MERCATO 2023: IL POLSO DEI CONSORZI DI TUTELA, DOVE C’E’ PIU’ BIOLOGICO

BIS Tabella Consorzi Abbasso la quantità evviva la qualità: non ci interessa il primato di primi produttori di uva al mondo. Quello che conta è la qualità, strada maestra per la creazione di valore. Detto in parole povere, è questo il mantra di Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione Italiana vini e proprietario con la sua famiglia di una delle realtà più importanti del vino italiano. E’ un concetto e una strategia operativa condivisa e perseguita da tutti i principali attori del Vigneto Italia. Molti dei quali si ritrovano a Milano per la Milano wine week, primo appuntamento d’autunno del mercato del vino.

L’incontro milanese incrocia una vendemmia difficile. Stando alle stime Assoenologi-Ismea-Uiv quella che sta per concludersi sarà la vendemmia più scarsa degli ultimi 6 anni, con un calo di prodotto nell’ordine del 12% che supera il 40% in alcune regioni della dorsale adriatica. «C’è un calo produttivo che va dal 45% al 60%, a seconda delle zone», conferma Alessandro Nicodemi, presidente del Consorzio vini d’Abruzzo, uno dei più grandi d’Italia, presieduto per la prima volta da un esponente di un’azienda privata.

Se è vero che la qualità sarà comunque elevata, non è detto che il calo produttivo sia ovunque un male, dal momento che nella maggioranza delle aziende le giacenze di vino hanno raggiunto livelli di guardia. A maggior ragione di fronte al rallentamento della domanda interna ed estera con cui si stanno confrontando tutti gli operatori. L’ultimo report dell’Osservatorio Uiv sull’export, parla chiaro. Alla fine del primo semestre, c’è un segno meno sia di fronte ai  volumi (-1,4%) che ai  valori (- 0,4%); con performance ben più negative per i vini fermi (rossi in particolare) e anche per gli spumanti. Unica tipologia che marcia in controtendenza sono i vini frizzanti, (come per esempio il Lambrusco) che registrano una crescita di oltre il 4% in volume e di oltre l’11% in valore.

Questa, ad oggi,  è l’istantanea del mercato vitivinicolo 2023. Ma all’interno di questa cornice generale, qual è la situazione nelle più importanti aree viticole del Paese? Ad avere il polso del mercato sono i Consorzi di tutela delle varie tipologie di vino o denominazioni, per dirla con gli addetti ai lavori. Nella tabella sono raccolti alcuni dati dei 28 principali Consorzi: dal più grande in assoluto, il Consorzio del Prosecco Doc che svetta in cima a questa speciale classifica con 638,5 milioni di bottiglie, al più piccolo Consorzio Vini Etna Doc, area vinicola siciliana in grande spolvero, che porta sul mercato 5,8 milioni di bottiglie e vanta la maggiore superficie vitata convertita al biologico: il 60% dei 1291 ettari vitati al servizio di questa denominazione. Solo altri 5 consorzi possono vantare un’incidenza della quota lavorata secondo i principi dell’agricoltura biologica superiore al 50% : Franciacorta con il 55,6%, Chianti classico 52,5% (più un 20% in conversione), Nobile di Montepulciano 52%, Lugana Doc 50%, Brunello di Montalcino 50%. In tre salgono sopra il 40%: Abruzzo, Bolgheri e Maremma Toscana.

Ma cosa emerge da queste importanti sentinelle del territorio? Una cosa prima di tutto: che il Vigneto Italia esprime situazioni anche molto diverse l’una dall’altra, con zone più fortunate che esprimono risultati decisamente positivi ed altre che rispecchiano in pieno l’attuale fase di stanca del mercato. Non solo. Anche all’interno di  queste zone ci sono luci e ombre: aziende che accusano una  flessione del lavoro e altre che invece mostrano un segno più. Senza dimenticare che un po’ ovunque se la passa meglio chi possiede un portafoglio prodotti di più alta qualità capaci di attraversare le turbolenze senza particolari sofferenze.

Ma torniamo sul campo. Sta andando tutto bene per il maxi Consorzio che protegge il Pinot grigio delle Venezie: con un +10% a settembre, questo bianco familiare corre alla grande, sfoggiando addirittura un + 38% nel giugno scorso e le previsioni di chiusura 2023 non dovrebbero discostarsi dal +10%.

Note positive anche dalla Maremma toscana con il bianco Vermentino a far la parte del leone rappresentando quasi il 34% del totale imbottigliato e il rosso Ciliegiolo sempre più in vista:  «Nel primo semestre la Doc Maremma Toscana è stata una delle denominazioni più dinamiche, con un aumento del 13% sullo stesso periodo del 2022, conferma il presidente Francesco Mazzei. «Ci aspettiamo che la nuova menzione Superiore per il Vermentino porti una forte crescita nella qualità percepita, aggiunge Mazzei, sottolineando come nel territorio della Maremma «la viticoltura sia inserita in un cointesto ambientale variegato dove la biodiversità è un fattore acclarato».

«Anche il Gavi Docg si sta comportando bene, con numeri che rispecchiano il trend positivo dello scorso anno» commenta Maurizio Montobbio, presidente del Consorzio che tutela la produzione del noto bianco piemontese prodotto con uve Cortese, capace di adattarsi in modo eccezionale nell’areale del Gavi , come precisa Montobbio.

Anche i rinomati Vini Alto Adige, dal Pinot nero al Gewurztraminer, per citarne due tra i più iconici a bacca rossa e bianca, stanno registrando un andamento in linea con i risultati dello scorso anno, «senza oscillazioni di rilievo», precisa Andreas Kofler presidente del Consorzio altoatesino.

Bene anche i vini protetti dal Consorzio Collio guidato da Lavinia Zamaro il cui trend di vendite non accusa rallentamenti, specie per alcune varietà come il  Pinot grigio, il Sauvignon, la Ribolla o il Friulano.

Marcia allegramente lo spumante del Garda: Paolo Fiorini, presidente del Consorzio, annuncia un «periodo di consolidamento e ottime prospettive» per la chiusura dell’anno.

Ancora un bianco in grande forma: è la Lugana che sta crescendo sia in Italia che all’estero. «Nel primo semestre lo sviluppo delle vendite è di oltre il 4% e prevediamo una chiusura d’anno positiva: a conferma di un andamento crescente del valore del Lugana Doc,  grazie anche alla nostra politica di posizionamento e innalzamento del valore a lungo termine» sottolinea il presidente Fabio Zenato.

Si difende bene l’Asti docg: «In particolare l’Asti spumante che chiude il primo semestre export con un +5% a volume in controtendenza rispetto al dato complessivo delle bollicine italiane (-4%), mentre è in contrazione il Moscato d’Asti complice la difficoltà congiunturale del mercato statunitense» precisa Giacomo Pondini direttore del Consorzio ricordando con soddisfazione il riconoscimento ottenuto quest’anno della Docg Canelli, culla del Moscano d’Asti, prossima ad essere tutelata dal Consorzio.

Sulla contrazione dei vini spumanti pesa in maniera decisiva l’andamento di sua maestà il Prosecco sia nella versione doc che nella docg: dopo anni di crescita tumultuosa, nel primo semestre 2023  l’export  delle famose bollicine venete arretra sui mercati a cominciare dagli Usa, dove registra un calo del 15,1% in volume e del 6,3% in valore.

Rispecchiano l’andamento generale del mercato, con flessioni più o meno accentuate delle vendite, altre zone. Come la Franciacorta in Lombardia, terra di bollicine d’autore e il Soave in Veneto, forte del riconoscimento Fao di sito Giash, vale a dire zona agricola che promuove un’agricoltura sostenibile e che conserva uno stretto legame tra paesaggio, prodotti locali, comunità rurali. Una bella medaglia per il comprensorio produttivo del Soave, tra i primi in Italia a essere riconosciuto Paesaggio rurale di interesse storico.

Anche le Marche accusano un calo dell’imbottigliato nel primo semestre di circa il 9% che riguarda però i vini base: «La fascia alta, specie le categorie Riserva e superiori del Verdicchio sono in crescita così come sono stabili alcuni rossi, come il Conero e Lacrima di Morro d’Alba”, spiega Michele Bernetti, presidente dell’ Istituto marchigiano tutela vini.

Più in salita il mercato dei rossi, tipologia tra le  più penalizzate dal generale rallentamento del mercato. Cali di vendite riguardano per esempio il Chianti, il Primitivo di Manduria o il Sangiovese di Romagna, per citare una delle tante tipologie di vini tutelate dal grande Consorzio di Romagna il cui territorio è stato messo a dura prova a causa delle terribili inondazioni. Flettono anche il Morellino di Scansano

e il Chianti classico, un’area quest’ultima che vanta una delle maggiori superfici lavorate a regime biologico, se si tiene conto della larga fetta di vigneti attualmente in conversione che faranno lievitare ben oltre il 70% la quota complessiva: «La denominazione ha i fondamentali sotto controllo, si sta riposizionando verso l’alto puntando sulla crescita di valore e sta ottenendo grande riconoscimento internazionale», afferma Carlotta Gori direttore del Consorzio più antico d’Italia che si prepara a festeggiare nel 2024 i suoi primi 100 anni.

In lieve crescita i vini della Doc Sicilia una regione che nel suo complesso vanta la maggiore superficie italiana di vigneti lavorati a biologico (la percentuale di questa sola Doc è ricavata tenendo conto del peso sull’imbottigliato).

«Siamo in crescita rispetto al periodo pre Covid, mentre il rallentamento attuale è causato da una congiuntura di mercato che coinvolge tutte le tipologie di vini rossi», precisa Christian Marchesini presidente del Consorzio Vini della Valpolicella che raccoglie sotto il suo cappello rossi noti e familiari come il Valpolicella,  l’Amarone, il Recioto e il Ripasso. In Piemonte: il Consorzio Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani registra una produzione imbottigliata in linea con l’anno scorso e un rallentamento che riguarda però solo i vini di fascia medio bassa. Mentre nel Consorzio Barbera d’Asti e dei vini del Monferrato il presidente Vitaliano Maccario raccoglie i frutti del lavoro fatto per sostenere il segmento dei prodotti a maggior valore (il cosiddetto segmento premium) «con una crescita del 35% sulle vendite dei vini Nizza Docg».

Performance interessanti per il Lambrusco, tra i vini frizzanti più popolari. Si tratta di una grande famiglia: «Quando si parla di Lambrusco, in aggiunta ai 40 milioni di Lambrusco Doc prodotti tra Modena e Reggio Emilia vanno considerate anche le oltre 100 milioni di bottiglie di Emilia Igt Lambrusco», tiene a sottolineare Claudio Biondi, presidente del Consorzio Lambrusco Doc e vicepresidente del Consorzio tutela Vini Emilia. Ebbene l’andamento del Lambrusco è a tre velocità:  segna il passo nella Gdo,  è in pareggio nel canale Horeca e cresce all’export, in particolare in Usa, uno dei mercati chiave.

Tra i rossi importanti tiene il Nobile di Montepulciano, con previsioni di crescita per fine anno e tengono i vini di Bolgheri capaci di registrare anche in questo difficile 2023 un aumento del valore allo scaffale. E il Brunello di Montalcino?: «Le difficoltà del periodo influiscono inevitabilmente sul mercato del vino, in particolare per una denominazione impegnata su scala globale», sostiene Fabrizio Bindocci presidente del Consorzio. «Il Brunello, performa però meglio di altre tipologie in particolare nella fascia alta e nel segmento della ristorazione Usa dove registriamo tuttora un leggero incremento. Segno che il nostro vino di punta, reduce da 3 anni di incremento sul fronte commerciale, è in grado  di rispondere al meglio anche di fronte alle turbolenze del mercato».

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