Quanto si incassa a Natale, chi sono i 12 big

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L’articolo dal Corriere della sera, L’economia del 14-12-2020

Dall’ultima di novembre alla prima di gennaio: sono le sette settimane cruciali per il mercato del vino, quelle che possono cambiare il bilancio di una cantina. Da sempre. Ma mai come quest’anno in cui tutto il mondo dei cosiddetti consumi “fuori casa” (ristorazione, bar, enoteche, catering) è al tappeto causa pandemia e le vendite sono concentrate essenzialmente nella grande distribuzione organizzata (Gdo), canale attraverso cui passa più del 60% del commercio del vino in Italia.

«Questo periodo, che comprende le feste di Natale e Capodanno, è storicamente molto importante per il mercato del vino, sia per quanto riguarda i vini fermi e ancora di più per il mondo degli spumanti» sottolinea Virgilio Romano, direttore area vini della società di ricerca IRI. «Di fatto le vendite natalizie possono rappresentare il 20% del fatturato vino dell’anno nella Gdo».

Esclusiva iri stima crescita di mercato

Quale sarà il fatturato vino della Gdo nelle 7 settimane 2020?
Due le ipotesi più probabili secondo l’IRI. Una prevede che l’incremento delle vendite natalizie sarà pari a quello realizzato nei primi 11 mesi di quest’anno e cioè +6,9%
La seconda punta più in alto e prevede una crescita del 7,2% pari a quella realizzata nei primi sei mesi che comprendono il trimestre del lockdown nel quale sono stati realizzati incrementi particolarmente elevati.

Un’indagine esclusiva di Iri mette a fuoco il fatturato che il canale moderno ha realizzato nelle sette settimane degli ultimi 5 anni: dai 450 milioni totalizzati nel 2016 fino ai 513 milioni del 2019. Come sarà l’ultimo miglio del 2020? Considerata improbabile una crescita zero, Iri punta su due ipotesi. La prima: il fatturato raggiunge i 548,7 milioni con un aumento del 6,9% sul 2019: questa stima immagina un trend analogo a quello registrato nei primi 11 mesi dell’anno.  La seconda: il fatturato cresce del 7,2% fino a 556,2 milioni, nell’ipotesi che l’incremento delle vendite sia pari a quello realizzato nei primi 6 mesi che comprendono il  trimestre del lockdown quando si sono realizzate punte di crescita fuori dal normale
Si vedrà quale sarà il risultato finale. Di certo siamo in chiusura di un anno irripetibile per la Gdo.

La ricerca Iri per Vinitaly sui primi 10 mesi del 2020 ha svelato numeri impensabili fino allo scorso anno. A cominciare dall’incremento delle vendite pari al 6,9% in valore e al 5,3% in volume, clamorosi rispetto ai risultati 2019 (+1,8% in valore e +1,2% in volume), giudicati buoni in quel momento, dopo anni di calma piatta. Non solo.  Sono aumentate le vendite di vino nella categoria medio-alta, con incrementi del 13,6% nella fascia di prezzo dai 7 ai 10 euro e dell’8,7% nella fascia da 5 a 7 euro, il tutto con una flessione delle promozioni e anche dei vini dai 3 euro in giù.

Insomma una rivoluzione che lascerà segni permanenti, confermando anche un approccio diverso del consumatore, più attento alla qualità che alla quantità e più sensibile al nome della produttore. Non a caso nei mesi di consumo obbligato in casa si sono fatte largo molte cantine forti nel canale horeca (ristoranti, bar, catering) che hanno registrato incrementi di vendita a due cifre. E’ così che tra le bottiglie di maggior prezzo, spiccano le performance di Donnafugata, Frescobaldi, Feudi di San Gregorio, Casale del Giglio, Fontanafredda, Tormaresca, Marchesi Antinori.

«Si può anche dire che la Gdo è cambiata, è più attenta al produttore di nicchia che quindi si trova più a suo agio, e offre un servizio straordinario che contempla varie proposte e fasce di prezzo. L’importante è capire che si tratta di un canale molto esigente che va servito con professionalità», sostiene Lamberto Frescobaldi alla testa di una griffe presente in tutti i segmenti di mercato, dal lusso (con etichette cult come Masseto) alla Gdo con il rosso Remole.

«Il consumatore è cresciuto nel suo palato e ha scelto il vino della cantina preferita che beveva al ristorante o al winebar, forse l’acquisto di quella bottiglia ha rappresentato anche una piccola gratificazione in un momento di difficoltà», sottolinea Antonio Rallo ad di Donnafugata, la maison siciliana che, complici anche le sue originali etichette, ha registrato un incremento monstre di oltre il 30% il più alto in assoluto.

12 big GDOPiù in generale tutte le aziende storicamente presenti nella Gdo hanno conseguito risultati superiori alla media. A cominciare dai 12 big del comparto che detengono una quota di mercato in valore superiore all’1% delle vendite di vino confezionato (dalla bottiglia al brick al bag in box). Le aziende sono tutte presenti nella classifica delle 105 maggiori cantine italiane. Come si vede in questa specifica graduatoria, i primi sei posti appartengono al mondo cooperativo che è anche quello che ha retto meglio in questo anno così difficile, grazie al suo legame, spesso esclusivo, con la grande distribuzione. Inarrivabile è Caviro con una fetta di mercato superiore al 7% (che sfiora il 14% in volume). Oscilla tra 4% e 1,7% il peso di altri grandi attori come il Gruppo italiano vini e la controllante Cantine Riunite (le due assieme raggiungono la quota di Caviro), Terre Cevico-Due Tigli, mamma del popolare San Crispino o ancora Cavit con la sua linea Maestri Vernacoli che vanta una crescita del 14,3% e lo spumante Muller (+11,3%).  Il canale della distribuzione moderna, il cosiddetto off trade, è il principale drive di sviluppo di Cavit anche sui mercati esteri che assorbono l’80% del fatturato  del Consorzio trentino che ha chiuso un consolidato di 209,7 milioni (+ 9%) che tiene conto dell’operazione di acquisto delle tre aziende Casa Girelli, Cesarini Sforza e Glv dalla Cantina La Vis e Valle di Cembra ora nuova socia del Consorzio. Un risultato molto significativo grazie anche alla «strategia di forte diversificazione di prodotti, canali e mercati esteri implementata in questi anni», come sottolinea il direttore Enrico Zanoni.

Ha una quota di mercato di 1,3% Mezzacorona protagonista di una crescita del fatturato superiore al 10%, la più alta tra le coop. Stesso exploit anche per due realtà private: la veneta Zonin 1821 (+10,8%) e la toscana Cecchi (+10,7%) che è anche la maggiore azienda privata nel segmento di maggior valore, quello delle bottiglie da 0,75%, dove vanta anche il prezzo medio più elevato tra i maggiori competitor.

I dodici big portano sul mercato etichette popolari al grande pubblico. Qualche nome? Il gettonatissimo Freschello di Cielo e Terra, Tura Lamberti (Giv), Maschio (Riunite), Corvo Glicine (Duca di Salaparuta), Morellino La Mora (Cecchi), Lambrusco Villa Cialdini (Chiarli), Tavernello (Caviro).

Va da sé che sugli scaffali del canale moderno la competizione è molto forte e l’attenzione delle aziende è massima. «Tra i progetti c’è quello di portare negli scaffali italiani la nostra linea di vini biologici già presente nei supermercati esteri e di posizionare meglio i nostri vini per presidiare la fascia di prezzi più alta», afferma Andrea Sartori, presidente e ad della veneta Sartori, protagonista di un nuovo corso dopo il riassetto azionario (passaggio in maggioranza della Cantina di Colognola e potenziamento della quota dei fratelli Andrea e Luca  Sartori che conservano la guida aziendale) con la revisione di tutte le linee di prodotti, il rinnovamento del packaging e il riposizionamento dei vari brand.

Cooperative come Settesoli, Cantina di Soave, Citra, Tollo. Privati come Fratelli Martini, Villa Sandi, Santa Margherita, Banfi,  Pasqua, Mionetto, Tenute Piccini o Mondo del Vino: sono tra le aziende con i rapporti più forti e consolidati con il canale moderno che sicuramente ha portato alimento importante al loro fatturato. Un legame che difendono con forza assieme alle rispettive posizioni. Ci sono infatti tante cantine che non sono presenti oggi in Gdo che cercano di entrare, come rivela la pressione sui buyer delle maggiori insegne. Ma l’accesso è difficile. Gli scaffali sono pieni, le trattative complesse (si sa che la politica dei prezzi dei grandi marchi della Gdo sono sempre molto aggressive) e l’accoglienza non è scontata specie per chi fino a ieri considerava questo un canale di serie B.

Anna Di Martino

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