Annata 2022: il polso di 21 Consorzi zona per zona

L'articolo da Il Corriere della Sera

L’articolo da Il Corriere della Sera

Dopo la cavalcata del 2021 e l’ottimo inizio del 2022, che aria tira nel mercato del vino italiano?

«Aria buona fino a oggi», dice Albiera Antinori nella sua triplice veste di presidente del settore vini di Federvini, del Consorzio di tutela dei vini di Bolgheri e della maison di famiglia, la Marchesi Antinori. «Abbiamo avuto un bel rimbalzo nelle vendite, quasi inaspettato, è tornato il turismo così importante e il vino italiano all’estero è andato molto bene», racconta. «Certo stiamo anche affrontando il difficile reperimento delle materie prime, con rincari a catena su vetri, tappi, cartoni, logistica, costi energetici. C’è inoltre il problema inflazione che riduce il potere d’acquisto dei consumatori e ci sono nuvole e incognite all’orizzonte che ci fanno stare molto attenti. Ma l’agricoltore è allenato ad avere stagioni complicate e ha spalle forti: le basi strutturali del nostro mercato sono solide, i prodotti sono sempre migliori, i viticoltori stanno andando di buon passo verso un’agricoltura più tecnologica e sostenibile e stiamo chiudendo una vendemmia che premia il nostro lavoro e ci entusiasma».

Proprio così. E’ alle battute finali una vendemmia che sembrava compromessa dalla lunga siccità e che invece sta andando al di là delle più ottimistiche previsioni, grazie alle piogge di fine agosto, regalando buon umore in tutti i principali territori del vino.

ADM Consorzi tutela
Insomma le preoccupazioni ci sono, ma si lavora di lena per chiudere al meglio un’annata tutto sommato positiva. Così emerge nei vari Consorzi che tutelano le singole denominazioni e hanno il polso del mercato. Nella tabella qui accanto sono raccolti molti dei più importanti, cui fanno riferimento vini noti a consumatori e wine lovers. A cominciare dal Consorzio in assoluto più grande d’Italia, quello del popolarissimo Prosecco Doc presieduto da Stefano Zanette che rappresenta una produzione di ben 627,5 milioni di bottiglie all’anno e un’estensione viticola di 28.100 ettari da cui sono arrivate uve, anche a base spumante «che si annunciano più che promettenti». Sempre vivace l’andamento : +7,6% l’imbottigliato fino allo scorso agosto.  Suo fratello più piccolo (104,7 milioni di bottiglie) è il Prosecco superiore Docg , il cui Consorzio, presieduto da Elvira Bartolomiol, rappresenta la fetta più pregiata di una produzione in crescita costante, il cui valore ha superato i 620 milioni nel 2021. Insieme, le due anime del Prosecco, Doc e Docg, sono il motore della famiglia di spumanti italiani.

Dalle bollicine ai vini fermi: è di 27.140 ettari l’estensione dei vigneti del Consorzio vini Doc delle Venezie, casa del Pinot grigio, uno dei bianchi più famosi d’Italia, fortissimo all’estero, prodotto in 245 milioni di bottiglie. «La natura ci sorprende sempre e quest’anno ha stupito anche i migliori agronomi ed enologi», dice Albino Armani, presidente del Consorzio che vanta un’enorme estensione, spaziando dal Trentino, all’Alto Friuli alle spiagge di Caorle. Alle prese con la mancanza di bottiglie di vetro bianco, normalmente usato per imbottigliare il Pinot grigio, il Consorzio ha accusato nei mesi scorsi una battuta d’arresto delle vendite a quanto pare già superata con l’andamento di settembre. Armani non ha dubbi: «Il vino si può definire un prodotto anticiclico, la cui resistenza alle crisi stupisce gli stessi operatori, come ha anche dimostrato durante la pandemia».

Restando a nord-est ecco il Consorzio dei vini della Valpolicella presieduto da Christian Marchesini: più di 73 milioni di bottiglie di rossi amati, capitanati  da sua maestà l’Amarone, frutto di vigneti in cui è forte l’impegno verso la sostenibilità. La vendemmia da quelle parti ha sofferto più che altrove per la mancanza di mano d’opera, ma quel che conta alla fine è il risultato: ottimale anche dal punto di vista commerciale, con una crescita a doppia cifra delle vendite, Amarone e Valpolicella Ripasso in prima fila.

Ancora in Veneto per un bianco molto conosciuto, il Soave: una produzione di 50 milioni di bottiglie per 7 mila ettari vitati, tutelata dal Consorzio guidato dal direttore Igor Gladich che archivia una vendemmia di uve sanissime e livello qualitativo elevato.

A sud del Lago di Garda un altro bianco sugli scudi: ecco il Lugana, più di 27 milioni di bottiglie e un successo commerciale crescente. Qui la mancanza d’acqua ha colpito meno: «La maggior parte dei nostri soci produttori si è dotata di impianti di irrigazione di soccorso con sistema a goccia: il che comporta un grande risparmio idrico e una distribuzione più puntuale dell’acqua, con risvolti positivi anche sotto il profilo ambientale dell’ecosistema», sottolinea il presidente del Consorzio Fabio Zenato.

Buon tempo anche in Franciacorta, terra di bollicine raffinate che dopo l’exploit dello scorso anno, segnato da un record di vendite di oltre 20 milioni di bottiglie, sta continuando a marciare di buona lena: nel primo semestre 2022 la crescita è stata del 13% sul mercato interno che assorbe  più dell’85% della produzione e di oltre il 23% all’export. Presieduto da Silvano Brescianini, il Consorzio tutela un prodotto di fascia alta, con una produzione limitata, che potrebbe ritrovarsi senza prodotto di fronte a una domanda in crescita.

Ed eccoci a nord-ovest con il grande Consorzio Asti docg e i suoi 103 milioni di bottiglie: «Lieve calo dei quantitativi, ma profili aromatici eccezionali e grandi prospettive di qualità caratterizzano la nostra vendemmia conclusa già da tempo» sottolinea Giacomo Pondini, direttore del consorzio piemontese cui fanno capo vini familiari ai consumatori come l’Asti Spumante e il Moscato d’Asti. Stando ai risultati alla fine di agosto l’andamento commerciale registra una leggera crescita, appena superiore all’1% che media il brillante risultato dello spumante (+13,20) e il leggero calo incontrato dalla categoria Moscato.

«Abbiamo raccolto uve sanissime: se ci fosse stata più riserva idrica sarebbe stata la vendemmia del secolo”, si azzarda in Piemonte a casa del Consorzio del Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani (63,9 milioni di bottiglie). Presieduto da Matteo Ascheri, il Consorzio è protagonista di un’iniziativa unica: sottobraccio alla Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo, parteciperà il 28 ottobre, al Castello di  Grinzane Cavour, alla seconda edizione dell’asta solidale Barolo en primeur, iniziativa internazionale a sostegno di progetti di interesse sociale, regalando 1.200 bottiglie messe a disposizione dai produttori soci.

Sempre in Piemonte, terra eletta di grandi rossi d’autore, premiati dal mercato, altro consorzio protagonista è quello della Barbera d’Asti e Vini del Monferrato presieduto da Filippo Mobrici  (65 milioni di bottiglie): sulle colline dell’astigiano e del Monferrato vendemmia ottima e aspettative positive per l’accattivante Barbera, principessa del Consorzio e per tutte le 13 denominazioni prodotte nei 12 mila ettari vitati.

In Abruzzo il Consorzio che si prende cura del Montepulciano, è il terzo più grande per numero di bottiglie (180 milioni) e primo in Italia per estensione vitata (33 mila ettari). Vendite in crescita per uno dei vini più familiari nella grande distribuzione e marcia a pieno ritmo con il neo presidente Alessandro Nicodemi (per la prima volta espressione di una cantina privata) che sottolinea una buona vendemmia in linea con lo scorso anno.

Sangiovese di Romagna, Albana, Trebbiano e Rebola (vino che spopola a Rimini) sono i cavalli di razza nella scuderia del Consorzio di Romagna (109 milioni di bottiglie)  presieduto da Ruenza Santandrea, in crescita su tutta la linea.

In Toscana 5 consorzi tra i tanti che costellano una regione vocata alla viticoltura. Il più grande, presieduto da Giovanni Busi,  è quello del Chianti: 100 milioni di bottiglie, frutto di 14 mila ettari vitati, di un rosso popolare e molto gettonato nella grande distribuzione anche all’estero. E’ invece di 35 milioni la produzione del più pregiato Chianti classico, il cui Consorzio, presieduto da Giovanni Manetti, vanta anche la più vasta superficie coltivata in regime biologico: il 52,5% dei 6900 ettari vitati, la maggiore in Italia, cui va aggiunto un altro 20% in conversione. Vendemmia e andamento commerciale in linea con lo scorso anno.

Ancora in Toscana il Consorzio del Brunello di Montalcino (3500 ettari in produzione ,circa il 50% in regime biologico, per 11,4 milioni di bottiglie) protegge e accompagna il  momento magico del re Brunello. Le vendite a gogò del 2021 proseguono nel 2022: nel primo semestre sono cresciute del 21% in valore e del 13% in volume ( e incrementi a due cifre riguardano anche il Rosso). Ciliegina sulla torta la vendemmia: «Le premesse sono più che positive e a novembre, in occasione del Benvenuto Brunello, edizione per la prima volta cosmopolita con eventi in contemporanea a NewYork, Los Angeles, Londra e Toronto, presenteremo l’analisi quali-quantitativa dell’annata», annuncia il presidente Fabrizio Bindocci.

Vento in poppa anche per il Consorzio Bolgheri-Bolgheri Sassicaia, altra denominazione in forma smagliante: 1544 ettari in produzione (circa il 40% bio) e 7,2 milioni di bottiglie il cui apprezzamento continua a crescere. Lo scorso anno il valore allo scaffale del Bolgheri rosso, che rappresenta circa il 68% della produzione totale, è cresciuto del 3,5% e a luglio 2022 è stato registrato un ulteriore incremento del 2,8%.

Più o meno della stessa dimensione, 7 milioni di bottiglie e 2364 ettari, è il Consorzio Maremma Toscana presieduto da Francesco Mazzei  che raccoglie sotto il suo cappello un’ampia varietà di vini in linea con il suo variegato territorio. Tra tutti il Vermentino va per la maggiore. Buona la vendemmia soprattutto per le uve bianche, buone le vendite:+3% nel primo semestre.

Nelle Marche l’Istituto Marchigiano Tutela Vini guidato da Alberto Mazzoni e presieduto da Michele Bernetti , rappresenta 7500 ettari vitati (oltre 6 mila a biologico) e 26 milioni di bottiglie. Vendemmia buona con punte di eccellenza e sviluppo sul fronte commerciale anche all’estero, specie per il Verdicchio, tra i bianchi più apprezzati: secondo l’Istat l’export dei vini marchigiani è cresciuto del 39,4% nel primo semestre 2022 per un controvalore di 37 milioni di euro, un trend tre volte superiore alla media nazionale.

In Puglia ecco il Consorzio Primitivo di Manduria ,presieduto da Novella Pastorelli che protegge uno dei vini cult della regione, il Primitivo: 4mila ettari al servizio di questo rosso importante, tra i primi a essere vendemmiato ( da qui il suo nome)  prodotto in 30 milioni di bottiglie.

Mentre la penisola soffriva per la siccità , in Sicilia la pioggia è stata superiore alla media degli ultimi 20 anni: tanto meglio per i vignaioli della Doc Sicilia il cui Consorzio, presieduto da Antonio Rallo, esprime 96,2 milioni di bottiglie e una superficie vitata di 24683 ettari per il 20% in regime biologico. L’ impegno sul fronte della sostenibilità è però motivo di orgoglio in Sicilia: «Più di 42mila ettari su un totale di  97mila sono lavorati con criteri di sostenibilità», sottolinea Rallo. «In pratica un’estensione superiore a quella dell’intera Nuova Zelanda.

L’area più à la page della regione, e anche la più pregiata, è quella dell’Etna ambita dai produttori di ogni dove come dimostra l’arrivo in massa di tanti brand famosi non solo siciliani che si sono fatti spazio accanto ad aziende storiche del luogo come Benanti, Franchetti o Cottanera. Presieduto da Francesco Cambria, il Consorzio Etna doc tutela 1184 ettari di vigneti al servizio di 4,5 milioni di bottiglie in progresso continuo. Nel primo semestre 2022 la produzione è cresciuta del 30% rispetto all’analogo periodo del 2021 a dimostrazione dell’interesse crescente dei consumatori specie per la tipologia dell’Etna bianco (+37%).

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