Lambrusco, Chianti, Chardonnay: i re dello scaffale

Il fatturato nella grande distribuzione è cresciuto del 3,5%

Meno volumi, più qualità: è la fotografia delle vendite di vino confezionato nella grande distribuzione organizzata, il canale attraverso il quale passa il 75% dei consumi in Italia. L’Istituto di ricerca Iri che ogni anno realizza per conto di Vinitaly un focus dettagliato su questo canale, rivela che nei primi due mesi di quest’anno gli acquisti di vino hanno ricominciato a crescere: più 5,3% le bottiglie da 0,75 litri che rappresentano il vino di maggiore qualità, più 1,7% il volume di tutto il vino confezionato. Sarà vera ripresa? Oppure, come è accaduto nel 2018, il piccolo rimbalzo iniziale si traduce in una flessione a fine anno?
Il mercato incrocia le dita, dopo un esercizio che si è chiuso con 619,4 milioni di litri venduti per un controvalore di 1,9 miliardi, pari a un incremento degli incassi del 2,9% e a un decremento dei volumi del 4,4% (che sarebbe stato anche più sostanzioso senza il contributo dei vini spumanti, in progresso costante).

Che cosa si compra? Lambrusco e Chianti prima di tutto, ma crescono tra i vini rossi il Montepulciano d’Abruzzo e il Primitivo, mentre tra i bianchi, dopo il gettonato Chardonnay, segnano tassi di incremento elevati il Lugana del Lombardo Veneto, la Passerina marchigiana, la Ribolla friulana. Più in generale gli acquisti si orientano sui vini spumanti, bio, doc, a marchio del distributore. Questi ultimi stanno conquistando spazio sugli scaffali e già rappresentano circa il 10% di mercato in valore.

La top ten della GDOChi sono i top ten della grande distribuzione? Anche quest’anno ecco una stima delle quote di mercato dei maggiori operatori, ricavata osservando il lavoro delle aziende comprese nella classifica delle maggiori imprese del mercato vitivinicolo italiano (in uscita le prossime settimane) e anche le etichette più familiari al grande pubblico esposte negli scaffali dei più grandi supermercati.

Come si può vedere si va da una fetta di mercato del 7% appannaggio della Caviro (marchi Tavernello e Botte buona) al 4% del Gruppo italiano vini e al 3% delle Riunite. In pratica le due corazzate cooperative al vertice del mercato, le Riunite (con il controllato Giv) e la Caviro controllano una fetta di mercato di uguale peso. Al di sotto del podio le quote vanno dal 2,5% del Consorzio Terre Cevico all’1,2% della Duca di Salaparuta.

Ma cosa si scopre se si puntano i riflettori sulle bottiglie da 0,75 litri, quelle con i vini di maggior valore che rappresentano da soli un terzo delle vendite? Indagando tra gli addetti ai lavori, emerge che su questo tavolo la top ten nella grande distribuzione organizzato cambia, con il Giv che sale al primo posto seguito da Riunite e Cavit.

Subito sotto il podio c’è Cielo e Terra, mentre Caviro si colloca al quinto posto, seguita da Cecchi, Duca di Salaparuta, Mezzacorona, Marchesi Antinori e Le Chiantigiane.

GDO 2018 ClassificaIn particolare si fanno notare le performance di alcuni marchi come Cavit, in netta crescita sia in volumi che in valore, Marchesi Antinori che opera con il prezzo medio più elevato o ancora Cecchi, che duplica la performance dello scorso anno, risultando la prima azienda toscana nella grande distribuzione (è sua l’etichetta di Chianti più venduta) ma anche una delle poche capaci di spuntare i prezzi medi più elevati: chiaro indice di una buona percezione dei prodotti da parte dei consumatori. Questo plus accomuna le 12 cantine capaci di vendere a prezzi superiori alla media. Chi sono? Da Marchesi Antinori a Santa Margherita, da Frescobaldi a Marchesi di Barolo, da Banfi ad Argiolas, da Cavit a Donnafugata, da Regaleali Tasca d’Almerita a Mionetto, da Mezzacorona a Cecchi.

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