La classifica 2018

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Effetto coronavirus: mancano braccia straniere nei campi (mio articolo per “Civiltà del bere”)

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Da fine febbraio l’Organizzazione degli imprenditori agricoli aveva lanciato l’allarme per l’improvvisa mancanza di braccia straniere nelle campagne italiane. Ora il problema rischia di esplodere per tutti i comparti del settore agricolo, viticoltura inclusa.

«Abbiamo chiesto al governo di reintrodurre i voucher cartacei per poter reperire manodopera italiana, altrimenti c’è il serio rischio di perdere i raccolti». Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, non usa giri di parole: «Il momento è critico e lo strumento dei voucher, snello, veloce e controllato, anche per un tempo limitato, potrebbe aiutare le imprese agricole in grande difficoltà per la fuga dei braccianti stranieri dai campi».

L’allarme da fine febbraio

La questione è molto seria. Già alla fine di febbraio, quando il ciclone Coronavirus non aveva ancora espresso tutta la sua violenza, l’Organizzazione degli imprenditori agricoli aveva lanciato l’allarme per il venire meno di braccia straniere dalle campagne italiane, a causa delle misure di cautela adottate da alcuni paesi europei, Romania, Polonia, Bulgaria in prima fila. In pratica tutti i lavoratori impegnati nelle regioni del nord Italia, in particolare in quelle colpite per prime dal virus come il Veneto e la Lombardia, rinunciavano a venire in Italia, perché erano costretti dai loro paesi di origine a sottostare a quarantene e altre restrizioni, ancora prima che queste misure divenissero obbligatorie nell’attuale drammatica pandemia.

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Cortina, famiglia Vascellari, freccia nel cielo

tofana_1Dopo 30 anni, dal 18 al 22 marzo torna la coppa del mondo a Cortina d’Ampezzo, luogo magico, pieno di luce, oggi al centro di mille iniziative imprenditoriali in vista dei Mondiali di sci alpino 2021 e dei giochi olimpici invernali 2026. Una delle più significative è già decollata sabato 11 gennaio ed è la nuova cabinovia Tofana-Freccia nel Cielo che ha sostituito il primo tratto della storica funivia che 50 anni fa ha reso accessibile la cima della Tofana di Mezzo, una delle più alte delle Dolomiti Patrimonio dell’Unesco.

La nuova cabinovia, la prima di Cortina, con 47 moderne cabine da 10 posti l’una che porteranno in vetta 1800 persone l’ora, è stata realizzata da Tofana Srl con Leitner e lo studio di progettazione Gg22 Project e sale da Cortina fino alla vetta della Tofana di Mezzo, passando dal Col Druscié e Ra Valles, con una stazione intermedia a Colfiere, punto di riferimento per gli spettatori della Coppa del mondo e poi dei Mondiali e delle Olimpiadi.

L’opera è magnifica e rappresenta il punto più alto in fatto di tecnologia, sostenibilità ambientale, sicurezza, design.

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Le donne del vino piacciono alle banche

Corriere economia 10-02-2020

scarica l’articolo del Corriere Economia

Le donne del vino piacciono alle banche. E’ la scoperta di una ricerca dell’Università di Siena su un campione di imprenditrici dell’Associazione Donne del vino, la più importante a livello internazionale tra le organizzazioni rosa del settore. Ed è una luce in fondo al tunnel: per la prima volta il divario dell’accesso al credito tra maschi e femmine, costantemente a sfavore di queste ultime, registra dati in controtendenza.

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Ricerca Donne del vino e credito 1 focusUna notizia, senza dubbio. Un recente focus dell’Economia del Corriere della sera proprio sul gender gap, fotografa infatti una situazione inquietante. Secondo il World Economic forum la disparità politica verrà colmata tra 95 anni e quella retributiva addirittura tra 257 anni. Non solo. Il Global Gender Gap Report 2020, fresco di stampa, segnala che l’Italia è scesa dal 70mo al 76mo posto mondiale nella classifica dei Paesi che attuano la parità salariale. Mentre il Global Wage Report 2018 -2019 dell’International Labour Organization ribadisce che le donne continuano a essere pagate circa il 20% di meno rispetto agli uomini. Non a caso tra i 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile 2030 dell’Onu  figura «la piena e produttiva occupazione e un lavoro dignitoso per tutti e la parità di retribuzione per lavoro di pari valore».

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Wine&Siena

IMG_1212Siena come Bordeaux?

Ma davvero Siena può diventare la capitale italiana del vino e assumere il ruolo che Bordeaux riveste in Francia?  Così afferma e si propone Helmuth Kocher, patron del Merano WineFestival  e presidente della Gourmet’s international, organizzatrice della celebre manifestazione che compirà 29 anni il prossimo novembre 2020.

Si vedrà se il TheWineHunter altoatesino, capacissimo e determinato, avrà ragione. E soprattutto se saprà replicare con il Wine&Siena i fasti del Merano WineFestival, a tutti gli effetti, una delle più importanti manifestazioni del vino in  Italia.

Al momento l’evento senese chiude la sua quinta edizione con numeri in crescita: più di 3500 accessi, massima capienza possibile al Santa Maria della Scala, l’antico “Spedale” sulla via Francigena, in cui si è snodata la manifestazione; 1100 operatori accreditati, 100 giornalisti, esaurite le masterclass, successo anche per i seminari e gli eventi correlati. E 5400 euro la cifra raccolta con l’asta di beneficienza.

Un risultato interessante, anche per le 200 aziende enogastronomiche protagoniste a Santa Maria della Scala che da quest’anno è diventata la location principale dell’evento. Un luogo esclusivo senza dubbio, come tutti quelli che ospitano gli eventi di Wine&Siena: dalla Rocca Salimbeni di BancaMontePaschi, al Palazzo Sansedoni sede la Fondazione Mps, dal Palazzo del Rettorato dell’Università degli studi di Siena al Grand Hotel Continental: Siena è uno scrigno di storia e tesori e degustare un vino ritrovandosi vis a vis con il Duomo o affacciandosi a Piazza del Campo fa la differenza.

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Dal sito civiltà del bere, la mia intervista a Valentino Sciotti

Cività del bere 17-1-2020Farnese vini passa al fondo Platinum Equity. Intervista al presidente Sciotti

http://www.civiltadelbere.com/farnese-vini-passa-al-fondo-americano-platinum-equity-intervista-al-presidente-sciotti/

 

Signorvino corre e rilancia

Luca Pizzighella direttore SignorvinoCi sono manager (pochi, per la verità) che possiedono la preziosa capacità di coinvolgere i propri collaboratori, di valorizzarli, di fare «squadra». E’ l’asso nella manica di Luca Pizzighella, il brand manager e il direttore del progetto Signorvino, la prima e unica catena italiana di enoteche che marcia a spron battuto e continua a crescere con programmi di sviluppo ambiziosi. «Il progetto funziona grazie al lavoro di tutti», sottolinea Pizzighella «i nostri wine&food specialist Michele Marchesini e Paolo Parenti, il coordinatore della formazione Marco Ceschi, Matteo Canton responsabile degli chef, Enrico Giurdanella capo della comunicazione, Elena Mazzuoli, ufficio stampa». E’ la punta di diamante di un organico di 300 persone che opera per Signorvino: la fortunata formula fondata da «mister Calzedonia» Sandro Veronesi, con suo figlio Federico, che conta oggi 16 punti vendita in location iconiche (a Firenze una terrazza sull’Arno, a Torino in una ex chiesa ortodossa, per dirne due), e si prepara ad aprirne altri 10 entro il 2021, non solo in Italia. Da Milano a Verona, da Torino a Brescia, da Firenze a Merano, Signorvino è ora pronto a sbarcare a Roma (nella centralissima Piazza Barberini), a Bergamo (nel centro commerciale di Curno) e ancora a Parma, mentre è in corso la ricerca di altri indirizzi cool a Milano, per esempio in zona Navigli e in Corso Como. Giro d’affari di 35 milioni, tra vino e ristorazione, Signorvino offre e vuole raccontare a un pubblico, prevalentemente giovane, 1500 etichette di vini di tutto il vigneto Italia, con un approccio morbido e allegro, che non vuol dire banale, puntando molto sulle storie e sul territorio: «E’ la filosofia che stiamo adottando anche nel food, cercando i prodotti tipici del territorio, come abbiamo fatto nel vino»racconta il giovane manager. Le direttrici di questa dinamica «enocatena»? Fare stare bene «i nostri clienti», capirne a fondo desideri e tendenze anche attraverso l’Osservatorio Signorvino e la creazione della fidelity card (appena lanciata ha già 12mila iscritti), potenziare il food, diventare maestri nella proposta del vino giusto al momento giusto, dare un servizio a 360 gradi che comprende anche spedizioni in tutto il mondo: parola di Luca.

Consorzio delle Venezie, Pinot grigio Stile italiano

Albino Armani presidente Consorzio Doc delle VenezieAlbino Armani è un vignaiolo appassionatio, convinto che «il suo sia il più bel lavoro del mondo e che mettere le mani nella terra per farla diventare vino sia il più bel mestiere che potesse capitargli di fare nella vita». Ma è anche un uomo determinato, capace di mediare e di fare squadra: caratteristiche indispensabili, che usa sicuramente in dosi massicce, quando mette l’abito di presidente del Consorzio Doc delle Venezie. La neonata denominazione che governa, promuove e custodisce il Pinot grigio, stile italiano, ovvero il vino bianco fermo più conosciuto al mondo, e anche la denominazione che si aggiudica da sola l’85% dell’intera produzione nazionale e il 42% di quella mondiale. Tanta roba e grandi numeri: 26.400 ettari di vigneti, tra le maggiori estensioni europee di un’unica varietà, 10 mila produttori, 362 imbottigliatori, 90 vini.
Raccordare e mettere ordine in questo ben di Dio spalmato in tre differenti regioni, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino; aumentarne la qualità; definirne lo stile per distinguerlo in maniera precisa dalle altre più piccole produzioni e governare il mercato per garantire valore e reddito costante a tutta la filiera: sono queste le direttrici che guidano il cammino del nuovo Consorzio che ha volutamente legato la sua immagine a un simbolo famoso a livello planetario come il ferro della gondola veneziana.
Il tutto, scandisce Armani, con ì’appoggio «degli altri 19 Consorzi di tutela che condividono con noi questo progetto”, definendo un metodo di lavoro «che si chiama condivisione», puntando «in modo maniacale sul controllo di qualità dell’intera filiera» e soprattutto cercando «di trovare un equilibrio tra domanda ed offerta , premessa decisiva per la creazione del valore”.

Conzorzio Doc delle VenezieEd è solo l’inizio. La Doc ha obiettivi ambiziosi, come ha rilevato il primo summit internazionale sul Pinot grigio, svoltosi in ottobre a Venezia su iniziativa del Consorzio e il contributo professionale di Civiltà del Bere, storica testata diretta da Alessandro Torcoli.
E d’altra parte i potenziali di sviluppo ci sono tutti e possono essere davvero importanti a patto di «cambiare linguaggio», sottolinea Armani, mantenendo fermo il controllo su una produzione da oltre 200 milioni di bottiglie in modo da governare il posizionamento sul mercato e la valorizzazione di questo vino-vitigno italiano dalle caratteristiche oggi più definite. Grazie anche alla costituzione della Triveneta Certificazioni e al lavoro di più di 50 commissioni d’assaggio.

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Panzano: biodistretto del Chianti Classico

panzanoIMG_8841Tanto di cappello ai 22 produttori dell’Unione viticultori di Panzano in Chianti: sono stati i primi, più di 25 anni fa, ad avere avuto l’idea di unire le forze per fare vini di qualità, salvaguardando però al tempo stesso il proprio ambiente di vita e di lavoro.
E tanto impegno hanno messo che hanno fatto centro. Oggi questa associazione che ha preso le mosse in occasione della prima edizione di Vino al Vino (in onda ogni anno a settembre), è ormai una realtà consolidata, con più di 450 ettari di vigne allevate secondo le regole dell’agricoltura biologica: primo biodistretto vitivinicolo d’Italia e da quest’anno biodistretto del Chianti Classico.
L’edizione 2019 di Vino al Vino, la 25ma, ha regalato assaggi interessanti e in alcuni casi sorprendenti di vecchie annate (1999 e 2009) di 18 produttori, con Fontodi che è andato ancora più in là nel tempo, sfoderando un “giovane 1989”.
Ma soprattutto è stata l’occasione per cogliere quel fermo convincimento dell’Unione, oggi presieduta da Cosimo Gericke della Fattoria di Rignana, di proseguire con determinazione per quella strada condivisa nel segno della qualità e della sostenibilità. Il tutto l’orgoglio di essere stati gli apripista di quel processo di unione che ha coinvolto in seguito i produttori di Castelnuovo Berardenga, Radda in Chianti e Gaiole in Chianti.
Non se la prendano i tanti bravi produttori di Chianti Classico: ma non c’è dubbio che al momento Panzano in Chianti è il fiore all’occhiello della sua denominazione.

Bolgheri: una Doc al galoppo

Bolgheri_2019-81874«Senza i lavoratori extracomunitari, e in particolare senza le comunità di senegalesi e marocchini, non potremmo andare avanti e non ci sarebbe la meraviglia che voi potete vedere qui intorno»: parola di Federico Zileri Dal Verme, presidente del Consorzio per la tutela dei vini Doc Bolgheri. L’imprenditore bolgherese, anche proprietario dell’azienda agricola Castello Bolgheri, ha chiuso così, al Teatro Roma di Castagneto Carducci, il racconto dei primi 25 anni di vita della celebre Doc, tratteggiato dall’esperienza diretta e dalle emozioni di importanti protagonisti-produttori, vecchi e nuovi. La magnifica sottolineatura di Zileri moltiplica il valore di un territorio che nutre vini cult del panorama vitivinicolo nazionale e internazionale, a cominciare dal tris d’assi Sassicaia, Masseto, Ornellaia; che si è imposto alla velocità del suono come zona eletta di produzione di grandi vini; che esprime un’alta qualità diffusa e crescente declinata da etichette amate da critica e consumatori, come Guado al Tasso, Paleo, Messorio, Grattamacco, Sondraia, Argentiera.
Vini-&-Cipressi-1193Un territorio che rappresenta un vero e proprio «miracolo italiano: perché è difficile trovare un altro posto dove nell’arco di una generazione si è saputa creare una denominazione conosciuta in tutto il mondo », sottolinea Albiera Antinori, presidente della storica casata toscana che a Bolgheri possiede la Tenuta Guado al Tasso, uno dei gioielli della Marchesi Antinori, quello cui la famiglia è più legata, perché sono qui terra e mare delle vacanze familiari.
E’ un fatto che questo angolo della Toscana, nell’area di Castagneto Carducci, tra le colline e il mare, dolce e selvaggio al tempo stesso, possieda doti speciali. Ma nulla della Bolgheri di oggi era prevedibile quando, nel 1972, il Sassicaia da vino per la famiglia decise di aprirsi al mercato. Il successo è arrivato presto e non solo in Italia,

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Focus sulle COOP bilancio 2018

In attesa del magnifico Rapporto Cooperative che il Corriere Vinicolo prepara ogni anno utilizzando i dati della classifica, ecco un piccolo antipasto del lavoro svolto dalle 43 cooperative presenti nella graduatoria 2018 delle maggiori cantine italiane.

Complessivamente l’esercito cooperativo ha realizzato nell’ultimo esercizio 2,9 miliardi di fatturato, ha operato su 132mila ettari di vigneti, ha prodotto più di un miliardo di bottiglie e ha dato lavoro 4.698 dipendenti.

Il fatturato delle sole coop incide per il 43,8% sui 6,6 miliardi incassati dalle 105 cantine della graduatoria. L’incremento sull’anno precedente è stato del 7,6%, quindi migliore di quello conseguito dall’intero campione (+6,29%). La crescita del fatturato estero è stato del 3,33%, inferiore a quella del campione (+4,66%), mentre il lavoro sul mercato italiano si è sviluppato dell’11,92%, oltre 3 punti in più rispetto al campione (+8,61%). Morale: la cooperazione è molto più forte delle aziende private sul mercato interno, mentre resta ancora indietro in fatto di esportazioni.

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