Blog

Argea, prima realtà privata del mercato

L'economia 24-ottobre 2022

L’economia 24-ottobre 2022 (PDF)

Il cacio sui maccheroni. Per Massimo Romani, ad di Argea, il nuovo acquisto della Cantina Zaccagnini calza perfettamente con le ambizioni e gli obiettivi strategici del primo player privato del mercato del vino italiano creato dal fondo Clessidra. Sotto tutti i punti di vista. «Per dimensione: la cantina viaggia tra i 27 e i 30 milioni di fatturato e opera in un’area viticola di grande valore come l’Abruzzo», spiega Romani. «Per copertura delle piazze internazionali: in particolare dell’America, primo mercato del nostro gruppo, dove già oggi contiamo circa 100 milioni di fatturato, e principale direttrice di sviluppo del nostro piano industriale: proprio in Nord America puntiamo a realizzare la metà del nostro volume di affari», dice ancora l’ad. «E infine per il suo posizionamento premium: Zaccagnini è il Montepulciano d’Abruzzo in Usa, dove gode di una indiscussa e forte reputazione ed è, al tempo stesso, un’icona della sua regione, rappresentando quell’eccellenza territoriale che desideriamo aggregare e sceglierci come compagni di viaggio». Ciliegina sulla torta è la sintonia con il proprietario Marcello Zaccagnini: «E’ persona di grande sensibilità e bravura imprenditoriale», sottolinea Romani, «ha sposato il nostro progetto e ha voglia di spendersi in prima persona come ambassador del marchio nel mondo». (altro…)

Obiettivo Valore

L'articolo da Il Corriere della Sera

L’articolo da Il Corriere della Sera

«Una medaglia di legno»: Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione Italiana vini (Uiv) e della Marchesi Frescobaldi chiama così  quella che i viticoltori italiani si appuntano sul petto per il primato, raggiunto anche quest’anno, di maggiore produttore di uva al mondo. Uva sanissima, peraltro, grazie alla siccità che ha fatto da barriera a ogni tipo di malattia, che si tradurrà in oltre 50 milioni di ettolitri di vino, più 3% rispetto alla media degli ultimi 3 anni. Il fatto è che questo record di produzione non basta da solo a generare reddito. 
(altro…)

Annata 2022: il polso di 21 Consorzi zona per zona

L'articolo da Il Corriere della Sera

L’articolo da Il Corriere della Sera

Dopo la cavalcata del 2021 e l’ottimo inizio del 2022, che aria tira nel mercato del vino italiano?

«Aria buona fino a oggi», dice Albiera Antinori nella sua triplice veste di presidente del settore vini di Federvini, del Consorzio di tutela dei vini di Bolgheri e della maison di famiglia, la Marchesi Antinori. «Abbiamo avuto un bel rimbalzo nelle vendite, quasi inaspettato, è tornato il turismo così importante e il vino italiano all’estero è andato molto bene», racconta. «Certo stiamo anche affrontando il difficile reperimento delle materie prime, con rincari a catena su vetri, tappi, cartoni, logistica, costi energetici. C’è inoltre il problema inflazione che riduce il potere d’acquisto dei consumatori e ci sono nuvole e incognite all’orizzonte che ci fanno stare molto attenti. Ma l’agricoltore è allenato ad avere stagioni complicate e ha spalle forti: le basi strutturali del nostro mercato sono solide, i prodotti sono sempre migliori, i viticoltori stanno andando di buon passo verso un’agricoltura più tecnologica e sostenibile e stiamo chiudendo una vendemmia che premia il nostro lavoro e ci entusiasma».

Proprio così. E’ alle battute finali una vendemmia che sembrava compromessa dalla lunga siccità e che invece sta andando al di là delle più ottimistiche previsioni, grazie alle piogge di fine agosto, regalando buon umore in tutti i principali territori del vino. (altro…)

Censimento: in 20 anni meno aziende, ma più grandi

L'articolo da Il Corriere della Sera

L’articolo da Il Corriere della Sera

Sorpresa: in 20 anni sono sparite dal Vigneto Italia più di mezzo milione di aziende. Erano 790 mila le aziende vitivinicole italiane censite dall’Istat nel 2000, sono diventate 384 mila nel 2010 per ridursi a 255 mila nel 2020: un terzo in meno solo nell’ultimo decennio. E’ quanto emerge da un’analisi dell’Osservatorio dell’Unione Italiana vini realizzata elaborando l’ultimo censimento agricolo dell’Istat. Da questa speciale indagine emerge un altro dato interessante: e cioè nello stesso arco di tempo è cresciuta la superficie media delle aziende: era di 0,9 ettari nel 2000, è salita a 1,6 ettari nel 2010, per arrivare a 2,5 nel 2020, pari a una crescita del 174%. Morale: sul mercato operano oggi meno aziende, ma un pochino più grandi (o meno nane), con picchi di 5,5 ettari in Friuli Venezia Giulia, 4 ettari in Lombardia, tra 3 e 4  ettari in Veneto, Piemonte, Emilia Romagna e Toscana. Sono raddoppiate in vent’anni le superfici medie trentine (1,8 ettari), mentre le aziende più piccole, con una proprietà viticola inferiore all’ettaro, si trovano in Liguria, Valle d’Aosta, Basilicata e Calabria. Il tutto su una superficie vitata nazionale, sostanzialmente stabile, e pari a 636 mila ettari. Secondo l’indagine dell’Osservatorio Uiv, al Nord le superfici medie si attestano a 3,4 ettari (+70% sul 2010), al Centro a 2,3 ettari (+60%), al Sud a 1,8 (+50%), mentre nelle Isole la media è 2,5 ettari, equivalenti a una crescita del 15%.ADM-TabellaCensimento-incidenza (altro…)

GDO: oltre il Prosecco

Caschi il mondo le bollicine tirano. Gettonatissime tra i vini proposti dalla grande distribuzione organizzata, hanno registrato negli ultimi anni un progresso continuo che si è tradotto in un giro d’affari di 708,6 milioni a fine 2021, pari a un incremento del 20% sul 2020 e del 40% sul 2018.

A fare la parte del leone e a tirare la volata, è, come sempre, sua maestà il Prosecco, che non ha rivali, rappresentando da solo la metà del giro d’affari degli spumanti.

Ma negli ultimi anni qualcosa di nuovo si sta muovendo.  Sono molte infatti  le cantine, su e giù per l’Italia, che hanno cominciato a spumantizzare uve locali, con l’obiettivo evidente di catturare l’interesse crescente del mercato verso questa tipologia di vini, portando a casa  risultati molto interessanti.

Pecorino, Gewurztraminer, Fior d’arancio (Colli Euganei), Vermentino, Novebolle (da uve Trebbiano), Passerina, Negroamaro, Garda, Falanghina, Grillo: ecco alcune delle nuove bollicine che stanno conquistando spazi negli scaffali della Gdo, affiancando i più noti Ribolla, Pignoletto o Muller Thurgau. E’ un drappello spumeggiante: che in cinque anni ha raddoppiato la sua taglia e nell’ultimo esercizio ha generato 8,5 milioni di incassi con un incremento del 16% in valore e del 12% in volumi rispetto al 2020.

Vini, spumanti e fermi

Vini, spumanti e fermi- datiA conti fatti, il comparto dei vini spumanti,  che comprende, ovviamente, anche i grandi classici come Trento doc, Franciacorta o Alta Langa, ai vertici della gamma, è l’unica componente di mercato a girare la boa del 2021 con il segno più, sia in termini di volumi che di valori. Molto diversa è la dinamica dei vini fermi rossi e bianchi che, dopo l’exploit del 2020 condizionato da continui lockdown, ha ripreso il suo andamento più lento, più vicino ai livelli del 2019: la flessione dei volumi è stata del 2,5%, mentre il fatturato è positivo con un +2,6% . Battuta d’arresto per i vini frizzanti, in flessione sia per valore che per volumi. Risultato finale: il fatturato totale dei vini venduti nella Gdo nel 2021 è stato pari a 2,9 miliardi con un incremento del 5,8% in valore e un sostanziale pareggio nei volumi(-0,3%).

Ma come si presenta il 2022?

Nelle prime 11 settimane di quest’anno, vini + spumanti hanno fatto registrare una flessione che sfiora il 9%. «Ma non è una sorpresa », sostiene Virgilio Romano, direttore area vini di Iri, società di analisi e ricerche di mercato specializzata nel settore. «In pratica questi dati si confrontano con quelli di un periodo di semi lockdown dello scorso anno, in cui è stata realizzata una crescita del 21% a valore e dell’11% a volume. Si tratta quindi di un ritorno a una dinamica più normale che non sorprende. Solo dopo Pasqua si potrà capire quale sarà la direzione di crescita del mercato».

Nel frattempo quali sono i vini che hanno spopolato nel 2021, realizzando i maggiori tassi di crescita? Sul primo gradino del podio c’è il sempreverde Chianti che sfoggia incrementi sia a volume (+3,7%) che a valore (+5,4%). Al secondo posto c’è il Lambrusco, che accusa però il segno   meno,  e al terzo il Montepulciano d’Abruzzo, in crescita per valore.  Alle spalle del tris d’assi alcune sorprese, come l’exploit del Vermentino in tutte le sue declinazioni, Sardegna, Liguria e Maremma Toscana, capace di realizzare aumenti a due cifre sia in volume (+21,9%) sia in valore (+25,5%). Tra gli emergenti, brillano in particolare il bianco Lugana (Veneto e Lombardia) cresciuto del 34% e l’Amarone della Valpolicella con un +32%.

Unicredit-Nomisma Wine Monitor-Vinitaly: il nuovo indice per le regioni

Veneto, Trentino Alto Adige, Toscana, Piemonte e Sicilia: ecco le cinque regioni che vantano un posizionamento competitivo sopra la media, secondo l’Agri4index Unicredit-Nomisma wine monitor-Vinitaly. L’ indice di competitività che lo scorso anno ha consacrato la filiera vinicola italiana come la più forte tra le filiere agroalimentari del Paese, torna alla carica mettendo a fuoco questa volta le singole regioni, in ogni loro caratteristica: dalla capacità produttiva alla dimensione media delle aziende, al peso export, per citare solo alcuni dei 60 parametri presi in considerazione.

Insomma una radiografia che punta a conoscere a fondo il mercato.

«Il settore vitivinicolo italiano si trova oggi ad affrontare nuove e imprevedibili sfide, come per esempio il contesto geopolitico, che ha prodotto un impatto per l’export di vino di oltre 400 milioni di euro o l’impennata dei prezzi delle commodity», dichiara Niccolò Ubertalli, responsabile UniCredit Italia. «Per questo UniCredit ha stanziato un plafond straordinario di 1 miliardo di euro per aiutare le imprese agricole a far fronte alle crescenti spese correnti. E inoltre mettiamo a disposizione del comparto il know how dei nostri specialisti per intercettare nuove traiettorie di crescita, magari su mercati ad alto potenziale come la Corea del Sud e l’Australia».

A quanto pare è grande amore tra Unicredit e il mercato vinicolo italiano. Al punto da attraversare la penisola in lungo in largo per individuare direttamente con gli imprenditori esigenze, criticità, prospettive. L’iniziativa, realizzata a braccetto con Nomisma wine monitor diretta da Denis Pantini, si è sviluppata attraverso 8 tavoli regionali e si è conclusa al Vinitaly, in apertura del più importante evento del vino italiano, mettendo in luce le esigenze più sentite dai vignaioli-imprenditori. Qualche esempio? Fermo il problema dei costi di produzione avvertito in ogni dove, in Veneto si sente la necessità di una maggiore diversificazione dell’export, in Sicilia si preme molto sulla sostenibilità a 360,a patto però che il peso della certificazione sia forte al punto da determinare un aumento del valore aziendale. In Emilia Romagna si punta su una forte identità regionale che poggi anche sull’enoturismo per potenziare l’export. In Puglia si sottolinea l’importanza che tutta la regione abbia una copertura di rete per potere parlare di transizione digitale e agricoltura di precisione, mentre  in Piemonte si richiede maggiore consulenza per le piccole imprese che rappresentano il cardine del territorio. Ancora in Lombardia si auspica una crescita della cultura aziendale più attenta al consumatore. Solo alcuni degli spunti emersi dagli incontri.

Sullo sfondo la fotografia inedita delle varie regioni. Cosa è emerso? Al di là dei dati di scenario 2021 (import cresciuto ovunque, record di export, Gdo in crescita e ripresa della ristorazione) è interessante scoprire alcune caratteristiche regionali fin qui inedite. Si scopre per esempio che in Valle d’Aosta il prezzo medio di una bottiglia di vino nella grande distribuzione è quasi il doppio della media nazionale: 12,34 euro al litro contro 5,6 euro. Anche in Liguria non si scherza: 9,85 euro di media, seguita da Trentino Alto Adige (7,9 euro), Sicilia (6,89) e Campania (6,75). La Toscana vanta il valore aggiunto sul fatturato più alto in assoluto, seguita da Campania, Sicilia, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, mentre in Veneto, Liguria, Basilicata, Campania e Puglia il peso delle aziende condotte da giovani agricoltori è molto più  alto che altrove. E dove si trova  la maggiore estensione di vigneti Bio sul totale in produzione? Questa coccarda spetta a Calabria, Marche, Toscana, Sicilia e Basilicata. Va da sè che le cinque regioni fuoriclasse si ritrovano quasi sempre in prima fila in ognuno dei 60 parametri esaminati.

Anna Di Martino

Aumento costi materie prime: stangata da oltre 1 miliardo

Una batosta da 1,1 miliardi di euro sta per abbattersi sulla filiera vitivinicola italiana a causa del generale aumento delle materie prime. La denuncia arriva da uno studio Censis-Alleanza Cooperative Agroalimentari, quantificando, conti alla mano, i  timori del mercato: «L’incremento dei costi dell’energia e dei materiali di produzione con cui siamo costretti a confrontarci da mesi, rappresenta un problema serio per le imprese vitivinicole», sottolinea Luca Rigotti, coordinatore vino di Alleanza cooperative agroalimentari. Non solo. «A questo punto potrebbero iniziare  anche problemi di reperimento  di materiali indispensabili per noi, come per esempio il vetro, dal momento che ci sono segnali di difficoltà per le consegne», precisa ancora Rigotti. Morale: «tutto ciò incide sulla redditività delle imprese, erodendo i loro margini e compromettendone anche la capacità competitiva sui mercati internazionali».

Un carico da novanta ai costi di produzione arriva dalle componenti dei prodotti energetici, che hanno fatto segnare un aumento del 31,4% medio annuo tra febbraio 2021 e febbraio 2022 : in particolare  i carburanti hanno fatto un balzo all’insù del 38,3%, l’energia elettrica del 16,7% e i lubrificanti addirittura del 70%. Fra i prodotti utilizzati nella coltivazione, i costi di fertilizzanti e concimi sono lievitati del 32,3%. Aumenti a gogò anche per i materiali per confezionamento e imballaggio: il prezzo del vetro è infatti cresciuto dell’8,5% e quello del sughero del 9,4%. Sono invece compresi fra il 23% e il 30% gli aumenti di carta e imballaggi. «Urge trovare strumenti capaci di attutire la crisi, sulla linea di quelli già emanati dal Governo ed è necessario un intervento dell’UE per introdurre un tetto al prezzo di energia e gas», è l’auspicio di Rigotti.

L’Enoturismo è donna

L’Enoturismo è donna. La maggioranza delle imprenditrici vinicole si prende infatti cura dell’accoglienza dei turisti in cantina. Ed è quindi principale responsabile dei risultati in costante crescita di quel fenomeno, battezzato enoturismo, che nel 2019 (ultimo anno prepandemia) ha attirato 14 milioni di persone, generando un giro d’affari di 2,5 miliardi.

Un’indagine realizzata da Nomisma wine monitor per conto dell’Osservatorio città del vino, Donne del vino e Associazione La Puglia in Più, ha coinvolto 150 cantine in 92 diversi comuni italiani e ha registrato una presenza prevalente delle donne nell’area marketing (80% del campione) e in quella appunto dell’enoturismo (76%). Interessante notare come l’enoturismo si traduca in modelli diversi.

La wine hospitality è nel 99% dei casi degustazione dei vini, associata alla visita guidata degli impianti produttivi (94%) e alla vendita diretta (96%). Non più del 40% delle cantine offre anche ristorazione e pernottamento e meno del 20% propone iniziative particolari come corsi di cucina o esperienze in vendemmia. Non solo: le cantine più ferme su un’offerta standard sono quelle del centro nord, mentre le aziende del centro e del sud propongono un’offerta più ricca.

«Occorre una cabina di regia dell’enoturismo nell’ambito del Ministero Agricoltura per dare un indirizzo comune ad uno dei comparti più promettenti dell’attività vitivinicola nazionale», è la richiesta di Donatella Cinelli Colombini, presidente delle Donne del vino.

Mantovani: ecco il nuovo Vinitaly

Internazionalità e business. «Il piano del nuovo Vinitaly parte con questa edizione e si completerà nel 2024: punta in primo luogo alla crescita internazionale, con una maggiore presenza di espositori esteri e un’ accurata selezione di buyer, provenienti in particolare da aree asiatiche e del nord America, le più richieste dalle aziende», Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, sottolinea gli obiettivi messi a punto per il più importante evento del vino in Italia, in corso in questi giorni a Verona con la partecipazione di 4.400 aziende da 19 nazioni. Si parte da un dato di fatto: «Il primo motivo che porta le aziende al Vinitaly è l’acquisizione di nuovi clienti esteri.

In pratica, com’è giusto,  le cantine vogliono fare business in Fiera», scandisce Mantovani. E questa è un’ indicazione che emerge anche dall’indagine realizzata con la consulenza della Roland Berger, che ha coinvolto 230 aziende rappresentative del mercato, concordi nell’indicare tra i punti di forza del Vinitaly la presenza di buyer esteri (76%) e nazionali (53%).

Una specifica esigenza che ha già trovato una prima risposta nell’edizione in corso, con la presenza di 680 importatori, di cui 130 top buyer Usa, primo mercato mondiale del vino. «Non avevamo mai raggiunto questa cifra che è il risultato della campagna di incoming estero che abbiamo realizzato assieme all’Ice, e per la quale abbiamo investito 4 milioni di euro», rivela Mantovani, promotore convinto della progressione di iniziative estere realizzate sotto l’insegna del Vinitaly in questi anni.

E’ già deciso, tra l’altro, il potenziamento della Vinitaly international Academy: strumento finalizzato alla diffusione della conoscenza delle tante specificità del Vigneto Italia e alla creazione di una rete di professionisti e ambasciatori del vino italiano nel mondo. Va da sé che il piano Vinitaly 2024 comprende anche una distinzione più marcata tra presenza professionale e wine lover e una diffusione a 360°di tutti i possibili strumenti on line a disposizione del b2b.

Le cantine over 100 milioni

Più di 4,8 miliardi di fatturato: è il giro d’affari 2021 del club over 100 milioni. Ovvero delle aziende vitivinicole che hanno chiuso l’ultimo esercizio con più di 100 milioni di incassi, entrando così di diritto nel circolo esclusivo dei big che guidano la speciale classifica delle oltre 100 cantine più grandi d’Italia (in uscita più avanti).

Al giro di boa 2021 sono tante le novità al tavolo dei big. L’unico punto fermo è il primato della coop emiliana Cantine Riunite & Civ che si consolida al vertice del mercato, con oltre 635 milioni di fatturato, alimentato per ben 431 milioni dal controllato Gruppo italiano vini.

over 100 Milioni - 2021

over 100 Milioni – 2021

Alle spalle delle Riunite nulla è più come prima. A cominciare dalla damigella d’onore: conquista il secondo gradino del podio, l’Italian wine brands, gruppo quotato in Borsa, che in linea con il suo piano strategico sta crescendo attraverso acquisizioni. L’ultima, Enoitalia, le ha fatto raddoppiare la taglia, portandosi a casa il maggiore imbottigliatore del mercato. La public company milanese ha un consolidato pro-forma con Enoitalia di 408,9 milioni, cui la società aggiunge i ricavi dell’americana  Enovation Brands, acquisita a fine anno, raggiungendo un totale di 423,6 milioni che le assegna il titolo di primo gruppo privato del mercato.

Cambio della guardia anche sul terzo gradino del podio, dove si piazza il polo Botter-Mdv con un consolidato di 419,6 milioni. Il braccio vinicolo della Sgr Clessidra (fa capo all’Italmobiliare della famiglia Pesenti) è il frutto della doppia operazione realizzata lo scorso anno con l’acquisizione della Casa vinicola Botter Carlo e del Mondodelvino (ovvero due ex del salotto over 100).

Una manciata di milioni separa il Polo Botter-Mdv dall’Italian wine branbds:  c’è da scommettere che la gara tra questi due gruppi privati di taglio industriale-finanziario, che hanno conquistato la testa del mercato puntando entrambi sulla creazione di un campione nazionale, riserverà molte sorprese.

Novità non solo sul podio. Al di là del duello al vertice, tutto il mercato 2021 si è mosso con vivacità, con risultati superiori alla media che hanno spinto in alto vari brand. Sono ben quattro infatti le new entry nel club over 100. La più grande è Villa Sandi, brand di riferimento del Prosecco di proprietà della famiglia Moretti Polegato. La maison veneta entra al 18mo posto, passando nel giro di un anno da 91,5 a 121,3 milioni, con un incremento che sfiora il 30%, grazie anche al lancio del Prosecco rosè di cui è stata tra i protagonisti.

Le popolari bollicine venete sono anche il core business di Mionetto, new entry al 21mo posto, con 104,5 milioni di fatturato, (+ 22%). Cuore e gestione a Valdobbiadene, l’ultracentenaria Mionetto appartiene al gruppo tedesco Henkell-Freixenet, tra i maggiori produttori di bollicine a livello mondiale.

Exploit del toscano Gruppo Piccini, terzo nuovo ingresso al 22mo posto, con 102 milioni di fatturato. L’azienda della famiglia Piccini spazia dalla Toscana, alla Sicilia e alla Basilicata, ed è stata capace di realizzare una crescita monstre del 50%.

Al 23mo posto, con 101,6 milioni, ecco il gruppo Ermes, prima cantina siciliana nel club. Il risultato della cooperativa nata in Belice 24 anni fa, è il frutto di una progressione costante e di uno sviluppo che dalla Sicilia si stende anche in Veneto e in Puglia, per un totale di 12.648 ettari di vigneti in produzione.

Ed eccoci ora agli habitué del circolo esclusivo. Rientra tra questi, dopo un anno di assenza, anche il gruppo Lunelli, al 13mo posto con 134 milioni. Il consolidato 2021 della famiglia trentina, mamma dello spumante Ferrari, beneficia per circa 10 milioni dell’inclusione della Tassoni, comprata lo scorso anno.

La produzione, e cioè la cura delle vigne e dell’uva, distingue alcuni dei big del club, regalando ai loro vini quella cifra in più che si traduce in qualità e fama nel mondo. Due esempi per tutti: sono cantine contadine, se così si può dire, quelle di due blasonate maison toscane: Palazzo Antinori (holding della famiglia Antinori, al quinto posto con un consolidato di 259 milioni)) e della Marchesi Frescobaldi (al 15mo posto, con 131,8 milioni): le due griffe del made in Italy nel mondo, con etichette contese sui mercati internazionali, hanno chiuso il 2021 con incrementi del fatturato a due cifre, una prova in più di quanto conti la forza di un brand,

specie quando il mercato è più difficile.

E’ sempre il lavoro dei viticoltori e la custodia della terra, quello che distingue tutte le coop del club: 10 in totale, a conferma del peso crescente della cooperazione sul vigneto Italia. Come la corazzata romagnola Caviro, al quarto posto con 390 milioni (per la prima volta fuori dal podio), che porta sul mercato più di 254 milioni di bottiglie; o la trentina Cavit che ha superato i 270 milioni di ricavi grazie a una crescita che sfiora il 30% (comprende il consolidamento di Cesarini Sforza, Casa Girelli e Glv). Ancora, si notano gli 87 milioni di bottiglie prodotte da Terre Cevico, mentre Mezzacorona e La Marca sono tra le coop più forti all’estero. Quest’ultima è anche titolare di un incremento a doppia cifra, in compagnia di Cantina di Soave, Collis Veneto e Vivo cantine.

Le cantine private non stanno a guardare. Sfoggia una crescita di oltre il 28% il gruppo Santa Margherita, tra gli attori di peso del settore, fresco di nuovi investimenti in Maremma e in Usa, che scala vari posti in classifica piazzandosi al 7mo posto con oltre 220 milioni di ricavi: tra le migliori performance dell’anno.

Aumento di oltre il 17% e salto in alto anche per il gruppo Ruffino a quota 17 con più di 125 milioni. Scala una posizione anche Casa vinicola Zonin, al nono posto con oltre 198 milioni. Si consolida Schenk italian wineries reduce da nuovi investimenti in Puglia, mentre la piemontese Fratelli Martini si conferma tra le otto aziende titolari di un fatturato superiore a 200 milioni. Chiude questa classifica la veneta Contri Spumanti, big delle bollicine.

Anna Di Martino

Contatti

Non esitate a contattarmi per maggiori informazioni sul mio lavoro!

Finito, dove vuoi andare?

torna all'inizio o usa il menù di navigazione a sinistra

Thanks for downloading!

Top