Tre dati delle aziende vitivinicole Over 100 milioni
Il giro d’affari 2025 è di 5,8 miliardi, pari al 42% del fatturato totale del mercato italiano, mentre l’ export si è attestato sui 3,7 miliardi, vale a dire il 47,70% del totale delle esportazioni nazionali. E’ questo il peso e il valore delle 27 aziende vitivinicole del club over 100 milioni. Le cantine cioè che hanno chiuso l’ultimo esercizio con più di 100 milioni di ricavi e guidano la classifica delle oltre 100 aziende più grandi d’Italia (che L’Economia pubblicherà nei prossimi mesi). Nel salotto dei super big c’è una new entry: il gruppo Bottega, cantina e distilleria di Bibano di Godega (Treviso) di proprietà di Alessandro Bottega. La realtà veneta ha preso le mosse dalla distilleria fondata nel 1977 e da lì è cresciuta abbracciando il vino e puntando all’estero, come dimostra l’attuale presenza in 165 paesi. Punta di diamante della produzione aziendale è il Prosecco (sono note le versioni in bottiglie color oro o rivestite a mano con cristalli di vetro), cui si affiancano i vini fermi della Valpolicella prodotti nella cantina di Valgatara, e in Toscana il Chianti Classico a Castelnuovo Berardenga e il Brunello Pian delle Vigne a Montalcino. Anche produttore di distillati, il gruppo realizza all’estero l’85% dei suoi ricavi grazie anche alle 35 botteghe Prosecco Bar presenti, soprattutto, nei principali aeroporti europei e del medio oriente. Non a caso il Bottega sparkling wine è il secondo spumante più venduto nel canale Duty free con una quota di mercato del 12,18%. Con un fatturato di 100,1 milioni che tiene conto delle aziende agricole di proprietà, Bottega entra a quota 27, nel posto lasciato dallo storico brand Ruffino, controllato dell’americana Constellation brand, il cui fatturato è sceso al di sotto dei 100 milioni.
Una dimostrazione in più di quanto il difficile 2025 abbia messo a dura prova anche i big. Va detto che i veri vignaioli non si piangono addosso, consapevoli che, come avvenuto in passato, anche questa fase di crisi sarà superata. Ma nessuno nasconde la criticità del momento.
Basti pensare alla flessione del 3,6% in valore registrata dall’export che ha chiuso l’ultima annata a quota 7,7 miliardi. Una voce che è sempre stata una risorsa per il settore, se non addirittura la ciambella di salvataggio nelle annate più dure. Se poi si considera il calo delle vendite sul mercato domestico, si spiega perchè siano contenute le crescite e molti i segni meno di fronte ai fatturati 2025.
In pratica sono ben 16 su 27 le aziende che accusano una flessione del fatturato, 8 società private e 8 coop, e solo 11 le cantine con il segno più.
Il podio
In calo le aziende sul podio, a partire da Cantine Riunite & Civ, che si conferma al vertice del mercato, con un giro d’affari di 635 milioni, grazie al decisivo contributo del controllato Giv guidato da Roberta Corrà (apporta 398 milioni). Presieduta da Corrado Casoli la corazzata cooperativa deve la flessione del 6% soprattutto alle difficoltà sui mercati esteri, specie nordamericani.
Al secondo posto Argea, la maggiore realtà privata controllata dal fondo Clessidra. Ai comandi del ceo Massimo Romani il polo vinicolo è riuscito a tenere le posizioni, cedendo appena lo 0,4%. Nel 2025 ha acquisito l’ importatore americano WinesU, tra i più brillanti operatori del mercato Usa che assorbe un terzo del giro d’affari aziendale. Al terzo posto l’unico gruppo tra i grandi quotato in Borsa: l’Italian wine brands guidato da Alessandro Mutinelli contiene all’1,50% la flessione del suo fatturato che sfiora i 396 milioni. Subito sotto il podio c’è Caviro: il consolidato di 351,3 milioni cala dell’8,7%, a causa del rallentamento export. Ciò non intacca la quota di mercato della realtà guidata dal dg GianPaolo Bassetti che oltre al comparto vino (rappresenta oltre la metà del business del gruppo) è impegnata su altri fronti: alcol, mosti, acido tartarico, ambiente, energia. Le performance delle altre coop presenti nel club dei big sono nell’articolo qui sotto.
Il peso del brand
Al quinto posto il primo risultato con il segno più: è della Marchesi Antinori, titolare di 263 milioni di fatturato, relativi al solo core business vino. Presieduta da Albiera Antinori e guidata dal ceo Renzo Cotarella, la maison toscana della famiglia Antinori, ha chiuso l’anno con una crescita dello 0,3% che risente del rallentamento (-0,4%) sul mercato domestico dovuto soprattutto ai prodotti distribuiti. Brand dal riconosciuto prestigio internazionale, Antinori è una realtà legata alla produzione dalla reputazione consolidata: elementi che uniti a una corretta politica dei prezzi, rappresentano un vantaggio competitivo quando il mercato è complesso. Considerazioni che, in un modo o nell’altro, sono dietro altri risultati positivi conseguiti nel 2025.
Guadagna due posizioni e si piazza al sesto posto l’ Herita Marzotto wine estates, dei fratelli Gaetano, Stefano, Luca e Nicolò Marzotto, che ha chiuso i conti con 246,7 milioni di fatturato (-0,6%). Guidata dall’ad Andrea Conzonato, la casa veneta continua a investire in Usa, da sempre suo mercato d’elezione. La controllata Roco Winery, tra le aziende più blasonate dell’Oregon, leader nella produzione di spumanti, prosegue infatti il suo piano di espansione con l’acquisto dei vigneti di Domaine Lumineux, 16,6 ettari vitati che portano a 44,5 gli ettari produttivi nell’area più pregiata della regione.
Sale di un posto, nonostante la flessione del 6,6%, la Fratelli Martini, a quota 218 milioni. L’azienda piemontese di proprietà di Gianni Martini è cresciuta in Italia, ma ha subito un decremento di oltre il 10% all’estero. Il 13mo posto tocca a Mack&Schuhle Italia guidata da Fedele Angelillo, che chiude a 205,7 milioni (+0,07). Braccio italiano dell’omonimo gruppo tedesco, nel 2025 M&S ha acquisito il 75% del capitale della Vinicola Antonio Divella in Puglia, e ha stretto accordi pluriennali con cantine cooperative regionali. L’azienda pugliese scavalca il Gruppo Zonin 1821 guidato dall’ad Pietro Mattioni, sceso a quota 190 milioni (-9,2%), a causa soprattutto della flessione export. Al 15mo le Tenute Piccini, proprietà dell’omonima famiglia toscana. L’azienda sta ridefinendo l’area di consolidamento e il fatturato di 181 milioni registra una crescita dell’1,12%, calcolata tenendo conto del perimetro di consolidamento 2024. Segue la Mionetto di Valdobbiadene, tra i protagonisti del Prosecco, con 179,7 milioni (meno 0,6%). L’azienda fa capo al gruppo tedesco Henkell-Freixenet ed è guidata dal poker di direttori Alessio del Savio, Paolo Bogoni, Fabio Boldini, Marco Tomasin.
Sale in classifica la Marchesi Frescobaldi, brand di riferimento del mercato italiano e internazionale, con un portafoglio di vini di pregio. La storica casa toscana presieduta da Lamberto Frescobaldi, ha fatturato 159 milioni (meno 3,64%). Sale in classifica Schenk italian winery, guidata da Daniele Simoni, controllata della multinazionale svizzera della famiglia Schenk: 141,7 milioni, +0,13%.
Stabile al 21 posto il gruppo Lunelli con 134,1 milioni: la flessione della realtà veneta di proprietà dell’omonima famiglia è del 2,5%. Nel suo portafoglio brand rinomati come Ferrari e Bisol.
Supera i 130 milioni (+0,31) il fatturato di Villa Sandi della famiglia Moretti Polegato, tra i marchi leader del Prosecco. Accanto al padre Giancarlo, al vertice della maison veneta, ci sono oggi Diva e Leonardo Moretti Polegato, in veste di vicepresidenti. Una decisione che guarda al futuro e sancisce continuità generazionale e rafforzamento della governance aziendale.
A quota 26 la Serena Wines, proprietà della famiglia Serena e azienda di riferimento del Prosecco superstar, vanta una delle crescite maggiori tra i big: 109,3 milioni, +2,8%.
Le altre 8 cooperative in classifica
Le 12 coop presenti nel Club over 100 milioni raggiungono 2,7 miliardi di fatturato, pari al 47% del giro d’affari totale dei 27 big. E sono la punta di diamante della cooperazione vitivinicola nazionale che rappresenta 264 cantine e consorzi cooperativi, 100 mila soci viticoltori, 5,2 miliardi di fatturato aggregato, 1,2 miliardi di export.
Tornando alla classifica, dopo le quattro big, si riparte al sesto posto con Cavit, consorzio trentino presieduto da Lorenzo Libera (242,8 milioni di fatturato, -4,1%) che sta investendo nella spumantistica Trentodoc, considerata un asset chiave per il futuro del gruppo. Subito sotto, tra i leader del Prosecco, La Marca vini e spumanti registra un fatturato di 234 milioni in diminuzione del 6,7%.
Segue Collis Veneto wine group, guidato dal ceo Pierluigi Guarise. Il fatturato di 220 milioni è un aggregato che tiene conto della recente acquisizione della Cantina di Monteforte che ha portato in dote 17 milioni. Senza questo contributo il fatturato del grande gruppo veneto avrebbe registrato una perdita nell’ordine del 7%.
Con un consolidato di 213,2 milioni, Terre Cevico si piazza a quota 11. La coop romagnola presieduta da Franco Donati, sfoggia un incremento del 3,38% che è il più alto tra le coop del Club, superato solo dalla Vignaioli Veneto friulani che opera nel vino sfuso e ha realizzato una crescita del 6,92%. Presieduta da Stefano Berlese ha 117 milioni di fatturato. Sono solo tre le coop che vantano un aumento del fatturato: completa il tris
Mezzacorona, super coop trentina di primo grado presieduta da Luca Rigotti, con 213 milioni (+ 0,32%). Decremento superiore all’ 11% per il gruppo Vivo Cantine (157,2 milioni) presieduto da Franco Passador. Non è invece confrontabile il bilancio della Cantina di Conegliano Vittorio Veneto presieduta da Stefano Zanette (126,7 milioni, meno 15,4%), il cui calo dipende da motivi contabili.
Cala del 3,8% il giro d’affari di Cantine Ermes (137,2 milioni). La coop siciliana presieduta da Rosario Di Maria ha caratteristiche particolari che consolida anno dopo anno.
Con i suoi 14.394 ettari di vigneti, è il maggiore produttore di uva per superfici vitate tra le coop di primo grado; ed è l’unica che può definirsi multiregionale operando anche in Veneto, Puglia, Abruzzo, Emilia Romagna e Lombardia.
Infine Cadis 1898 diretta da Alberto Marchisio: il suo fatturato di 120 milioni è dimagrito del 7%.
A.D.M.