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Vigneto italia, una missione

stappare la ripresa

L’emergenza sanitaria ha colpito duro, export in discesa (-4%) ma facciamo meglio degli altri. E intanto la Wine Week di Milano dimostra la grande reattività delle cantine, grandi e piccole

Corriere della Sera LEconomia 5 Ottobre 2020 imgLe preoccupazioni non mancano, l’export fatica, per la prima volta in 10 anni segna una flessione del 4% nel primo semestre, le prospettive sono incerte. «Anche il vino sta pagando dazio all’emergenza sanitaria. La riduzione del business negli scambi commerciali si aggira attorno al 12%, ma il prodotto made in Italy paga circa 3 volte meno della media mondiale, e questo, nonostante il dato sia il peggiore negli ultimi trent’anni, rende la perdita meno amara anche se restano le difficoltà», dice Giovanni Mantovani, direttore di Veronafiere. Ma le donne e gli uomini del vino non li ferma nessuno. Resilienza è la parola d’ordine che rimbalza nel Vigneto Italia. Le aziende agricole non hanno mai smesso di lavorare e, un attimo dopo la fine del lock down, la maggioranza delle cantine ha riaperto le porte per accogliere i visitatori con tutte le misure di sicurezza necessarie. Hanno moltiplicato gli spazi di incontro spostandosi all’aperto offrendo assieme al vino la bellezza del paesaggio. E la risposta è stata molto positiva. «Il vino è un elemento fondamentale della cultura italiana: non dobbiamo farci prendere dal pessimismo, piuttosto ci dobbiamo impegnareafare cose nuove — racconta Cristina Ziliani proprietaria con i suoi fratelli della Guido Berlucchi, maggiore azienda della Franciacorta—. (altro…)

Chi ha venduto di più in Gdo durante l’emergenza Covid-19 (mio articolo per “Civiltà del bere”)

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Nei primi quattro mesi dell’anno, a causa del lockdown per coronavirus, la Gdo ha moltiplicato le vendite del vino (+7,9% in volume e +6,9% in valore). A beneficiarne, oltre ai big del settore con i vini pop, anche le Cantine habitué dell’Horeca con bottiglie tra 4,50 e 10 euro.

Frescobaldi, Mionetto, Antinori, Zonin 1821, Donnafugata, Santa Margherita, Cecchi, Mezzacorona, Regaleali – Tasca d’Almerita, Tormaresca – Antinori. Ecco i brand che hanno fatto bingo negli scaffali della Grande distribuzione organizzata nell’area di maggiore qualità, quella delle bottiglie da 0,75 litri con un prezzo compreso tra 4,50 e 10 euro (Cantine con fatturato in Gdo da 400 mila euro in su).

Effetto lockdown sulla distribuzione

Tutto merito (si fa per dire) del lungo lockdown causato dell’emergenza Covid-19, quando il terribile stop del canale Horeca, quello più importante per il mercato del vino rappresentato da ristoranti, bar e catering, ha concentrato le vendite di vino esclusivamente attraverso i negozi alimentari, l’on line e soprattutto la Gdo. I dati elaborati dall’Iri parlano da soli. Se a fine 2019 il fatturato vino nella distribuzione moderna aveva registrato un incremento del +1,2% in volume e +1,8% in valore, nel periodo gennaio – 19 aprile 2020 le vendite si sono moltiplicate, crescendo del +7,9% in volume e del +6,9% in valore.

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Chianti, Maremma & Co. L’oro rosso vale più di un miliardo

 

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Giovanni Manetti, presidente del Consorzio Chianti classico, il più antico d’Italia

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Fabrizio Bindocci, Presidente, Consorzio Brunello Montalcino, l’area più pregiata della regione

Prendi un winelover americano, stappa un vino toscano e farai un uomo felice. Se poi nel bicchiere c’è un Brunello di Montalcino o un Supertuscan o un Chianti Classico sarà tuo amico per sempre. Proprio così. Come se non bastassero i tesori artistici, la storia millenaria, i paesaggi mozzafiato, a fare della Toscana una delle mete più sognate a livello planetario è l’eccellenza dei suoi vini. Un mosaico di produzioni (o di denominazioni per dirla con i vignaioli) che ha pochi confronti e appassiona i consumatori. Terra di grandi rossi, con il vitigno Sangiovese che la fa da padrone nelle sue varie declinazioni, la regione vanta etichette che fanno perdere la testa ai collezionisti di tutto il mondo, come il Sassicaia della Tenuta San Guido, il Masseto e l’Ornellaia della Marchesi Frescobaldi, il Solaia e il Tignanello della Marchesi Antinori. Ma non solo. La Toscana del vino piace anche e soprattutto perché dagli Appennini alle sue dolci colline orlate di cipressi  fino al mare Tirreno propone vini per tutte le tasche, non solo per intenditori, figli del loro territorio e quindi unici. Chianti (la denominazione più diffusa e popolare da non confondere con il Chianti classico noto anche come Gallo nero), Morellino di Scansano (il rosso che nasce a sud della regione, vicino al mare), Bolgheri (area in grande spolvero di etichette pregiate), Orcia (figlia della Val d’Orcia patrimonio Unesco, è tra le più giovani e intraprendenti denominazioni), Nobile di Montepulciano (questo rosso di razza è anche la prima docg italiana e ha appena deciso di aggiungere in etichetta «Toscana» per distinguersi dall’omonimo vino abruzzese ), Vernaccia di San Gimignano (il più importante bianco della regione) o ancora Maremma toscana che si estende tra il Monte Amiata e la costa maremmana fino all’Argentario e  conta tra i suoi vini anche il Vermentino, un bianco biricchino molto gettonato: sono solo alcune delle più note denominazioni che compongono la variegata tavolozza enologica  toscana. (altro…)

Le 21 aziende con fatturato over 100 milioni nel 2019

La soddisfazione  per un anno positivo da un lato, la preoccupazione per un mercato che improvvisamente ha cambiato faccia dall’altro:  le grandi cantine italiane hanno archiviato l’esercizio 2019 nel pieno lockdown per l’emergenza coronavirus.

«Abbiamo chiuso un bilancio molto positivo che resterà per anni un sogno, ma restiamo comunque ottimisti e siamo convinti che sapremo ottenere nuovamente questi risultati, con nuove regole del gioco e tanto impegno»», commenta Renzo Cotarella, ceo della Marchesi Antinori, prestigiosa griffe del made in Italy nel mondo.

«Abbiamo festeggiato un 2019 eccellente ma siamo consapevoli che sarà molto dura ripetere risultati di questo tipo. Teniamo comunque la barra dritta mantenendo le nostre strategie di sviluppo», sostiene Matteo Lunelli presidente dell’omonimo gruppo trentino che  appartiene alla sua famiglia ed è  reduce da annate record di sviluppo delle sue bollicine Ferrari e Bisol nel canale horeca (hotel, ristoranti, catering) ora completamente bloccato  dalla crisi pandemica.

Sentimenti condivisi all’interno dell’esclusivo club delle cantine con un giro d’affari superiore ai 100 milioni che, come ogni anno, anticipa la classifica delle maggiori aziende vitivinicole italiane,  in uscita nelle prossime settimane.

Il club degli over 100 comprende 21 aziende e rappresenta 3,8 miliardi di fatturato,  2,6 miliardi di esportazioni e 1,3 miliardi di bottiglie.

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Effetto coronavirus: mancano braccia straniere nei campi (mio articolo per “Civiltà del bere”)

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Da fine febbraio l’Organizzazione degli imprenditori agricoli aveva lanciato l’allarme per l’improvvisa mancanza di braccia straniere nelle campagne italiane. Ora il problema rischia di esplodere per tutti i comparti del settore agricolo, viticoltura inclusa.

«Abbiamo chiesto al governo di reintrodurre i voucher cartacei per poter reperire manodopera italiana, altrimenti c’è il serio rischio di perdere i raccolti». Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, non usa giri di parole: «Il momento è critico e lo strumento dei voucher, snello, veloce e controllato, anche per un tempo limitato, potrebbe aiutare le imprese agricole in grande difficoltà per la fuga dei braccianti stranieri dai campi».

L’allarme da fine febbraio

La questione è molto seria. Già alla fine di febbraio, quando il ciclone Coronavirus non aveva ancora espresso tutta la sua violenza, l’Organizzazione degli imprenditori agricoli aveva lanciato l’allarme per il venire meno di braccia straniere dalle campagne italiane, a causa delle misure di cautela adottate da alcuni paesi europei, Romania, Polonia, Bulgaria in prima fila. In pratica tutti i lavoratori impegnati nelle regioni del nord Italia, in particolare in quelle colpite per prime dal virus come il Veneto e la Lombardia, rinunciavano a venire in Italia, perché erano costretti dai loro paesi di origine a sottostare a quarantene e altre restrizioni, ancora prima che queste misure divenissero obbligatorie nell’attuale drammatica pandemia.

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Cortina, famiglia Vascellari, freccia nel cielo

tofana_1Dopo 30 anni, dal 18 al 22 marzo torna la coppa del mondo a Cortina d’Ampezzo, luogo magico, pieno di luce, oggi al centro di mille iniziative imprenditoriali in vista dei Mondiali di sci alpino 2021 e dei giochi olimpici invernali 2026. Una delle più significative è già decollata sabato 11 gennaio ed è la nuova cabinovia Tofana-Freccia nel Cielo che ha sostituito il primo tratto della storica funivia che 50 anni fa ha reso accessibile la cima della Tofana di Mezzo, una delle più alte delle Dolomiti Patrimonio dell’Unesco.

La nuova cabinovia, la prima di Cortina, con 47 moderne cabine da 10 posti l’una che porteranno in vetta 1800 persone l’ora, è stata realizzata da Tofana Srl con Leitner e lo studio di progettazione Gg22 Project e sale da Cortina fino alla vetta della Tofana di Mezzo, passando dal Col Druscié e Ra Valles, con una stazione intermedia a Colfiere, punto di riferimento per gli spettatori della Coppa del mondo e poi dei Mondiali e delle Olimpiadi.

L’opera è magnifica e rappresenta il punto più alto in fatto di tecnologia, sostenibilità ambientale, sicurezza, design.

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Le donne del vino piacciono alle banche

Corriere economia 10-02-2020

scarica l’articolo del Corriere Economia

Le donne del vino piacciono alle banche. E’ la scoperta di una ricerca dell’Università di Siena su un campione di imprenditrici dell’Associazione Donne del vino, la più importante a livello internazionale tra le organizzazioni rosa del settore. Ed è una luce in fondo al tunnel: per la prima volta il divario dell’accesso al credito tra maschi e femmine, costantemente a sfavore di queste ultime, registra dati in controtendenza.

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Ricerca Donne del vino e credito 1 focusUna notizia, senza dubbio. Un recente focus dell’Economia del Corriere della sera proprio sul gender gap, fotografa infatti una situazione inquietante. Secondo il World Economic forum la disparità politica verrà colmata tra 95 anni e quella retributiva addirittura tra 257 anni. Non solo. Il Global Gender Gap Report 2020, fresco di stampa, segnala che l’Italia è scesa dal 70mo al 76mo posto mondiale nella classifica dei Paesi che attuano la parità salariale. Mentre il Global Wage Report 2018 -2019 dell’International Labour Organization ribadisce che le donne continuano a essere pagate circa il 20% di meno rispetto agli uomini. Non a caso tra i 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile 2030 dell’Onu  figura «la piena e produttiva occupazione e un lavoro dignitoso per tutti e la parità di retribuzione per lavoro di pari valore».

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Wine&Siena

IMG_1212Siena come Bordeaux?

Ma davvero Siena può diventare la capitale italiana del vino e assumere il ruolo che Bordeaux riveste in Francia?  Così afferma e si propone Helmuth Kocher, patron del Merano WineFestival  e presidente della Gourmet’s international, organizzatrice della celebre manifestazione che compirà 29 anni il prossimo novembre 2020.

Si vedrà se il TheWineHunter altoatesino, capacissimo e determinato, avrà ragione. E soprattutto se saprà replicare con il Wine&Siena i fasti del Merano WineFestival, a tutti gli effetti, una delle più importanti manifestazioni del vino in  Italia.

Al momento l’evento senese chiude la sua quinta edizione con numeri in crescita: più di 3500 accessi, massima capienza possibile al Santa Maria della Scala, l’antico “Spedale” sulla via Francigena, in cui si è snodata la manifestazione; 1100 operatori accreditati, 100 giornalisti, esaurite le masterclass, successo anche per i seminari e gli eventi correlati. E 5400 euro la cifra raccolta con l’asta di beneficienza.

Un risultato interessante, anche per le 200 aziende enogastronomiche protagoniste a Santa Maria della Scala che da quest’anno è diventata la location principale dell’evento. Un luogo esclusivo senza dubbio, come tutti quelli che ospitano gli eventi di Wine&Siena: dalla Rocca Salimbeni di BancaMontePaschi, al Palazzo Sansedoni sede la Fondazione Mps, dal Palazzo del Rettorato dell’Università degli studi di Siena al Grand Hotel Continental: Siena è uno scrigno di storia e tesori e degustare un vino ritrovandosi vis a vis con il Duomo o affacciandosi a Piazza del Campo fa la differenza.

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Dal sito civiltà del bere, la mia intervista a Valentino Sciotti

Cività del bere 17-1-2020Farnese vini passa al fondo Platinum Equity. Intervista al presidente Sciotti

http://www.civiltadelbere.com/farnese-vini-passa-al-fondo-americano-platinum-equity-intervista-al-presidente-sciotti/

 

Signorvino corre e rilancia

Luca Pizzighella direttore SignorvinoCi sono manager (pochi, per la verità) che possiedono la preziosa capacità di coinvolgere i propri collaboratori, di valorizzarli, di fare «squadra». E’ l’asso nella manica di Luca Pizzighella, il brand manager e il direttore del progetto Signorvino, la prima e unica catena italiana di enoteche che marcia a spron battuto e continua a crescere con programmi di sviluppo ambiziosi. «Il progetto funziona grazie al lavoro di tutti», sottolinea Pizzighella «i nostri wine&food specialist Michele Marchesini e Paolo Parenti, il coordinatore della formazione Marco Ceschi, Matteo Canton responsabile degli chef, Enrico Giurdanella capo della comunicazione, Elena Mazzuoli, ufficio stampa». E’ la punta di diamante di un organico di 300 persone che opera per Signorvino: la fortunata formula fondata da «mister Calzedonia» Sandro Veronesi, con suo figlio Federico, che conta oggi 16 punti vendita in location iconiche (a Firenze una terrazza sull’Arno, a Torino in una ex chiesa ortodossa, per dirne due), e si prepara ad aprirne altri 10 entro il 2021, non solo in Italia. Da Milano a Verona, da Torino a Brescia, da Firenze a Merano, Signorvino è ora pronto a sbarcare a Roma (nella centralissima Piazza Barberini), a Bergamo (nel centro commerciale di Curno) e ancora a Parma, mentre è in corso la ricerca di altri indirizzi cool a Milano, per esempio in zona Navigli e in Corso Como. Giro d’affari di 35 milioni, tra vino e ristorazione, Signorvino offre e vuole raccontare a un pubblico, prevalentemente giovane, 1500 etichette di vini di tutto il vigneto Italia, con un approccio morbido e allegro, che non vuol dire banale, puntando molto sulle storie e sul territorio: «E’ la filosofia che stiamo adottando anche nel food, cercando i prodotti tipici del territorio, come abbiamo fatto nel vino»racconta il giovane manager. Le direttrici di questa dinamica «enocatena»? Fare stare bene «i nostri clienti», capirne a fondo desideri e tendenze anche attraverso l’Osservatorio Signorvino e la creazione della fidelity card (appena lanciata ha già 12mila iscritti), potenziare il food, diventare maestri nella proposta del vino giusto al momento giusto, dare un servizio a 360 gradi che comprende anche spedizioni in tutto il mondo: parola di Luca.

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