Gruppo Italiano Vini
358,00348,509,50-7,406,20274,077,028.0167,817.520-104.5007.76185,568765380750,025,0
2
Gruppo Caviro
226,00230,14-1,80-3,301,7068,530,311.0884,94.185-20.2658.750253,033.0381035983,625,02
3
Zonin 1821
186,00160,0016,00-9,0023,00157,085,011.5636,37.92442.0777.97349,01.99002994,639,53
4
Marchesi Antinori
180,35172,214,707,711,72109,765,481.60042,360.200-48.00013.50023,42.69115144110,010,04
5
Gruppo Mezzacorona
174,71171,152,10-0,102,60141,781,018.20110,47.566-134.38713.10049,03.50004340,00,05
6
Cavit
166,82163,771,9-0,82,6133,580,05.1003,101.0006.9002.44470,05.70002266
7
Fratelli Martini
162,30160,321,247,500,50144,089,010.2006,36.500-20.2002.86571,5295011624,875,27
8
Casa Vinicola Botter Carlo & C.
154,50136,6013,1023,0012,50145,193,822.90014,822.700-8.3012.97372,3155101050,0100,08
9
Italian Wine Brands
144,82140,363,00-2,176,1099,070,012.6108,77.201-20.0601.00045,00038912,987,19
10
Enoitalia
135,00126,006,76-5,4513,45106,079,19.2126,85.977-15.7834.34788,900930,0100,010
11
Santa Margherita
118,18110,117,338,466,6473,161,927.43923,218.483-60.4959.98419,117117929427,472,611
12
Gruppo Cevico
112,57107,274,90-5,9049,8031,327,85.8585,21.40218.4695.10271,06.815452430,01612
13
Cantina di Soave
106,00102,003,927,681,9845,044,18.0457,61.96611.1832.88935,05.50001670,05,013
14
Collis Veneto Wine Group
104,0094,0010,000,0073,0023,022,08.1467,83.220-25.7172.92216,56.800015742,022,014
15
Marchesi Frescobaldi
95,1085,8010,808,7012,6061,268,932.50034,223.500-15.20011.20010,71.25010053010,010,015
16
Ruffino
92,4581,7013,0012,0013,0086,093,026.47128,622.9314.5193.45823,30,00450158060,016
17
Mondodelvino Group
91,0085,007,0616,505,5077,085,0nd0,0ndnd2.19850,41006502311,099,017
18
La Vis
83,5089,10-6,003,00-16,0058,069,04.8505,8-888-49.393nd34,29740171ndnd18
19
La Marca Vini e Spumanti
75,5060,5024,701,4635,8357,476,04856,54049132.59026,89.0000540,016,4019
20
Banfi
73,7170,005,309,273,0541,656,410.50014,34.250-21.11911.70015,79701733510,030,020
21
Gruppo Lunelli
73,0065,0012,3010,0017,0020,027,016.00022,0nd-14.4004.0009,02005522050,020,021
22
La Gioiosa
72,6062,2016,7019,2014,5037,452,05.0006,93.700-7.5001.70024,01001.3006335,065,022
23
Masi Agricola
60,8759,722,0014,000,0053,888,416.83328,011.4633.0918.26211,7314671100,00,023
24
Tenute Piccini
55,5048,0015,6025,0014,1046,984,77.77014,06.450ndnd14,21905005013,029,024
25
Casa Vinicola Caldirola
55,2758,43-4,78-4,26-6,1914,426,1nd0,0ndnd61537,800570,0100,025
26
Spumanti Valdo
52,6149,236,872,7311,3926,350,03.9417,53.191-8.6032.81615,301605614,785,326
27
Fontanafredda
52,0046,8011,009,2012,1019,437,38.30616,05.989-31.5005889,74722914035,011,027
28
Cantine Settesoli
51,8954,82-5,001,19-14,0020,940,3nd0,0nd-11.5962.59920,45.39401660,00,028
29
Farnese Group (consolidato)
50,3346,533,790,193,6048,396,08.02615,96.991-8.4172.56316,1008720,080,029
30
Bottega
49,0043,0014,000,2016,1036,775,04.70010,03.9114.4291.30012,811221300,00,730
31
Casa Vinicola Sartori
46,3444,823,006,002,0034,875,03.4207,02.600-4.54418017,5252.8005019,031,031
32
Castellani
44,2744,32-0,09-0,090,0040,792,013.73631,012.8966.20757622,01900540,075,032
33
Casa Vinicola Natale Verga
44,0042,004,760,0022,2311,025,0nd0,0ndndnd30,0nono340,0100,033
34
Astoria Vini
43,3039,3010,08,022,0014,032,58.60022,07.8004.9481.16011,6040605160,040,034
35
Pasqua Vigneti e Cantine
40,7234,7817,1-3,022,0034,785,24.09410,02.552-20.17325815,51002006522,055,035
36
Guido Berlucchi
40,3239,442,202,55-5,801,43,57.75019,35.695nd6294,28540095100,00,036
37
Araldica Castelvero
39,5137,355,78-0,608,7627,770,02.9487,51.990-12.15455313,773108345,854,237
38
Duca di Salaparuta
39,3040,10-2,001,60-13,008,421,44.85612,0ndnd2.86211,0120419680038
39
Vi.V.O. Cantine
39,0434,0414,6914,7313,741,52,61.7604,5645-4.9131.6222,43.3320470,01,439
40
Terra Moretti
38,5735,907,4310,519,105,614,59.30324,16.811nd4.9802,82601602000,00,040
41
Cielo e Terra
38,0038,000,00-6,005,0021,056,03.3008,52.400nd1.25029,000650,0100,041
42
Viticoltori Friulani La Delizia
37,9734,4510,2115,303,1414,939,11.3123,4611-23.5902.91222,62.0001196748,626,842
43
Cantina Produtt. Valdobbiadene
37,9036,603,464,231,3810,026,42.2606,01.1318.0413.97011,981204695,34,743
44
Toso
37,5041,00-8,503,01-10,9022,466,16.71518,15.4865.9231.69120,18,505495,045,044
45
Casa Vinicola Bosco Malera
36,4915,89129,6497,28150,9325,971,31.1743,2395-5.4682.12321,800370,0100,045
46
Cecchi
36,2035,801,101,091,1417,748,94.28611,83.2503.1102.2458,1298719425,030,046
47
Zenato
35,4934,762,1010,910,2925,471,72.1166,01.332-1.6615.5956,420244411,760,447
48
Chiarli
34,5437,20-7,00-2,00-14,0012,636,0ndndndndnd22,0110058094,048
49
Cantina Tollo
34,5034,101,175,334,6912,232,0ndndndnd87513,02.87007969,01,749
50
Cantina Valpolicella Negrar
31,6633,89-6,58-1,65-4,9318,858,0ndndndnd1.8557,87080360,015,050
51
Cantina Viticoltori Ponte
31,0029,003,000,007,0012,542,01.6005,0800-9.34035017,02.0000360,00,051
52
Corte Giara
30,1029,502,03-53,3312,0027,591,05.68818,9ndnd3.4204,320658895,20,052
53
Colomba Bianca
29,0023,0020,7017,752,955,217,81.9026,6526-10.0001.2001,17.1200180,00,553
54
Citra Vini
28,5327,294,55,33,8615,052,51.6925,9365-4.63888520,000540,010,054
55
Tenuta San Guido - S.A. Citai
27,9625,519,620,169,4620,473,115.31454,814.68814.9158811,2801016910,00,055
56
Cantina di Carpi e Sorbara
27,8621,1231,9030,601,302,48,71.5365,6580-8.2245.0502,42.25603594,06,056
57
Cantine Sgarzi Luigi
27,1029,10-6,800,00-6,8026,899,0ndndndnd7208,01000202,098,057
58
Fantinel
26,8325,893,63-1,052,648,933,21.6756,2nd-8.9392274,9185163232,519,858
59
Cantina Due Palme
26,1323,3711,8010,001,0015,057,4nd0,0ndnd2.00010,02.4000756,06,059
60
Feudi di San Gregorio
26,0023,0013,0414,718,336,525,04.50017,32.300-23.0005.0004,035011015045,00,060
61
Bertani Domains
23,8020,8014,4026,007,0013,557,0nd0,0ndnd2.8003,7440014080,020,061
62
Campari Wines
23,6625,15-5,90ndnd7,732,6nd0,0ndndnd6,96590nd0,00,062
63
Cantina di Rauscedo
23,4320,3415,1910,50166,001,66,81.5996,841111.0571.8000,71.3650310,00,063
64
Terre Cortesi Moncaro
23,4123,300,480,200,7211,448,74.13617,71.725-28.7788978,71.3310615,012,064
65
Gerardo Cesari S.p.a.
23,0024,00-4,001,16-8,6017,884,02.1929,51.496-3.9305617,91903315,00,065
66
Rocca delle Macie
22,5022,300,900,501,8012,355,02.12510,0nd-6.5505003,8189109020,00,066
67
Adria Vini
22,2321,941,32-37,952,2621,998,64462,0445-6.765012,60000,0100,067
68
Cantina Montelliana e dei Colli Asolani
22,0018,0022,0020,0024,0012,055,0nd0,0ndnd84511,000350,00,068
69
Le Chiantigiane
22,0021,002,004,50-6,104,020,06423,073-1.26519513,02.5000460,024,269
70
Terre da Vino Spa
22,0022,50-2,20-4,000,0012,356,09624,33937.6511115,05.0000310,00,070
71
Vitevis - Colli Vicentini
22,0025,00-13,79-12,71-16,206,630,1nd0,0nd6374225,01.600032100,00,071
72
Bisol
21,4617,8620,20-19,1037,1015,974,1nd0,0ndndnd3,325555068,00,072
73
Carlo Pellegrino
21,3821,280,50-0,402,207,635,41.7855,01.290-3.3008006,2157405340,010,073
74
Emilia Wine
20,8818,1914,797,0055,002,210,531.3196,3470-6311.5000,602.5000360,00,074
75
Carpen Malvolti
19,4618,515,107,502,608,948,11.3487,3658-9.5351.1155,1003552,048,075
76
Umberto Cesari
18,4819,05-3,00-0,50-3,0015,785,04.06422,0nd4.9601.5003,41701803915,00,076
77
Cantina Prod. Bolzano
18,1217,523,402,409,203,519,4nd0,0827nd3593,63360300,00,077
78
Cant. Prod. San Michele Appiano
18,0017,0010,8010,5012,003,016,6nd0,0307nd1.0003,03800390,00,078
79
Conte Tasca d'Almerita
17,3416,525,08,902,708,650,03.07817,22.592-16.7109983,4381486326,90,079
80
Cantina Sociale di San Martino in Rio
17,0016,007,005,002,001,710,0nd0,0ndnd2.5000,21.0000150,05,080
81
Gotto d'Oro
16,8019,00-12,00-12,002,000,85,0nd0,0nd5.4007006,91.4000310,00,081
82
Cusumano
16,7016,600,500,01,009,758,05.67834,03.250nd2.0003,15200150,00,082
83
Barone Ricasoli
15,8018,04-12,019,0-20,011,875,02.44215,0480-18.2061.0613,32091914019,044,083
84
Alois Lageder
15,6515,144,501,456,769,759,11.84211,88262932,6501104668,831,284
85
Argiolas
15,4014,754,223,001,805,536,02.62617,11.002-16.7489602,523004030,00,085
86
Donnafugata
15,2714,208,0011,00-1,004,027,03.33121,01.355-8.5182.6202,11701689016,012,086
87
Cantina Sociale Val Tidone
15,1216,35-7,53-5,78-91,610,030,21.4839,8301-7.1193354,71.0650260,611,787
88
Vecchia Cantina di Montepulciano
14,8513,0313,9225,980,336,141,41.58510,7434-12.719534,595004970,08,988
89
Aziende Agricole Planeta
14,3414,48-0,961,33-2,698,257,03.66525,62.506750nd2,335461260,00,089
90
Marchesi di Barolo
14,1813,048,007,769,358,459,22.84320,52.500-2.5608031,990115310,013,090
91
Cantina Vecchia Torre
13,8015,30-9,80-6,38-15,864,733,71.0827,84361.2025492,41.2000131,69,091
92
Cantina Toblino
13,0013,30-0,51-0,510,0000,01.0259,0264756260,37700150,00,092
93
Torrevento
13,5813,401,340,341,0010,275,12.50018,01.400-5002.0002,52502003370,030,093
94
Varvaglione Vigne e Vini
12,9610,4324,506,5050,006,449,69757,4762-7.9572.2052,7201502371,06,094
95
Mastroberardino
12,6512,015,14,95,82,821,72.20017,4900-4.0006002,01901504635095
96
Cantina Caldaro
12,5411,796,005,001,002,520,0nd0,05815506502,02820330,07,096
97
Cantina Castelnuovo del Garda
12,3913,11-5,00-9,004,003,932,0nd0,0ndnd1703,48300252,06,097
98
Cantina Tramin
12,3412,84-0,04-1,00-14,002,621,7ndndnd-1.6234601,72670260,00,098
99
Cantina Colterenzio
12,3112,65-2,653,00-2,832,824,01.0688,7143-2.6055222,43020363,020,099
100
Marchesi Mazzei
12,1311,238,0012,406,607,360,31.66713,7648nd580,01,317203700,0100
101
Vivallis
12,0313,13-8,38-8,380,0000,05674,7558-4.2521860,27940161,314,1101
102
Gruppo Lungarotti
11,7811,403,351,007,903,227,21.10010,0ndnd3502,52500355,01,0102
103
Azienda Vinicola Falesco
11,5810,985,467,504,804,841,52.61122,51.8709921.0263,1110605530,030,0103
104
Cantina Vallebelbo
11,3911,211,60-4,8718,853,631,96856,0312-6.6292962,751201676,823,2104
105
Umani Ronchi
11,3510,4010,5024,007,008,776,02.00017,01.100-1.5008003,3210405920,010,0105
106
Societö Agricola San Felice
11,3310,597,00-1,718,716,456,92.27120,0678-7502.1951,362150700,519,5106
107
Cantina Sociale Colli Fiorentini
11,2411,29-0,40-0,7012,200,32,0ndndnd-2.0999110,31.5000100,017,0107
108
Le Tenute di Genagricola
11,2010,615,569,00-1,753,229,0ndndndndnd3,17600350,00,0108
109
Cantina Santadi
10,339,2112,208,6114,762,121,99238,91101.1106781,54750307,05,0109
110
Tenute del Cerro
9,779,355,004,006,003,434,6-886-9,0-2.367-2.1791.8551,63000630,06,0110
Totali 2015
5.430,65.198,34,47%2,79%5,72%3.148,458,0%595.59021.0%365.573-813.504245.7301.940,9148.9299.663,011.055==

NOTE

I campioni di etichetta (il numero accanto alla cantina indica il suo posto in classifica)

Fonte: elaborazione Anna Di Martino (www.annadimartino.it) su dati aziendali.

La riproduzione dei dati deve essere autorizzata

L’analisi, le prime cinque

Francesco, Domenico e Michele Zonin, Zonin 1821

Francesco, Domenico e Michele Zonin, Zonin 1821

E’ la più importante novità della graduatoria 2015: dopo anni di assoluto predominio, un gruppo privato ha rotto il monopolio delle Coop alla testa del mercato. L’exploit è della Zonin 1821 che con 186 milioni di fatturato ha conquistato la terza posizione sul podio, affiancando nella tribuna d’onore Cantine Riunite & Civ, numero uno del mercato con 547 milioni di fatturato e Caviro, inossidabile seconda, con 226 milioni. Il gruppo veneto di proprietà della famiglia Zonin, ha sfoderato un incremento del fatturato del 16%, grazie soprattutto al lavoro sui mercati esteri (+23%) caratterizzato da una crescita omogenea in tutte le piazze. La performance è firmata dalla nuova gestione aziendale dell’ad Massimo Tuzzi, partita un anno fa: «Abbiamo rispettato in pieno i tre obiettivi del mandato: aumento della redditività aziendale, miglioramento del posizionamento delle cantine di famiglia e diminuzione della posizione finanziaria netta» dice Tuzzi. «E quel che conta è che i numeri del primo trimestre 2016 siano ancora più brillanti, con un incremento del 35% in volumi e del 43% in valore». Presieduta da Domenico Zonin, regista del gruppo con i fratelli Francesco e Michele (entrambi vicepresidenti), la cantina vicentina può contare sui 1800 ettari di proprietà della famiglia al servizio di 9 cantine in altrettante aree della penisola, come Castello d’Albola in Toscana o Cà Bolani in Friuli.

Corrado Casoli, presidente Cantine Riunite & Civ e Giv

Corrado Casoli,
presidente Cantine Riunite & Civ e Giv

Qualunque cosa avvenga alle sue spalle non preoccupa la prima della classe Cantine Riunite & Civ, che resta beatamente al vertice dell’industria nazionale del vino, grazie al controllato Giv, maggiore singolo protagonista del mercato italiano, con più di 358 milioni di consolidato e 15 cantine storiche in 11 regioni, da Bolla a Nino Negri, da Fontana Candida a Rapitalà, da Cavicchioli a Melini. Leader nella produzione di Lambrusco e vini frizzanti, la capogruppo Riunite raccoglie sotto il suo cappello 2 mila soci viticoltori e una ventina di cantine sociali. I risultati in flessione sul mercato italiano risentono della chiusura del contratto di distribuzione dei prodotti Carpenè Malvolti: «Escludendo questa partita si avrebbe una crescita del 2,5%», precisa Corrado Casoli, presidente di Riunite e Giv, sottolineando piuttosto il progresso all’export. «Siamo presenti in molte piazze con nostre società di distribuzione, abbiamo avuto la soddisfazione di crescere del 12% anche a casa dei nostri cugini francesi e siamo state tra le prime società a investire in Cina, dove siamo operativi dal 2015 con una nostra società di trading a Shangai guidata dal dg Marco Pizzoli».

Sergio Dagnino, direttore generale Caviro

Sergio Dagnino, direttore generale Caviro

Al secondo posto si conferma la Caviro di Faenza (Ravenna), con 226 milioni relativi alla divisione vino, pari al 73% del suo consolidato comprendente anche distillerie ed energia, gli altri due settori, oltre al vino, nei quali si riversano gli investimenti aziendali sul fronte della sostenibilità, pari a oltre 100 milioni di euro negli ultimi sei anni. 32 cantine socie e 11.675 viticoltori, la Caviro, guidata dal dg Sergio Dagnino è il maggiore produttore d’uva (rappresenta più del 10% dell’intera produzione nazionale) e anche il primo attore nella Gdo con una quota di mercato superiore all’8%. Nel suo portafoglio marchi ultra popular come il Tavernello o il Castellino, ma anche Il Brunello della Cantina di Montalcino o l’Amarone Gerardo Cesari. Il Consorzio sta potenziando la capacità distributiva all’estero, come dimostra l’incidenza dell’export sul fatturato passata dal 29% al 30,3%: «Stiamo lavorando molto bene e i risultati sarebbero maggiori senza la battuta d’arresto in Russia, nostro terzo mercato, cui siamo andati incontro con un extrasconto per fronteggiare la svalutazione del rublo», dice Dagnino. Quanto al lavoro in Italia la flessione dei valori è dovuta in parte all’andamento dei prezzi e in parte ai cosiddetti premi di fine anno alle varie catene di distribuzione che Caviro non trasferisce nei costi. In crescita i volumi:«il 2015 è stato l’anno del record con 190 milioni di litri lavorati».

Albiera, Allegra, Alessia con il padre Piero Antinori, Marchesi Antinori

Albiera, Allegra, Alessia con il padre Piero Antinori
Marchesi Antinori

Si conferma al quarto posto, con 180,3 milioni di consolidato nella sola area vino, la Marchesi Antinori, griffe celebre nel mondo. Da 9 secoli e 26 generazioni la casata fiorentina alla guida dell’azienda colleziona vigne: Piero Antinori con le figlie Albiera, Allegra e Alessia possiedono oggi 2.691 ettari di vigneti: la più importante proprietà viticola privata che assegna ancora una volta ad Antinori la medaglia d’oro nella speciale graduatoria in cui gareggiano le famiglie titolari delle più grandi vigne. «Il vigneto è un asset vitale per Antinori che non è mai cresciuta acquistando marchi ma puntando sulla produzione e investendo su quello che ha», racconta Renzo Cotarella, enologo e ad di un’azienda che si conferma anche al vertice della redditività 2016: l’ebitda pari al 42,3% del fatturato rappresenta infatti il valore più elevato del mercato, tenuto conto dell’entità del suo giro d’affari. «La redditività è importante: un buon risultato consente di avere cura del dettaglio tutti i giorni, conservare un’anima artigiana, avere un livello di visibilità elitario». Che è perfino scontato quando la propria casa è quella splendida cattedrale del vino che è Antinori nel Chianti classico o quando si producono etichette cult come Tignanello, Solaia, Cervaro della Sala.

Fabio Maccari dg Mezzacorona, Luca Rigotti presidente,  jack Ma patron di alibaba

Fabio Maccari dg Mezzacorona, Luca Rigotti presidente, jack Ma patron di alibaba

Ed eccoci al quinto posto con il gruppo Mezzacorona, titolare di un fatturato di 166,8 milioni: la coop trentina presieduta da Luca Rigotti, dopo tre anni consecutivi sul podio, fa un passo indietro, restando in ogni caso al vertice della cooperazione. Coop di primo grado, 1600 soci, l’azienda produce vini noti come lo spumante Rotari, e controlla tutta la filiera produttiva, dall’uva allo scaffale, e rappresenta circa il 40% della viticoltura trentina con un impegno forte sul fronte della sostenibilità: «Il Trentino riuscirà ad avere la certificazione ministeriale per la produzione integrata» assicura Rigotti, alla testa di una delle cantine italiane più social: «Dal 2013 abbiamo investito molto su questo fronte e riteniamo che i social network siano uno strumento ideale per avere un contatto e un riscontro immediato con i consumatori», sostiene Fabio Maccari dg Mezzacorona. Non a caso la coop trentina è stata una delle pochissime aziende che in occasione del Vinitaly ha ricevuto la visita di Jack Ma, patron di Alibaba, colosso e-commerce cinese. E d’altra parte Mezzacorona già opera in Cina con una propria organizzazione commerciale ed è molto attiva anche su Amazon.

L’analisi, da 166 a 80 milioni

A ridosso del quintetto al vertice scalpitano 13 aziende con fatturato da 80 milioni in sù.

Enrico Zanoni dg Cavit

Enrico Zanoni dg Cavit

A cominciare da Cavit che conquista il sesto posto, con 166,8 milioni di fatturato, a spese della Fratelli Martini. Il super Consorzio di 11 cantine trentine, oggi presieduto da Bruno Lutterotti, è il riferimento di 11 cantine con 4.500 viticoltori e rappresenta il 60% della produzione vitivinicola trentina. Buona solidità finanziaria, Cavit entra nella graduatoria 2016 con il suo primo consolidato che ingloba la controllata tedesca Kessler, casa spumantistica che ha potenziato la strategica area spumanti ( tra le più note etichette l’Altemasi Trento doc). L’azienda di Ravina (Trento) guidata da Enrico Zanoni è tra i marchi italiani più diffusi in Usa.

Gianni Martini, proprietario Fratelli Martini

Gianni Martini, proprietario Fratelli Martini

A 4 milioni di distanza, segue la Fratelli Martini di Cossano Belbo (Cuneo). Proprietà di Gianni Martini l’azienda piemontese vinificatrice e imbottigliatrice ha registrato negli ultimi anni una crescita più contenuta che ha determinato la sua discesa al settimo posto. Il perché lo spiega Gianni Martini: «L’impegno aziendale si è concentrato su un ambizioso progetto di ampliamento dello stabilimento di produzione e sul rinnovamento delle strutture esistenti che ci consentirà di avere una capacità produttiva da primato di cui raccoglieremo i frutti nei prossimi anni ».

Alessandro, Annalisa e Luca Botter, Casa vinicola Botter

Alessandro, Annalisa e Luca Botter, Casa vinicola Botter

Sale all’ottavo posto grazie al brillante incremento del 13,1% la Casa vinicola Botter, guidata dall’omonima famiglia, che l’ha fondata nel 1928. L’azienda di taglio industriale ha la sua sede a Fossalta di Piave (Venezia) e commercia vini provenienti da tutte le principali regioni che indirizza in oltre 40 paesi. Al comando la terza generazione formata da Alessandro, Annalisa e Luca Botter. La famiglia possiede una tenuta a Motta di Livenza ( Treviso) dove produce vini veneti.

Alessandro Mutinelli, Simone Strocchi, Mario Resca, IWB

Alessandro Mutinelli, Simone Strocchi, Mario Resca, IWB

Stessa impronta industriale anche per l’Italian wine brands (Iwb), gruppo vinicolo quotato in Borsa (sul mercato Aim). Presieduta da Mario Resca ha due gambe: la piemontese Giordano vini, attiva nella vendita diretta e la Provinco Italia che opera solo all’estero nel canale della grande distribuzione. Iwb è pronta a fare shopping: «Cerchiamo aziende coerenti con il nostro business che ci portino sinergie industriali e quote di mercato», chiarisce l’ad di Giordano e Provinco Alessandro Mutinelli. «Fare aggregazioni oggi sarebbe facile, ma in molti casi ci troviamo di fronte ad aziende con grande patrimonio immobiliare, pesante magazzino e debiti bancari», precisa ancora Mutinelli, anche interessato a partnership con operatori web, dotati di un buon portafoglio clienti ma sprovvisti di quella piattaforma logistica che Iwb è in grado di fornire grazie alla Giordano: «Siamo la prima azienda del vino italiano nell’e-commerce», sottolinea ancora il manager. Mentre Simone Strocchi, vicepresidente Iwb: sottolinea«L’azionariato di IWB conta dalla quotazione investitori professionali e istituzionali di altissimo livello; nell’ultima assemblea si è qualificato, tra gli altri, anche un importante fondo sovrano nord europeo».

Giorgio Pizzolo, presidente Enoitalia

Giorgio Pizzolo, presidente Enoitalia

Grande è bello a casa Enoitalia della famiglia veronese Pizzolo che festeggia i primi 30 anni dell’azienda creata nel 1986. Sede a Calmasino di Bardolino l’azienda ha girato la boa del 2015 con 135 milioni di fatturato e un incremento del fatturato del 6,7% superiore alla media. «Siamo una grande azienda industriale e crediamo che proprio grazie a importanti volumi siano possibili quelle economie di scala che permettono di dare al consumatore qualità al giusto prezzo», dice Giorgio Pizzolo, presidente dell’azienda che porta sul mercato 89 milioni di bottiglie, dirette per l’80% all’estero, e in partiucolare in 4 paesi: Canada Usa, Germania e Regno unito. continua a investire: il piano prevede 8 milioni di euro nel prossimo triennio per lo sviluppo e l’ammodernamento della cantina e del magazzino. Il trentennale è sancito dal nuovo sbarazzino logo aziendale.

Luca Marzotto, vicepresidente, Ettore Nicoletto ad e Gaetano Marzotto presidente Santa Margherita

Luca Marzotto, vicepresidente, Ettore Nicoletto ad e Gaetano Marzotto presidente Santa Margherita

Diverso il modello operativo di Santa Margherita, undicesima con oltre 118 milioni di fatturato. La società ha due teste: è al tempo stesso industria e azienda produttiva, grazie alla proprietà di vigne e cantine come Ca’ del Bosco in Franciacorta, Lamole di Lamole nel Chianti classico o ancora Kettmeir in Alto Adige. Il gruppo è di proprietà di Gaetano Marzotto (presidente) e dei suoi fratelli Luca (vice), Stefano e Nicolò attraverso la holding Zignago: gente che conosce bene il business, che ha spalle forti e può far conto su un management stabilizzato e in sintonia con l’azionista. Varo di una piattaforma distributiva nel mercato Usa più grande del mondo, investimenti sul marketing (14 milioni nel 2016), organizzazione di vendita distinta tra le etichette Santa Margherita e le bollicine Ca’ del Bosco cui è destinato un approccio taylor made: c’è questo e altro alla base della crescita sostenuta e della redditività elevata di un gruppo pronto a crescere, ma a determinate condizioni. «Siamo maturi per acquisizioni e belle alleanze e ci interessano aziende con caratteristiche di complementarietà, che possano per esempio rafforzare l’assortimento dei prodotti Santa Margherita molto concentrato sui vini bianchi», conferma l’ad Ettore Nicoletto. «E’ però indispensabile che si tratti di un brand con un suo potenziale espresso e inespresso e che non diluisca il nostro business molto redditizio».

 

Ruenza Santandrea, presidente Consorzio Cevico

Ruenza Santandrea, presidente Consorzio Cevico

Alle spalle di Santa Margherita tre gruppi cooperativi a partire dal Consorzio romagnolo Cevico, dodicesimo, con 112,5 milioni (considerando anche le vendite dirette delle cantine socie il fatturato sale a 127,7 milioni). Presieduto da Ruenza Santandrea, Cevico è il punto di riferimento di 5 mila viticoltori e varie cantine, per un totale di 7 mila ettari di vigneti e 1,3 milioni di quintali di uva lavorata al servizio di tutte le tipologie dei vini della regione. In crescita sostenuta l’export che oggi rappresenta il 27,8% del fatturato totale contro il 19,1% del 2014.

Bruno Trentini, direttore generale Cantina di Soave

Bruno Trentini, direttore generale Cantina di Soave

Al tredicesimo posto, con 106 milioni, c’è la Cantina di Soave guidata da Bruno Trentini: 2.200 soci e 6 mila ettari di vigneti l’azienda ha varato l’ambizioso progetto di ampliamento della cantina (avrà una capacità di 80 milioni di bottiglie, tre volte l’imbottigliato attuale) con un investimento iniziale di 55 milioni.

Giancarlo Lechthaler dg Collis Veneto

Giancarlo Lechthaler dg Collis Veneto

Solo 2 milioni separano la Soave dal Collis Veneto wine group che entra per la prima volta nell’area big con 104 milioni. Il Consorzio nato nel 2008, ha casa a Monteforte d’Alpone (Verona), conta 2500 soci titolari di 6.700 ettari di vigneti ed è guidato da Giancarlo Lechtaler. Il suo primo consolidato comprende la controllata Riondo, braccio operativo nei vini imbottigliati, fresca dell’accordo commerciale in Usa con la Terlato wines di Chicago. Come lo scorso anno, sono 14 le aziende over 100 milioni.

Lamberto Frescobaldi, presidente Marchesi de’ Frescobaldi

Lamberto Frescobaldi, presidente Marchesi de’ Frescobaldi

Subito sotto tre aziende al galoppo. Supera i 95 milioni e sfodera una crescita del 10,8% Marchesi Frescobaldi, da 700 anni di proprietà dell’omonima casata fiorentina . Via Marchesi, largo alla Toscana: cambia logo la Marchesi Frescobaldi, importante maison del vigneto Italia. Presieduta da Lamberto Frescobaldi, l’azienda sta potenziando l’impegno nella sua regione e ha varato una strategia che punta al nuovo posizionamento della marca. Nuovo logo, dal quale sparisce Marchesi ed entra la Toscana, valorizzazione delle 6 tenute toscane (dal Castello Nipozzano al Castello Pomino, per citarne solo due), ciascuna con una propria identità e rappresentativa di un preciso territorio. «Vogliamo presentarci come coltivatori delle diversità della Toscana e come produttori di riferimento per i vini di qualità della nostra regione», spiega il ceo Giovanni Geddes da Filicaja, anche ad di Ornellaia e Masseto, due delle griffe celebri nel mondo. L’obiettivo è rafforzato da nuove acquisizioni in aree di pregio come Montalcino, dove Frescobaldi già possiede 260 ettari in produzione (165 a Brunello), tra il marchio Luce della vite e CastelGiocondo. La nuova proprietà, Logonovo, porterà in dote 12 ettari di impianti Igt (nessuna iscrizione a Brunello) e soprattutto una moderna cantina: «Diventerà la cantina di Luce che avevamo in progetto di realizzare», precisa Geddes sempre pronto all’acquisto di quei 60 ettari nel Chianti classico, a San Donato in Peirano, in affitto dal 2014.

Sandro Sartor, ad Ruffino

Sandro Sartor, ad Ruffino

Segue Ruffino a 92,4 milioni: più di un secolo di storia alle spalle, la casa vinicola toscana fondata a Pontassieve dalla famiglia Ruffino, è stata dal 1911 proprietà della famiglia Folonari, prima di diventare, 5 anni fa, il braccio italiano del grande gruppo americano Constellation brand. Guidata da Sandro Sartor, Ruffino ha cambiato completamente il suo modello di business, oggi concentrato su tutte le maggiori denominazioni della sua regione (dal Chianti classico, al Brunello di Montalcino), valorizzando un brand che con la produzione della storica Riserva Ducale è stato il primo a esportare un Chianti negli Usa. Il risultato della nuova strategia si sta traducendo in incrementi a due cifre del giro d’affari alimentato per oltre il 90% dall’export.

Marco Martini, Mondodelvino group

Marco Martini, Mondodelvino group

Con il suo primo consolidato che comprende la controllata Barone Montalto, Mondodelvino group, entra nell’area big a quota 17 con 91 milioni. La holding di Forlì, diretta da Alfeo Martini, ha tre facce: «Siamo azienda commerciale con Mgm, siamo produttori con la siciliana Barone Montalto e la Poderi dal Nespoli di Civitella di Romagna (Fc) e siamo industriali con l’azienda Cuvage di Acqui Terme (Alessandria) con la quale produciamo spumanti», spiega Marco Martini, responsabile commerciale del gruppo e presidente dell’azienda romagnola dal Nespoli. Creata nel 1911 fa da Alfeo Martini con gli amici e soci Christoph Mack e Roger Gabb, l’azienda che prende il nome dalle iniziali dei tre fondatori, ha moltiplicato le sue dimensioni in 25 anni, con una forte proiezione all’estero.

Massimo Benetello dg La Vis

Massimo Benetello dg La Vis

Chiude questa fascia alta di mercato, con 83,5 milioni, La-Vis: la coop trentina nel cuore delle colline Avisiane si lascia alle spalle il secondo commissariamento e riparte con un vertice nuovo di zecca: dal dg Massimo Benetello al nuovo consiglio presieduto da Pietro Patton.«Con un piano quinquennale molto rigido e una governance ben definita siamo in grado di riprendere lo sviluppo», assicura Benetello. «E con i nostri marchi, a cominciare da Cesarini Sforza, abbiamo buone possibilità di crescita in Italia».

Dall’area big è uscito il gruppo Campari che figura ora a quota 62 con 23,6 milioni: la nuova strategia nel comparto vino della multinazionale del beverage è oggi focalizzata sulle due proprietà Tenute Sella & Mosca in Sardegna e Teruzzi & Puthod in Toscana. In particolare la storica azienda sarda di Alghero, per molti mesi protagonista di rumor relativi alla sua possibile cessione, appare oggi al centro di un programma di importante rilancio affidato all’ esperienza di Gian Matteo Baldi. Il giovane manager ha capacità, voglia di fare e tanta materia prima con cui confrontarsi: Sella & Mosca è una delle più importanti realtà vitivinicole della Sardegna, con un’estensione vitata in un corpo unico di 550 ettari che ne fanno uno dei vigneti più grandi d’Europa.

Le famiglie del vino

I parametri economici e dimensionali non sono tutto. Il valore aggiunto del vino italiano sta nella sua millenaria storia, nei racconti dei vignaioli che lo producono, nella bellezza di un vigneto irriproducibile altrove, nella diversità di eccellenti produzioni che sono diventate simbolo indiscusso del made in Italy nel mondo. Ne sanno qualcosa i produttori che vivono più negli aeroporti che a casa e con passione e tenacia portano i loro vini nelle piazze dei cinque continenti. Export manager di grandi aziende, ma anche figli di quelle famiglie del vino che possiedono e conducono in prima persona le loro aziende e rappresentano tuttora la preziosa spina dorsale del mercato vitivinicolo italiano. Chi sono?

Scorrendo la classifica al di sotto degli 80 milioni se ne incontrano tante. I Lunelli, per esempio, Matteo, Marcello, Camilla e Alessandro, ultima generazione della famiglia trentina degli spumanti Ferrari che nel 2015 ha fatto incetta di premi oltre confine: da «famiglia del vino dell’anno» per il mercato tedesco a «produttore dell’anno» su quello inglese, a dimostrazione che comincia a farsi qualche crepa nel monopolio della Francia in fatto di bollicine.

Il gruppo Lunelli opera in vari settori tra i quali l’acqua minerale Surgiva e la grappa Segnana. Il fatturato di 73 milioni che figura in graduatoria, riguarda l’aggregato della sola area vino e comprende per la prima volta i dati della controllata Bisol (i Lunelli possiedono l’80% del capitale) di cui Gianluca e Desiderio Bisol, restano rispettivamente presidente-ambassador ed enologo. «Con Bisol abbiamo puntato su un marchio pioniere del Prosecco sui mercati esteri e di grande tradizione, quindi coerente con il nostro», dice il presidente del gruppo Matteo Lunelli.«Oggi siano in grado di parlare e di rappresentare la diversità delle bollicine italiane: Prosecco e metodo classico sono vini completamente diversi, come un Chianti e un Bordeaux: e Ferrari e Bisol sono e devono restare marchi di riferimento nella loro categoria, rappresentando l’eccellenza del bere italiano ciascuno nel proprio campo».

Matteo, Camilla, Alessandro e Marcello Lunellii

Matteo, Camilla, Alessandro e Marcello Lunelli

Gianluca Bisol - LR - Photo ©Mattia Mionetto

Gianluca Bisol

Cristina, Arturo e Paolo Ziliani, Guido Berlucchi

Cristina, Arturo e Paolo Ziliani, Guido Berlucchi

Alessandra, Sandro e Raffaele Boscaini Masi Agricola

Alessandra, Sandro e Raffaele Boscaini Masi Agricola

In Lombardia anche la famiglia Ziliani produce bollicine superbe firmate Guido Berlucchi, la cantina più grande in Franciacorta (40,3 milioni).«Il 2015 si è chiuso molto positivamente per la nostra azienda e tra i fattori che hanno determinato questo risultato riteniamo che il più importante sia stata la crescita qualitativa che ha richiesto importanti investimenti nel settore produttivo negli ultimi 10 anni oltre a un grande impegno personale della nostra famiglia e di tutti i nostri collaboratori», spiega Cristina Ziliani ricordando anche l’attenzione aziendale al tema sostenibilità: «abbiamo iniziato “prove bio” in campagna, che si sono concretizzate con il totale passaggio all’agricoltura biologica dei vigneti aziendali, mentre il prossimo anno saranno totalmente bio anche quelli dei nostri conferitori», dice ancora la Ziliani che conduce l’azienda con i fratelli Arturo e Paolo. Nel 2015 Berlucchi ha aperto il suo primo wine bar monomarca all’interno del Mercato del Duomo di Corso Vittorio Emanuele a Milano e sono molte le aspettative per l’anno in corso: «dopo la positiva esperienza Expo, il 2016 darà alla Franciacorta un’ulteriore importante occasione di visibilità grazie al The Floating Piers» spiega Ziliani. «In pratica l’irripetibile installazione di land art dell’acclamato artista Christo, che dal 18 giugno al 3 luglio unirà alla terraferma Monte Isola, sul lago d’Iseo e offrirà l’occasione agli estimatori del Franciacorta di visitare le cantine dove nasce la bollicina DOCG prodotta con il disciplinare più severo del mondo».

In Veneto la famiglia Boscaini ha creato, cresciuto e portato in Borsa nel giugno 2015 (nel segmento Aim) la Masi agricola, ambasciatrice dei vini veneti nel mondo (60,8 milioni): «Esperienza positiva per l’immagine e la reputazione che la nostra azienda ha ottenuto presso il trade nazionale e internazionale», commenta Alessandro Boscaini, figura di riferimento del mercato, che conduce l’azienda con i figli Alessandra e Raffaele. L’analisi dei ricavi dell’azienda di Sant’Ambrogio di Valpolicella, tra i principali produttori di vini cosiddetti premium, rivela il grande peso delle Americhe nella crescita del gruppo grandemente impegnato all’export. Interessante lo sviluppo del wine shop creato presso la tenuta Canova di Lazise sul Lago di Garda una delle aree turistiche più frequentate. La tenuta è gestita dal gruppo attraverso la controllata Terre e vigne, nell’ambito del noto progetto Masi wine experience finalizzato a ottenere un contatto più diretto con i consumatori.

Carla_Nadi_Alberto Zenato

Carla Nadia Alberto Zenato

Giancarlo Moretti Polegato, proprietario de La Gioiosa

Giancarlo Moretti Polegato proprietario de
La Gioiosa e Villa Sandi

Sandro Bottega figura

Sandro Bottega

53 aziende da 40 milioni in giù, Rosanna Carpenè guida con il padre Etile la nota maison di Prosecco docg

Rosanna Carpené, Carpené Malvolti

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Massimo, Gianfranco e Piero Toso

Venete doc anche le famiglie Zenato (proprietaria dell’omonima cantina con vigneti nel Lugana e nella Valpolicella), Moretti Polegato (possiede La Gioiosa che serve i canali della grande distribuzione e Villa Sandi che si rivolge esclusivamente al canale horeca), Bottega (Sandro Bottega possiede proprietà in Veneto e Toscana), Carpené: 145 anni di storia, la Carpenè Malvolti, è stata la prima a spumantizzare il Prosecco. In particolare, in occasione dell’avvicendamento della quinta generazione della famiglia rappresentata da Rosanna Carpenè, l’azienda di Conegliano ha deciso un importante cambio nella sua strategia di distribuzione: ha ripreso in mano la gestione diretta dei suoi prodotti sul mercato italiano (per alcuni anni se ne è occupato il Giv) e da aprile ha anche avviato la distribuzione diretta in Germania: il primo paese di importazione del Prosecco superiore docg.

In Piemonte la famiglia Toso alla guida dell’omonima cantina di Cossano Belbo (Cuneo) archivia un anno di consolidamento dopo la corsa dell’ultimo quinquennio. Il presidente Gianfranco Toso spiega così l’andamento dell’azienda produttrice di vini fermi, frizzanti, spumanti e vermouth: «La parziale riduzione rispetto al 2014 dipende in parte dalla stabilizzazione, con una maggiore selezione dei mercati e dei rapporti, e dall’altro alla situazione dell’Asti docg che continua a segnare il passo sul mercato russo e sui mercati in generale, Italia compresa».

Mauro e Anselmo Chiarli

Mauro e Anselmo Chiarli

In Emilia Romagna la famiglia Chiarli ha creato e conduce da un secolo e mezzo la più antica struttura vinicola dell’Emilia che porta il suo nome. Nel dna dell’azienda che fattura 34,5 milioni, c’è il Lambrusco, o meglio la coltivazione e la cura dei vitigni alla base del questo vino super popolare, di gran lunga al vertice della graduatoria dei vini più acquistati nei canali della gdo. Da qui la consolidata leadership Chiarli sugli scaffali della grande distribuzione organizzata per quanto riguarda il Lambrusco doc. Ma non solo. Quarta generazione in campo, i fratelli Anselmo e Mauro sono riusciti in un’impresa storica: portare il Lambrusco anche agli onori della critica enologica. E le conferme si susseguono: il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Villa Cialdini ha conquistato il trofeo 2016 come miglior vino frizzante, in occasione della prima edizione del Premio enologico internazionale 5 star wines istituito da Vinitaly. Nel frattempo, grazie anche alla collaborazione della quinta generazione rappresentata dai cugini Carlo Giorgio Stefano Giovanni e Tommaso, le attività della famiglia si sono moltiplicate, con nuovi progetti tra cui quello dedicato al Pignoletto, e si articolano oggi su tre aziende: la cantina storica Chiarli, la Cleto Chiarli tenute agricole per le produzioni di più alta gamma e Quintopasso metodo classico per gli spumanti di qualità con vitigni del territorio.

Gianmaria e Umberto Cesari

Gianmaria e Umberto Cesari

Ha puntato invece sul Sangiovese di Romagna la più giovane Umberto Cesari, creata agli inizi degli anni Sessanta sulle colline di Castel San Pietro (Bologna) al confine tra Emilia e Romagna. 170 ettari di vigneti, 3,5 milioni di bottiglie, un fatturato di 18,4 milioni alimentato per l’85% dall’export e una redditività tra le migliori del mercato, Cesari è ambasciatrice nel mondo del Sangiovese e dei vini di Romagna. Alla guida il fondatore Umberto, i figli Gianmaria e Ilaria e la moglie Giuliana, anche creatrice della Tauleto, azienda che produce tra l’altro una linea cosmetica e prodotti per la casa che sfruttano le proprietà della vite e dell’uva.

Andrea e Cesare Cecchi

Andrea e Cesare Cecchi

In Toscana la famiglia Cecchi (36,2 milioni): Cesare e Andrea, presidente e ad dell’omonima casa toscana, rappresentano un caso non comune di azienda familiare che decide di affidare la gestione a un manager esterno. L’arrivo nel 2015 del dg Leonardo Raspini (tra i più esperti professionisti del mercato) ha sancito il nuovo corso di un’impresa con tre tenute in Toscana e una in Umbria, tra le più solide del mercato, oggi impegnata in una forte azione di riposizionamento verso l’alto del suo brand.

Sempre in Toscana altre tre belle proprietà familiari. Cuore nel borgo medioevale di Fonterutoli, a un passo da Castellina in Chianti, Filippo e Francesco Mazzei conducono la Marchesi Mazzei (12,1 milioni, tenute anche in Maremma e Sicilia), una delle cantine storiche e più titolate del Chianti Classico, da 24 generazioni della loro famiglia.Gli anni storia sono molti di meno ma la passione e l’impegno è lo stesso a Rocca delle Macie, a Castellina in Chianti, regno della famiglia di Sergio e Daniela Zingarelli affiancati oggi dai figli Giulia e Andrea nella guida di un’azienda fortemente concentrata sul Chianti classico ( 22,5 milioni di fatturato è anche presente in Maremma). Si ritorna indietro nei secoli, fino al 1100, entrando nel Castello di Brolio, sede della Barone Ricasoli (15,8 milioni), la più antica azienda vitivinicola italiana e la più grande del Chianti classico, nel comune di Gaiole in Chianti. Alla sua guida Francesco Ricasoli, pronipote di quel Bettino Ricasoli che nel 1872 inventò la formula del Chianti.

Filippo e Francesco Mazzei, Marchesi Mazzei

Filippo e Francesco Mazzei, Marchesi Mazzei

Francesco Ricasoli proprietario della Barone Ricasoli

Francesco Ricasoli, Barone Ricasoli

Sergio e Daniela Zingarelli, con Andrea e Giulia, Rocca delle Macie

Sergio e Daniela Zingarelli, con Andrea e Giulia, Rocca delle Macie

Anche la Sicilia regala esempi di famiglie legate anima e corpo alla loro azienda. Alcune di antica tradizione come i Tasca d’Almerita: Lucio Tasca con i figli Giuseppe e Alberto guidano la storica maison che ha il cuore a Regaleari e varie cantine nella regione, registrando un fatturato di 17,3 milioni. Altre sono famiglie che il vino ha stregato più di recente, come i Rallo di Donnafugata: i fratelli Josè e Antonio conducono un’azienda con un fatturato di 15,2 milioni che ha dalla sua un costante e non comune aumento del valore del prezzo medio delle sue etichette, frutto di una strategia che ha puntato, vincendo, sulla qualità e sul «fare sartoriale» dei suoi vini. Ancora più giovane rispetto all’impegno tra i vigneti è la famiglia Planeta: la nascita del loro marchio prende le mosse nel 1995 a Sambuca di Sicilia (Menfi). 21 anni dopo i cugini Alessio Francesca e Santi guidano una realtà che fattura 14,3 milioni, possiede 5 cantine, esporta in 70 paesi.
Tre gruppi familiari tra i tanti che operano in Sicilia che rappresentano tre importanti brand, e, soprattutto, interpretano un modo nuovo di lavorare: non solo in concorrenza, ma anche uniti, in funzione di una crescita qualitativa del loro territorio che per dirla con Alberto Tasca «è un continente di diversità».

Alberto e Giuseppe Tasca, Tasca d'almerita

Alberto e Giuseppe Tasca, Tasca d’almerita

Giacomo e Gabriella Rallo, con Josè e Antonio, Donnafugata

Giacomo e Gabriella Rallo, con Josè e Antonio, Donnafugata

Alessio Francesca Santi Planeta

Alessio Francesca Santi Planeta

Famiglia Argiolas

Valentina Argiolas, Elia Onnis, Antonio Argiolas, Francesca Argiolas,

Piero Mastroberardino, Mastroberardino

Piero Mastroberardino,
Mastroberardino

Teresa Severini e Chiara Lungarotti

Teresa Severini e Chiara Lungarotti

Michele e Massimo Bernetti, Umani Ronchi

Michele e Massimo Bernetti, Umani Ronchi

Si cambia isola, ma rimane identico l’entusiasmo e l’impegno della famiglia Argiolas, alla guida della più importante realtà vitivinicola della Sardegna (15,40 milioni). E’ un punto di riferimento in Campania l’impegno di Piero Mastroberardino, alla testa dell’omonima azienda (12,6 milioni). In Umbria la famiglia Lungarotti ha un posto di riguardo nella storia della viticoltura regionale e nelle Marche la famiglia Bernetti, proprietaria di Umani Ronchi (11,3 milioni), offre un esempio positivo di una conduzione aziendale in cui il figlio Michele (oggi ad) ha affiancato il padre Massimo (presidente) assumendo le deleghe operative.

Cecilia Pasqua, Riccardo Pasqua AD, Umberto Pasqua Presidente, Alessandro Pasqua

Cecilia Pasqua, Riccardo Pasqua AD, Umberto Pasqua Presidente, Alessandro Pasqua

Nel mondo del vino, sono sempre più numerosi i giovani che scendono in pista accanto ai genitori, portando linfa nuova in azienda. Un caso emblematico è quello della cantina veneta Pasqua. Nuovo assetto azionario e nuova governance: è scesa in campo la terza generazione della famiglia veneta proprietaria dell’omonima cantina veronese, con 40,7 milioni di fatturato, 85,2% export. Pasqua vigneti e cantine è oggi controllata per il 76% dalle famiglie del presidente Umberto Pasqua e del figlio Riccardo, 37 anni, che ha anche assunto il ruolo di amministratore delegato. Riccardo arriva alla guida dell’azienda dopo aver lanciato a New York la controllata Pasqua Usa, presidio sul mercato del Nord America, strategico per l’azienda, di cui diventa ora responsabile il fratello Alessandro, 31 anni, nominato vicepresidente. La squadra al vertice si completa con Cecilia Pasqua, 37 anni, nipote di Umberto e figlia di Carlo (titolare del 24% del capitale)che segue l’area britannica e i mercati di Oceania e Centro America. Un giovane della famiglia anche alla produzione: l’enologo Giovanni Nordera è nipote di Umberto.

Enrica, Dominga e Marta Cotarella

Enrica, Dominga e Marta Cotarella alla guida di Falesco

Il passaggio di deleghe da genitori a figlie è già consolidato nell’azienda agricola Falesco, di Riccardo e Renzo Cotarella: la gestione è infatti in mano alle tre figlie-nipoti Dominga, Enrica e Marta, con risultati che parlano da soli, vista la brillante redditività aziendale.

In genere il primo impegno dei figli è sul fronte commerciale e marketing. Così è, per esempio, per Andrea Farinetti, figlio di Oscar, impegnato in Fontanafredda; per Alois Clemens Lageder, figlio di Alois Lageder proprietario dell’omonima cantina altatesina; per Marzia Varvaglione, figlia di Cosimo e Maria Teresa, proprietari dell’omonima cantina pugliese.

Oscar Farinetti, Fontanafredda

Oscar Farinetti, Fontanafredda

Alois Lageder

Alois Lageder

 Cosimo, Maria Teresa Varvaglione con le figlie

Cosimo, Maria Teresa Varvaglione con le figlie

 

Redditività, 4 anni

Nicolò Incisa della Rocchetta, Tenuta San Guido

Nicolò Incisa della Rocchetta, Tenuta San Guido

EBITDA 2015E’ forse la classifica più ambita: quella che fotografa le aziende che vantano la migliore redditività (espressa dal rapporto tra ebitda e fatturato superiore al 20%). Con un indice del 54,8%, anche quest’anno vince la Tenuta San Guido del marchese Nicolò Incisa della Rocchetta, produttore del Sassicaia, uno dei vini rossi più famosi e quotati al mondo. Il secondo posto è della Marchesi Antinori con un rapporto del 42,3%: tenuto conto che il margine operativo lordo di Antinori incrocia un fatturato superiore ai 180 milioni, non c’è dubbio che si tratta di un risultato di particolare valore, senza nulla togliere a quello di Tenuta San Guido titolare di un giro d’affari che sfiora i 30 milioni. Novità sul terzo scalino del podio: con un indice del 34,2%, cresciuto di oltre 4 punti sul 2014, Marchesi de’ Frescobaldi ruba il posto, per un soffio, alla cantina siciliana della famiglia Cusumano, titolare di un 34%. Al quinto posto, con un rapporto del 31%, la toscana Castellani, protagonista della migliore performance 2015: guidata da Piergiorgio Castellani ha migliorato di ben 9 punti la sua redditività. Tanti gli abituè di questa speciale graduatoria: Ruffino, Masi agricola, Planeta (più 4 punti), Santa Margherita, Falesco, gruppo Lunelli, Umberto Cesari. Quattro new entry: al nono posto, con un indice del 24,1%, si fa avanti il polo vino della holding bresciana Terra Moretti, guidato da Francesca Moretti, titolare di cantine in Franciacorta e Toscana. Al 13mo posto, con il 22%, entra l’Astoria vini, grande produttrice di Prosecco docg, dei fratelli Paolo e Giorgio Polegato, oggi affiancati in azienda dai figli Filippo e Giorgia. Il 16mo posto, con il 20,5% è della Marchesi di Barolo di Ernesto e Anna Abbona: anche la bella cantina piemontese, che ha archiviato un esercizio da manuale, può oggi contare sul contributo della nuova generazione, rappresentata da Valentina e Davide Abbona. L’azienda ha appena acquistato Cascina bruciata a Barbaresco, certificata biologica dal 2005. Chiude il campionato della redditività Agricola San Felice con un indice del 20%: l’azienda toscana presieduta da Mario Cuccia, è di proprietà del gruppo assicurativo Allianz ed entra per la prima volta in classifica con un fatturato di 11,3 milioni. Più di 11 milioni di fatturato, 215 ettari vitati, 1,3 milioni di bottiglie, l’azienda di Castelnuovo Berardenga è il perno di una proprietà che comprende anche la Tenuta Campogiovanni a Montalcino e l’azienda Perolla in Maremma. Guidata da Davide Profeti ha concentrato il suo impegno sulle pratiche agricole, sui vigneti, sulla cantina, con risultati ottimali in termini di sperimentazione, cura dei vitigni autoctoni e dei processi produttivi grazie anche all’impegno dell’enologo Leonardo Bellaccini. «Si trattava di valorizzare tutto questo patrimonio e quindi abbiamo deciso di concentrare gli sforzi sul fronte commerciale, sia in Italia che all’estero, con un immediato ritorno in termini di incremento delle vendite e di notorietà dei nostri vini», racconta Mario Cuccia, presidente dell’azienda, sottolineando anche l’impegno di San Felice «verso la sostenibilità d’impresa, declinabile sotto tre aspetti: sociale, ambientale ed economico». Un esempio concreto? Da anni San Felice promuove, sotto la guida della Fondazione Allianz Umana Mente, programmi dedicati all’inserimento nel mondo del lavoro di giovani con disagio sociale o disabilità.

Uno sguardo agli anni precedenti mostra l’andamento e la costanza dei risultati nel tempo. Si nota per esempio la progressione dell’indice della Marchesi Antinori in crescita sistematica, senza sbalzi.Progresso costante anche per la Marchesi Frescobaldi e per la Cusumano che nell’arco di 10 anni ha migliorato la sua redditività di 10 punti. Il risultato economico si riduce naturalmente a fronte di importanti investimenti. E’ per esempio il caso di Santa Margherita che ha realizzato la sua importante piattaforma commerciale in Usa. O ancora del gruppo Lunelli impegnata nell’acquisto di Bisol.

Grandi vigne

ETTARI vitati famiglie 20152806-3E’ riservata alle famiglie una speciale graduatoria che raccoglie le proprietà viticole più importanti. Sul podio, come sempre, Antinori, Zonin e Frescobaldi. Segue Banfi, la maggiore azienda di Montalcino che appartiene alla famiglia italo americana Mariani ed è guidata in Italia da due uomini, Enrico Viglierco (ad) e Remo Grassi (vicepresidente) che uniscono all’impegno professionale un attaccamento all’azienda fuori dal comune.

Quinta con più di 500 ettari la siciliana Cusumano, sesta la Bertani Domains della famiglia Angelini (farmaceutici) che sotto la regia di Emilio Pedron ha scalato due posizioni grazie all’acquisto della Fazi Battaglia con i suoi 120 ettari vitati nell’area del Verdicchio.

In questo salotto tra le vigne siede anche Feudi San Gregorio della famiglia Capaldo, che ha potenziato di 50 ettari la sua proprietà e ha appena aggiunto alle tenute che possiede al sud la Villa Le Pavoniere a Bolgheri(14 ettari). Ancora una marchio del vino che conta: è quello della famiglia Allegrini (Corte Giara) titolare di 206 ettari di vigneti tra Veneto e Toscana.

coop

Sono 43 le coop nella classifica 2015, 7 in più rispetto al 2014. Rappresentano un fatturato di 2,3 miliardi che pesa per il 43,6% sul giro d’affari totale delle 110 aziende in graduatoria, per il 53% sul fatturato Italia e per il 36,8% sull’export. E’un campione significativo di un comparto in crescita. A fine 2015 il segmento delle cooperative vitivinicole aderenti all’Alleanza delle coop agroalimentari, conta 493 aziende e 179 mila soci produttori, per un fatturato aggregato di 4,3 miliardi e una forza lavoro di 8.700 addetti. L’export incide per 1,8 miliardi, pari a circa un terzo delle vendite all’estero di tutto il mercato. «Le strutture cooperative realizzano oltre la metà del prodotto enologico italiano», ha sottolineato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, inaugurando la recente edizione del Vinitaly. Di più. Un’indagine di Alleanza delle cooperative, realizzata sulla base di dati Ismea, ha messo a fuoco il peso specifico del settore nell’ambito della produzione di alcune delle principali Dop italiane. Esempi concreti? Fa capo alla cooperazione il 62% del vino Valpolicella, l’80% del Soave doc, il 90% di Teroldego Rotaliano trentino, Valdadige e Casteller, il 90% del Lambrusco vinificato, il 75% del Sangiovese di Romagna, il 100% del Vignanello laziale, il 98% del vino dei Colli Cimini, il 40% del primitivo di Manduria, tanto per citare alcuni dei dati più vistosi.

Ruenza Santandrea

Ruenza Santandrea

Dietro questo sviluppo non c’è solo la spinta economica.«La cooperazione ha la capacità di aiutare e rappresentare tanti piccoli viticoltori, proprietari di pochi ettari di vigna, che avrebbero grandi difficoltà a presentarsi da soli sul mercato», sostiene Ruenza Santandrea, coordinatrice del settore vino dell’Alleanza delle coop agroalimentari, oltre che presidente del Consorzio Cevico. «La creazione di mezzi di produzione comuni ha dato un futuro ai proprietari di piccoli vigneti che spesso non superano i 2 ettari, e nel frattempo la cooperazione è cresciuta, ha compreso l’importanza di unire le forze soprattutto sui mercati esteri, ha dato vita a operazioni di aggregazione». E’ un processo inarrestabile. «Sono convinta che ci saranno nuove sinergie non solo tra coop ma anche con privati, come per esempio è avvenuto tra Cevico ed Ermete Medici in funzione di un completamente dell’offerta», spiega ancora Santandrea che aggiunge:«Tra coop è più facile mettersi insieme, perché ogni socio si sente parte integrante del progetto che si sta realizzando, e al tempo stesso è anche consapevole che non si tratta di una cosa sua, ma di un bene comune che sarà lasciato alle future generazioni».

Luca Cielo, dg Cielo e Terra

Luca Cielo, dg Cielo e Terra

Luca, Paolo e Andrea Sartori dell’omonima cantina che opera all’interno del Collis veneto wine group

Luca, Paolo e Andrea Sartori

E’ anche questa la forza delle coop, oggi impegnate a rafforzare il loro approccio commerciale. Va in questa direzione il sistema articolato su cui poggia Collis veneto wine group che consolida l’azienda imbottigliatrice Riondo ed è collegato a società di rilievo come Sartori e Cielo e terra. Vivo cantine possiede la cantina di imbottigliamento Bosco Malera; la piemontese Araldica, tra le new entry 2015, controlla l’Adria vini, e, sempre in Piemonte, nelle Langhe, la spa Terre da vino, presieduta da Pietro Quadrumolo, entra in classifica come braccio armato di 2500 viticoltori.

Stella polare della cooperazione è la remunerazione delle uve conferite dai viticoltori: «Le coop hanno nel loro dna l’impegno a pagare la materia prima a prezzi possibilmente più alti del mercato», scandisce Santandrea. Il guadagno dei soci, rappresenta, in parole povere, l’utile delle coop, i cui parametri economici (spesso non indicati) sono per questo poco significativi. Oltre alle 8 maggiori coop che occupano la fascia alta del mercato, ecco le altre 35, con fatturato da 80 milioni in giù, suddivise per regioni.

Il Triveneto

In Trentino due presenze nella fascia 13 milioni: la Cantina di Toblino presieduta da Bruno Lutterotti (neo numero uno anche di Cavit) e la Vivallis diretta da Mauro Baldessari. In Alto Adige si conferma una super cinquina. La più grande è la Cantina di Bolzano presieduta da Michael Bradlwarter (18,1 milioni), seguita a pochi spiccioli di distanza, dalla Cantina San Michele Appiano con 18 milioni. Guidata dall’enologo e direttore Hans Terzer, questa cantina ha segnato l’incremento più brillante del fatturato: più 10,8%, grazie a uno sviluppo a due cifre sia in Italia che all’estero. Seguono nella fascia dei 12 milioni, la Cantina di Caldaro, la Cantina Tramin guidata dall’enologo Willi Sturz e la Produttori Colterenzio presieduta da Max Niedermayr e guidata da Wolfgang Raifer con la collaborazione dell’enologo Martin Lemayr. E’ proprio il caso di sottolineare come la cooperazione altoatesina, legatissima al territorio di appartenenza di cui le varie cantine portano sempre il nome, rappresenti una punta avanzata di questa espressione operativa, che spiega anche il successo e la fama dei suoi vini che si collocano nella fascia alta della produzione nazionale.

Cantina di Caldaro

Cantina di Caldaro, Da sx: Helmut Hafner, presidente, Andrea Moser enologo, Tobias Zingerle ad

 

Anton Zublasing (presidente), Gunther Neumair (ad), Hans Terzer (direttore e winemaker), Cantina San Michele Appiano

Anton Zublasing (presidente), Gunther Neumair (ad), Hans Terzer (direttore e winemaker), Cantina San Michele Appiano

Maximilian Niedermayr (presidente), Wolfgang Raifer (direttore) e Martin Lemayr (enologo), Cantina Produttori Colterenzio

Maximilian Niedermayr (presidente), Wolfgang Raifer (direttore) e Martin Lemayr (enologo), Cantina Produttori Colterenzio

Wolfgang Klotz Cantina Tramin

Wolfgang Klotz Cantina Tramin

Denis Lus e Pietro Biscontin, alla guida di Cantina vini La delizia

Denis Lus e Pietro Biscontin, alla guida di Cantina vini La delizia

Sivano Nicolato Vitevis

Sivano Nicolato Vitevis

Aldo Franchi (direttore) e Antonio Gatto (presidente), Cantina Produttori Valdobbiadene

Aldo Franchi (direttore) e Antonio Gatto (presidente), Cantina Produttori Valdobbiadene

Crescite vivaci in Friuli per Viticoltori friulani La Delizia presieduta da Denis Ius (37,9 milioni,+10,1%) e per Cantina di Rauscedo, presieduta da Fulvio Lovisa: questa coop guidata da Mauro Sedran trasforma uve e vende vino sfuso per il 90% in Italia. Nel 2015 il fatturato è salito a 23,4 milioni.

In Veneto l’onda di piena del Prosecco sospinge la crescita di La Marca vini e spumanti presieduta da Valerio Cescon, ormai a quota 75 milioni a ridosso dei più grandi. Stesso buon vento anche per il gruppo cooperativo Vivo (39 milioni) presieduto da Corrado Giacomini cui fa capo il controllo dell’azienda imbottigliatrice Bosco Malera (45ma in graduatoria). Tante benefiche bollicine anche per la Cantina produttori Valdobbiadene guidata da Aldo Franchi (37,96 milioni) e per Viticoltori Ponte (31 milioni) oggi sotto la direzione dal dg ed enologo Luigi Vanzella. In flessione il fatturato della Cantina Valpolicella Negrar, della Cantina di Castelnuovo del Garda e della Cantina Colli Vicentini che entra per la prima volta in graduatoria in rappresentanza del Consorzio Vitevis: nuovo importante protagonista della cooperazione, figlio della fusione tra le cantine Colli Vicentini, Gambellara e Val Leogra. Vitevis, rappresenta una struttura che copre buona parte della provincia di Vicenza, sconfina in quella veronese e abbraccia 50 comuni e 5 doc.«E’ stata una fusione di territorio e di idee oltre che di cantine», commenta Silvano Nicolato, vicepresidente Cantine Vitevis che sarà presente direttamente in graduatoria il prossimo anno. Seconda new entry veneta è la cantina Montelliana e dei Colli Asolani di Montebelluna (Treviso) presieduta da Andrea Dalla Porta: grazie a bollicine e vini frizzanti l’azienda viaggia come un treno sia in Italia che all’estero, con un incremento del 22% che ha portato il fatturato a 22 milioni.

Piemonte

La regione porta per la prima volta due coop in classifica. La più grande è l’Araldica Castelvero di Castel Boglione (Asti) presieduta da Giuseppe Cordara, che si piazza a quota 37 con un fatturato di 39,5 milioni. Guidata dall’enologo Claudio Manera, la coop controlla Adria vini, azienda imbottigliatrice che entra a sua volta in classifica con 22,2 milioni di fatturato ed ha anche una partecipazione nell’inglese Boutinot.
Più piccola, ma non meno ambiziosa è la Cantina Vallebelbo di Stefano Belbo (Cuneo): presieduta da Romano Scagliola ha 11,3 milioni di fatturato e sta spingendo sui mercati esteri.

Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio

In Emilia Romagna sale a 27,8 milioni la Carpi e Sorbara guidata da Emilio Rossi grazie a un progresso che sfiora il 32%; incremento a due cifre anche per Emilia wine (20,8 milioni) presieduta da Davide Fascari, mentre registra un calo la Cantina Valtidone, presieduta da Gianpaolo Fornasari (15,1 milioni). New entry al posto 80: la Cantina sociale San Martino in Rio (Reggio Emilia),guidata da Roberto Baccarani, entra con 17 milioni ed è specializzata nella produzione di Lambrusco per l’ingrosso. In Toscana prima volta per la Vecchia Cantina di Montepulciano, antica coop della regione presieduta da Adriano Ciofini (14,85 milioni). 22 milioni per il consorzio Le Chiantigiane, presieduto da Davide Ancillotti, tra i leader nella vendita di Chianti in bottiglia nella gdo, e poco più di 11 milioni per la Cantina sociale Colli fiorentini, guidata da Ritano Baragli. Nelle Marche Terre Cortesi Moncaro, presieduta da Doriano Marchetti, è il punto di riferimento della cooperazione marchigiana operando in tutte le aree vinicole regionali Verdicchio, Conero e Piceno, con un grosso impegno nel biologico. Nel Lazio l’abitué Gotto d’oro presieduta da Luigi Caporicci è la prima azienda vinicola dei Castelli romani (16,8 milioni).

Davide Ancillotti presid. e Maurizio Cremonini direttore (a sx)

Davide Ancillotti presid. e Maurizio Cremonini direttore (a sx)

Luigi Caporicci, Pres. Gotto d’oro

Luigi Caporicci, Pres. Gotto d’oro

Doriano Marchetti, Pres. Terre Cortesi Moncaro

Doriano Marchetti, Pres. Terre Cortesi Moncaro

Il sud: Abruzzo, Puglia

In Abruzzo Cantina Tollo fattura 34,5 milioni e Citra vini 28,5 (nel solo vino imbottigliato). In realtà il Consorzio presieduto da Valentino Di Campli è la maggiore realtà cooperativa della regione: contando infatti anche il lavoro nel vino sfuso svolto direttamente dalle 9 cantine socie, l’aggregato Citra sale fino 85,4 milioni. In Puglia la salentina Cantine Due Palme è azienda di riferimento nella sua regione e tra le maggiori nel Mezzogiorno. Più di 26 milioni di fatturato, la coop di Cellino San Marco presieduta dall’enologo Angelo Maci e guidata dal dg Assunta De Cillis, è figlia di un processo di aggregazioni che non si ferma: è ancora calda l’acquisizione per incorporazione della coop di Arnesano-Monteroni, che porta in dote alla Due Palme la Dop Copertino. Novità anche nella produzione: Due Palme ha appena investito 1,5 milioni per realizzare un impianto per la produzione di bollicine extra dry da uve Negroamaro made in Salento. Appena sbarcate sul mercato, a 4,5 euro sullo scaffale, ne ha vendute 30 mila bottiglie in 15 giorni.

Due Palme non è più sola a rappresentare la cooperazione della sua regione. Entra infatti in classifica la Cantina Vecchia Torre di Leverano (Lecce).1240 soci per 1100 ettari vitati, fatturato 13,8 milioni, è presieduta da Antonio Tumolo.

Valentino Di Campli pres. Citra

Valentino Di Campli pres. Citra

Angelo Maci, Pres. Cantine Due Palme

Angelo Maci, Pres. Cantine Due Palme

Isole: Sicilia e Sardegna

Salvatore Li Petri, dg Settesoli

Salvatore Li Petri, dg Settesoli

Settesoli

In Sicilia la veterana Settesoli è la più grande realtà cooperativa della Sicilia e tra le maggiori in Italia. Base a Menfi (Agrigento), 2000 soci, 6 mila ettari di vigneti, 51,8 milioni di fatturato, è protagonista di una bella iniziativa a favore del territorio in cui opera. La coop presieduta da Vito Varvaro e guidata da Salvatori Li Petri è infatti promotrice del restauro dei Templi di Selinunte, uno dei parchi archeologici più belli del mondo. Il progetto battezzato «Settesoli sostiene Selinunte» ha preso il via, dopo incredibili difficoltà burocratiche. Ha vinto la tenacia di un privato innamorato della sua terra. L’obiettivo ora è di raccogliere minimo 500 mila euro da destinare ai restauri, con il coinvolgimento dei consumatori dei vini Settesoli e non solo. L’operazione di fund raising con annessa massiccia campagna marketing partirà a settembre. Sempre in Sicilia new entry a quota 53: è Colomba bianca di Mazara del Vallo, 29 milioni di fatturato, 2.166 soci, impegno sul fronte biologico.

In Sardegna crescita a due cifre per la Cantina di Santadi, che ha casa nel Sulcis, a sud ovest dell’isola. Sotto la guida del suo presidente Antonello Pillone la coop prosegue la sua crescita all’insegna della qualità. Il fatturato è pari a 10,3 milioni.

Le lepri del mercato

Nelle graduatoria dei maggiori incrementi di fatturato si mischiano coop e aziende private. Restando tra queste ultime, si notano cantine molto impegnate nella produzione e vendita del Prosecco, locomotiva di tutto il comparto delle bollicine anche nel 2015. E’ il caso di Astoria, Bisol, Bottega, Zonin, La Gioiosa, Valdo. Nell’area dei vini fermi corrono la tarantina Varvaglione, Pasqua, Feudi di San Gregorio, Fontanafredda. Cresce a galoppo non solo il fatturato ma anche il perimetro delle Tenute Piccini: l’azienda toscana di Martina e Mario Piccini, che figura anche tra i maggiori esportatori, ha infatti acquistato una nuova azienda in Sicilia di circa 115 ettari vitati sulle pendici dell’Etna. Coop a parte, export a go go per Cantine Sgarzi e per il gruppo Farnese guidato da Valentino Sciotti, che porta sul mercato più di 16 milioni di bottiglie. Uno sguardo sul fatturato Italia evidenzia crescite superiori alla media di Umani Ronchi, Marchesi Mazzei, Donnafugata, Barone Ricasoli, Bertani, Feudi di San Gregorio, Zenato, Fontanafredda, Masi.

Incremento sostenuto anche per la Genagricola, guidata da Alessandro Marchionne, holding agroalimentare delle Generali, con circa 50 milioni di fatturato di cui l’area vino (760 ettari vitati, più di 11 milioni di fatturato, più di 3 milioni di bottiglie) rappresenta circa il 35%. Articolato su 8 tenute (tra queste la Tenuta Sant’Anna in Veneto, Torre Rosazza in Friuli, Bricco dei Guazzi nel Monferrato e V8+ per il Prosecco) il polo vino di Genagricola ha allargato di recente il proprio raggio d’azione con una nuova proprietà in Valpolicella, arricchendo così il suo portafoglio prodotti. 160 anni di storia, Genagricola è la più grande azienda agricola italiana che a questo punto ha deciso di cambiare passo in tutti i suoi comparti a cominciare appunto dal vino. Non a caso, da più di un anno, Marchionne può contare sulla preziosa consulenza di Riccardo Cotarella, con l’obiettivo di puntare il timone della produzione verso la più alta qualità, valorizzando le biodiversità e le diversità territoriali che esistono in una realtà di queste dimensioni.

 

Enoitalia E infine chi porta più vino sul mercato? Vince alla grande Caviro, seguita dalle Riunite. Tra i privati rubano la scena Enoitalia, Botter, Fratelli Martini indirizzando tutto o quasi all’export. Intorno ai 70 milioni di bottiglie anche i due gruppi cooperativi Cevico e Cavit, mentre si passa a quota 50 milioni con Mondodelvino group. Subito sotto, 49 milioni, eccoci con Zonin 1821 e Mezzacorona, quindi Italian wine brands con 45 milioni.

Tra i 30 e i 40 milioni di bottiglie si muovono Casa vinicola Caldirola, Cantina di Soave, La Vis, Casa vinicola Natale Verga. Ben 12 aziende viaggiano dai 20 ai 30 milioni, Tra queste Cielo e Terra (29 milioni), Marchesi Antinori ( 23,4) Ruffino (23,3), Castellani e Chiarli (22), Citra vini (20).

Scendendo (si fa per dire ) da 20 a 15 milioni incrociamo Santa Margherita, la Casa Vinicola Sartori, Farnese group, Banfi, Pasqua e la Spumanti Valdo, tra i leader del Prosecco.

I campioni in GDO

Fonte Anna Di Martino

Fonte Anna Di Martino

Quali sono le aziende più impegnate nella Gdo?

Non esiste una classifica ufficiale (rigorosamente top secret). Ma i dati raccolti tenendo conto anche dei marchi più familiari presenti negli scaffali consentono di stilare una graduatoria attendibile (tabella qui accanto).

Guida le danze Caviro con oltre 100 milioni di ricavi e una quota di mercato superiore all’8%. Oltre al noto Tavernello (che è anche il brand italiano più diffuso al mondo) Caviro spopola con il Castellino, sul mercato da 40 anni, con 2 milioni di consumatori. Il Nero d’Avola Rapitalà e il frizzante Turà Lamberti sono i cavalli più popular del Gruppo italiano vini che ricava nella gdo più di 50 milioni di ricavi (per una quota di mercato di circa il 4%) come le Cantine riunite, queste ultime molto forti con la linea Maschio: vini frizzanti soprattutto, ma anche Chardonnay, Pinot rosa e Verduzzo. Sfiora 50 milioni Cevico: dalla sua tutta la linea del famoso San Crispino, ma anche il Sangiovese di Romagna Galassi (vino più venduto tra i 3-4 euro) e i vini romagnoli di Terre Cevico, per citare alcune referenze. Il marchio La Cacciatora è l’ariete di Caldirola (più di 35 milioni di ricavi) mentre Cielo e Terra (più di 20 milioni di ricavi) si gode da 9 anni il primato del Freschello: 10 milioni di pezzi, vino più venduto tra le bottiglie da 0,75. Il Muller spumante e il Trentino doc Muller Thurgau Mastri Vernacoli sono le due bandiere di Cavit (circa 21 milioni) tra le bollicine e i vini fermi; mentre il Prosecco è la colonna di Zonin 1821 che ricava circa 20 milioni sul fronte Gdo. Leader nella fascia di prezzo sopra i 3 euro, Chiarli (ricavi di circa 18 milioni) domina con tutta la famiglia dei Lambrusco e del Pignoletto e infine Gotto d’oro (circa 18 milioni) è il riferimento per le tipologie di vini laziali.

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Le prospettive

vino e pcCosa dicono i tanti numeri della classifica 2015?

Prima di tutto che il mercato del vino, al di là della sua aureola glamour e dei lusinghieri riscontri oltre frontiera, continua a essere molto difficile, a causa del calo costante dei consumi, degli alti costi di distribuzione e del peso elevatissimo delle promozioni che caratterizza le vendite nella grande distribuzione organizzata, il canale che si aggiudica l’80% delle vendite di vino confezionato.

Sempre molto diretto, Sergio Dagnino, dg di Caviro, operatore leader nella gdo, non fa sconti: «Il lieve incremento dello 0,4% dello scorso anno non compensa in nessun modo quello che si è perso negli scorsi anni e inoltre l’inversione di tendenza si è già annullata nei primi 2 mesi del 2016».

Si vedrà se ci sarà un recupero in corso d’anno. E’ anche vero però che, lontane dagli spazi Gdo, sono tante le cantine soddisfatte dell’andamento degli affari nel primo trimestre dell’anno. Nessuno mente, naturalmente. A fare la differenza ancora una volta è l’export. Fuori casa le vendite continuano a tirare, sospinte in particolare dal Prosecco, le bollicine fenomeno che trainano tutta l’area spumanti e hanno rappresentato il locomotore principale delle esportazioni 2015. Interessante anche a questo proposito il punto di vista di Dagnino: «Senza Prosecco e Pinot grigio il risultato estero sarebbe stato ben diverso. L’Italia continua ad avere buone posizioni, ma è indubbio che ci siano problematiche per altre tipologie di vino, come i rossi: su questo tavolo Spagna e Cile stanno dando molto fastidio alle produzioni italiane».

vino e digitaleInsomma l’export funziona, ma non per tutti allo stesso modo. Mentre diventa indispensabile per gli operatori aprirsi a nuove forme di comunicazione e vendita, e-commerce e social media, ritenute ormai a tutte le latitudini, nuovi decisivi driver di sviluppo. Non a caso la grande spinta verso la sfida digitale è stata il tema centrale dell’ultimo Vinitaly, con un impegno in prima persona del ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina (che ha invitato, tra l’altro, a Verona tutti i giganti del web) e la presenza di Jack Ma fondatore di Alibaba, colosso cinese dell’e-commerce promossa e organizzata da Vinitaly e in particolare dal suo braccio operativo estero Vinitaly international, guidato da Stevie Kim.

Valorizzazione dei brand e delle diversità territoriali e cura maniacale della qualità sono oggi il comune denominatore e la strada maestra di tante cantine. Contemporaneamente «sarebbe importante creare una cultura nuova nei confronti del vino, inteso come parte della nostra storia e del nostro dna», dice Sandro Boscaini, presidente Federvini, apprezzando la proposta del senatore pugliese Dario Stefano di introdurre nelle scuole primarie e secondarie l’insegnamento della «storia e civiltà del vino». Questo aiuterebbe anche il consumatore a distinguere tra vino e vino, riconoscendo le eccellenze meritevoli di essere pagate quel quid in più e nel tempo potrebbe determinare «un ribilanciamento tra export e mercato interno», sottolinea Boscaini che aggiunge: «La conoscenza è decisiva nell’accettazione di un prezzo e d’altra parte così si spiega perché un litro di Champagne costi mediamente 24 euro e un nostro spumante solo 3,20 ».
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