Vini rossi: corrono i migliori

Sulla carta fanno peggio di tutti. L’export dei vini rossi è calato lo scorso anno del 4,3% , surclassati da bollicine, vini bianchi e rosati. Attenzione però. Questo andazzo non riguarda tutti i vini rossi, ma solo quelli a  basso prezzo, più anonimi,  senza personalità. A quanto pare il mercato è stanco di questa tipologia a buon mercato, ma poco interessante, lontana dal gusto più moderno e attento alla qualità. I consumatori vogliono bere bene in tutto il mondo e il vino rosso italiano, quello a regola d’arte, è e resta una bandiera, apprezzata e amata ovunque. Sta infatti accelerando sul mercato quel  processo di posizionamento verso alto di questa tipologia di vini, in pratica quella crescita di valore auspicata da tempo. In base all’analisi qualitativa  dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly  sulle esportazioni italiane,  emerge infatti con chiarezza che negli ultimi 12 anni hanno conquistato quote di mercato  le categorie di vini premium (da 6 a 9 euro al litro) e quelle superpremium (oltre i 9 euro), mentre hanno fatto marcia indietro i vini sotto i 6 euro: in pratica si è ribaltata la situazione, con la fascia alta dei rossi che ha superato quella popular e basic.  A conti fatti il segmento dei vini rossi di maggior prezzo, che oggi vale 1,9 miliardi di export, è cresciuto in un decennio del 200%.

A favorire questo trend stanno concorrendo in modo decisivo alcuni importanti mercati. In primo luogo gli Usa dove sbarcano alla grande i rossi premium (l’equivalente di 480 milioni di euro) pesando per il 72% sul totale dei rossi acquistati. Il Canada non è da meno (72% di vini premium sul totale acquisti) , mentre passando nel vecchio continente primeggiano Svizzera (76%) e Francia (70%). Tra i paesi emergenti spicca la quota record della Corea del sud, pari al 79%.

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